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Riciclaggio di opere d’arte, assolto Vittorio Sgarbi: la tela esposta a Lucca non è quella rubata a Buriasco

Il quadro era fra quelli in mostra per ‘I pittori della Luce’ alla Cavallerizza. L’ex sottosegretario aveva scelto il rito abbreviato

Finisce con una sentenza di piena assoluzione il lungo e tormentato braccio di ferro giudiziario che ha visto protagonista Vittorio Sgarbi e la tela di Rutilio Manetti, La cattura di San Pietro, diventata per mesi il baricentro di un caso mediatico nazionale.

Il verdetto è arrivato dal gup di Reggio Emilia: l’ex sottosegretario alla cultura, che aveva scelto il rito abbreviato, è stato assolto dall’accusa di riciclaggio perché “il fatto non costituisce reato”.

Una decisione che mette la parola fine a un’inchiesta che aveva già visto cadere, in fase di indagini preliminari, altri due capi d’imputazione. Per i legali di Sgarbi, Alfonso Furgiuele e Giampaolo Cicconi, si tratta di un atto di giustizia che mette a nudo quella che definiscono senza mezzi termini una “macchina del fango”, attivata con strumenti mediatici e capace di provocare danni morali e materiali difficilmente riparabili a un cittadino poi dichiarato innocente.

La vicenda era esplosa con prepotenza proprio a Lucca, legando a doppio filo il destino del quadro alle mura cittadine. La tela era stata infatti esposta nel 2021 nella mostra I pittori della luce all’ex Cavallerizza di piazzale Verdi, un evento curato dallo stesso Sgarbi che aveva attirato migliaia di visitatori. Fu proprio quella apparizione pubblica a innescare i dubbi e le successive inchieste giornalistiche, portate alla ribalta televisiva con particolare enfasi dal giornalista Massimo Giletti e dalla trasmissione Report.

Al centro del sospetto c’era la presunta somiglianza tra l’opera di Sgarbi e un dipinto denunciato come rubato nel 2013 dal castello di Buriasco: la tesi accusatoria ipotizzava che fosse stata aggiunta una candela in alto a sinistra per camuffare l’originale e renderlo ‘diverso’ agli occhi degli esperti.

Una tesi che però non ha retto al vaglio del giudice. Sgarbi ha sempre rivendicato l’originalità del suo ritrovamento, sostenendo che l’opera fosse stata rinvenuta in una villa del viterbese durante un restauro. Le polemiche, che avevano infiammato i salotti tv e le cronache locali lucchesi, portando anche a interpellanze in consiglio comunale, si scontrano oggi con la realtà processuale che restituisce all’ex sottosegretario la piena onorabilità sulla gestione del dipinto.