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Caso visite Inps, i medici fiscali: “Il nostro compito non è quello di cercare il paziente”

La dottoressa Crocetta spiega l’iter: “Reperibilità in capo a chi deve essere visitato. Il dottore pagato solo se l’accesso va a buon fine”

Visite fiscali a domicilio. Dopo il caso del lavoratore lucchese che ha sollevato il fatto di aver trovato l’avviso del passaggio del medico pur essendo, a suo dire potendolo anche provare, in casa a parlare è la dottoressa Rossella Cascetta, responsabile sindacale e presidente dell’associazione La voce dei medici fiscali.

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La professionista interviene nel dibattito sulle visite domiciliari di controllo per fare chiarezza sui doveri di reperibilità dei lavoratori in malattia e sul ruolo dei professionisti incaricati: “Se il datore di lavoro richiede una visita medica domiciliare di controllo per lavoratori in malattia secondo l’articolo 5 dello Statuto dei Lavoratori, il lavoro del medico fiscale consiste in una visita medica per la verifica dell’inabilità temporanea. Non è quello di cercare il paziente. Il paziente deve indicare con diligenza un domicilio dove il medico possa recarsi per la visita e confermare lo stato di malattia. Non basta la via e il numero civico: ‘Laddove la via e il numero civico non siano sufficienti per il reperimento del domicilio del paziente, egli ha l’obbligo di dare indicazioni anche concrete per la sua reperibilità’ (Sentenza Corte di Cassazione). Il paziente inoltre deve scrivere il nome sul citofono e verificare che esso funzioni”.

“Spesso i pazienti ci scambiano per dei detective – prosegue – oppure pensano che abbiamo accesso ai database Inps. Noi abbiamo solo il certificato e ciò che i pazienti scrivono sul certificato – dice ancra – Inps non ci dà altre indicazioni. Ciò vuol dire che il medico non deve andare alla ricerca del paziente. La sua ricerca si limita alla ricerca del nominativo sul citofono.Abbiamo in Inps moltissimi ricorsi per pazienti dichiarati irreperibili o sconosciuti. I pazienti non hanno la diligenza di fornirci dei dati sufficienti per ritrovarli. Poi fanno ricorso. Il 50% dei ricorsi è dovuto a reperibilità non corrette, a citofoni senza nominativi, a numeri civici errati o inesistenti, a vie scritte in modo erroneo, a vie di campagna senza la successione dei numeri, a vie cambiate di recente e non aggiornate, a refusi…”.

“Inps dà la possibilità ai pazienti di dare indicazioni anche concrete per essere ritrovati – prosegue la dottoressa – Il paziente può da solo accedere al sito e scrivere le indicazioni per rendersi reperibile, anche se il medico di medicina generale non ha dato informazioni sufficienti. Dovrebbe essere chiaro il dovere che è in capo al paziente che invia un certificato di malattia. È responsabilità esclusiva del paziente indicare con chiarezza il nome sul citofono e verificare che il citofono funzioni”.

“Un altro problema – conclude la dottoressa – sono i pazienti che non sono in casa e che dichiarano di esserlo. Si deve sapere che il medico che non effettua la visita non viene pagato. È interesse del medico effettuare la visita. Farà quindi il necessario per effettuarla, nei limiti delle sue informazioni e della sua operatività. Se il paziente non si trova in casa dovrà giustificarsi e solo dopo visita medica in sede e verifica amministrativa della giustificazione, potrà addivenire al pagamento dell’indennità di malattia”.