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Attacco Usa all’Iran, l’ex consigliera Angelini ad Abu Dhabi: “Dagli Emirati lavoro impressionante sulla sicurezza”

Una lucchese negli Emirati: “Qua la vita si svolge abbastanza normalmente, sono stata in spiaggia e ieri ero a cena fuori”. Venerdì il ritorno previsto

La situazione negli Emirati Arabi dopo l’attacco Usa all’Iran? Non è drammatica come si potrebbe immaginare da… lontano. Ad Abu Dhabi, ad esempio il governo del paese invia direttamente sui cellulari dei cittadini l’allerta in caso di lancio di missili o droni dall’Iran, indicando precisamente il posto più vicino dove rifugiarsi. 

Una nostra concittadina, Alessia Angelini, già consigliera comunale e presidente della commissione speciale sul condotto pubblico si trova ancora negli Emirati Arabi dove è andata a trovare dei parenti. L’abbiamo contattata nuovamente per sapere come sta e quale sia la situazione negli Emirati Arabi.

“Posso contattarvi tranquillamente con il cellulare, io adesso sono Abu Dhabi esattamente sull’isola di Sadyat e voglio tranquillizzarvi, perché gli Emirati Arabi stanno facendo un lavoro impressionante per far sentire in sicurezza le persone – spiega Angelini -. Fanno un lavoro chirurgico anche per quanto riguarda il lancio di droni e di missili dall’Iran. In pratica, quando avvertono l’invio di questi lanci ci mandano sul telefono un messaggio sonoro di allerta in cui ci indicano esattamente dove andare in base a dove ci troviamo. Dopo rimandano un altro messaggio per dire che la situazione è sicura e possiamo continuare con le nostre attività. Qua la vita si svolge abbastanza normalmente, oggi sono stata in spiaggia e ieri ero a cena fuori, anche se certo non c’erano tante persone come prima”.

Anche il coordinamento dei voli viene gestito direttamente dal governo emiratino, anche con compagnie di altri paesi arabi. “Tutti stanno cercando di salire su uno di questi voli organizzati dagli Emirati, ma purtroppo ne partono pochi e solo durante il giorno. Il governo sta smistando i viaggiatori  – prosegue Angelini -. Le spese di pernottamento dei giorni successivi al rientro sono pagate dallo Stato e non è vero che i voli costano tantissimo e li fanno pagare. I voli sono già stati pagati dai turisti, la maggior parte fa infatti voli andata e ritorno. Quindi non è vero che bisogna sborsare cifre incredibili per imbarcarsi. Io ho il volo il prossimo venerdì (6 marzo, ndr), però a mio avviso non riuscirò a partire e dovrò rimandare. Siamo veramente in troppi rispetto ai voli che partono”.

Gli Emirati, quindi, sembra abbiano un’ottima gestione dell’emergenza per offrire più sicurezza possibile ai turisti che si trovano e ai residenti. Lo stesso invece non si può dire per altre situazioni: “Io ho provato a contattare  la Farnesina – aggiunge Angelini -, ma purtroppo mi hanno risposto solo attraverso una mail automatica dal contenuto generico che forniva indicazioni che comunque già sapevo ed erano di dominio pubblico. A quel punto ho chiamato l’ambasciata italiana e dicono a tutti la stessa cosa: bisogna prendere un mezzo privato e raggiungere l’Oman e da lì prendere un volo per tornare a casa“.

Purtroppo però prendere il corridoio  per l’Oman non è così sicuro come sembra: “Si tratta di un percorso molto lungo che attraversa tutto il deserto degli Emirati e dell’Oman fino alla capitale Muscat. Chiaramente in quei punti possono cadere missili e droni, nel caso non vengano intercettati. Inoltre la frontiera con l’Oman può chiudere improvvisamente. Io preferisco attendere qui e cercare un volo disponibile per rientrare da Abu Dhabi,“.