In tribunale
|Delitto di Garlasco, a Lucca il processo per diffamazione di Alberto Stasi contro la criminologa Anna Vagli
I legali dell’ex studente della Bocconi chiedono il risarcimento danni alla criminologa e al giornale Fanpage. Nuova udienza a giugno
Il delitto di Garlasco torna a far parlare le aule di giustizia, ma questa volta lo scenario non è quello delle corti d’assise lombarde, bensì il tribunale di Lucca. È entrato nel vivo in questi giorni il procedimento per diffamazione che vede Alberto Stasi, l’ex studente della Bocconi condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, nel ruolo di parte offesa contro la nota criminologa televisiva Anna Vagli, 36 anni, originaria di Forte dei Marmi. Al centro della contesa, un articolo pubblicato nel 2022 sulla testata online Fanpage.it, in cui venivano ripercorse le tappe del giallo del 13 agosto 2007.
La querelle giudiziaria ruota attorno a una ricostruzione del movente definita “fortemente colpevolista” dalla difesa di Stasi. Nell’articolo incriminato, la Vagli sosteneva che Chiara Poggi fosse stata uccisa dopo aver scoperto nel computer del fidanzato del materiale pedopornografico. Un’affermazione che l’avvocata di Stasi, Giada Bocellari, contesta fermamente: la Corte di Cassazione, già nel 2014, aveva infatti annullato una condanna a carico di Stasi per quel tipo di materiale, stabilendo che “il fatto non sussiste” e che i file presenti sul pc fossero di natura pornografica ma riguardanti esclusivamente adulti, dunque privi di rilievo penale.
L’approdo del processo a Lucca è frutto di una battaglia procedurale sulla competenza territoriale. Inizialmente il fascicolo era stato aperto a Milano, luogo dove Stasi sta scontando la pena nel carcere di Bollate e dove avrebbe percepito l’offesa. Tuttavia, l’avvocata Federica Tartara, legale della criminologa, ha sollevato un’eccezione chiedendo che il processo si celebrasse nel luogo di residenza dell’imputata. Eccezione accolta, con il conseguente trasferimento degli atti in Toscana.
Nell’ultima udienza, Stasi ha alzato il tiro chiedendo il risarcimento dei danni e chiamando in causa non solo la Vagli, ma anche il direttore di Fanpage.it. Una mossa contestata dalla difesa della criminologa, secondo cui nelle pubblicazioni telematiche la responsabilità penale non si estenderebbe automaticamente al direttore come avviene per la carta stampata.
Al momento, tra le parti non è stato raggiunto alcun accordo transattivo: il giudice ha dunque rinviato la causa a giugno. Se entro l’estate non interverrà una conciliazione, si procederà con l’apertura del dibattimento e il fitto calendario di audizioni dei testimoni per fare luce su questa “appendice” legale di uno dei casi di cronaca nera più mediatici degli ultimi vent’anni.


