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Azione di responsabilità da 7 milioni di euro contro gli ex amministratori: cooperativa soccombe in giudizio

Per i giudici fiorentini non è stata fornita la prova della cattiva gestione dell’impresa: spese di lite elevatissime a carico dell’azienda

Il tribunale di Firenze ha respinto l’azione di responsabilità da oltre 7 milioni di euro promossa da una nota cooperativa della provincia di Lucca contro i suoi ex amministratori. La sentenza segna la fine di un complesso contenzioso legale incentrato su presunte condotte di mala gestio che avrebbero causato il dissesto finanziario della società tra il 2012 e il 2017. La nuova dirigenza della cooperativa, supportata da una perizia tecnica, aveva citato in giudizio gli ex vertici contestando tre punti principali: acquisizioni azzardate di rami d’azienda per servizi di pulizia ferroviaria senza analisi preliminari, il mantenimento di appalti  in perdita e l’omessa richiesta di interessi di mora a grandi committenti per un valore di circa 600mila euro.

Uno dei passaggi chiave della sentenza riguarda proprio la scelta di non richiedere tali interessi. Il tribunale ha stabilito che la decisione rientra nel perimetro della business judgment rule, ovvero la regola del giudizio d’affari. I giudici hanno ritenuto che rinunciare agli interessi per preservare i rapporti commerciali con un cliente strategico rappresenti una legittima strategia aziendale e non una negligenza, a meno che non risulti manifestamente irragionevole. Il rigetto totale delle domande risarcitorie è dipeso però in gran parte dall’esito della Consulenza tecnica d’ufficio. Nonostante la mole di documenti prodotti, il perito del tribunale non è riuscito a determinare con certezza l’incidenza degli appalti incriminati sui bilanci e sul Margine operativo lordo.

Il tribunale ha chiarito che l’onere della prova spetta interamente alla società attrice: non è sufficiente allegare l’inadempimento, ma è necessario provare il danno concreto e il nesso di causalità. È stato inoltre precisato che le penali applicate dai committenti non costituiscono automaticamente un danno risarcibile, essendo spesso il risultato di mancanze operative della cooperativa stessa nella fase esecutiva.

Oltre al rigetto delle pretese la cooperativa è stata condannata a pagare le spese di lite a favore degli ex amministratori, dei terzi chiamati e della compagnia assicurativa. Le somme liquidate superano complessivamente i 270mila euro, a cui si aggiungono i costi per i consulenti tecnici e il compenso del Ctu,