L'ordinanza
|Ex hotel Franceschi a Forte dei Marmi, l’impresa appaltatrice deve lasciare il cantiere dopo il recesso del committente
Per il tribunale, a fronte di un contenzioso parallelo per il pagamento di fatture per 70mila euro, non vi è diritto di ritenzione dell’area
Si chiude con una vittoria netta per la proprietà il braccio di ferro legale sul cantiere dell’ex Hotel Franceschi a Forte dei Marmi, la storica struttura destinata a trasformarsi in un prestigioso albergo a cinque stelle lusso. Il tribunale di Lucca ha messo la parola fine a una fase del contenzioso che vedeva contrapposti la società committente e l’impresa appaltatrice, accogliendo integralmente il ricorso d’urgenza ex articolo 700 del codice di protezione civile, presentato dalla proprietà. La giudice Anna Martelli ha ordinato il rilascio immediato dell’immobile di via XX Settembre, che dovrà essere consegnato libero da persone e cose, inclusi gru e ponteggi.
La vicenda affonda le radici in un cambio al vertice della società proprietaria avvenuto nel novembre 2024. La nuova compagine sociale aveva deciso di sospendere i lavori per effettuare verifiche tecniche e ottimizzare il progetto, per poi esercitare, nell’agosto 2025, il diritto di recesso unilaterale previsto dal codice civile. Nonostante una iniziale disponibilità, l’impresa edile aveva mantenuto il possesso dell’area, innescando una battaglia legale parallelaa quella legata al pagamento di alcune fatture arretrate, per un valore di circa 70mila euro, già oggetto di un decreto ingiuntivo.
Nella sua decisione, la giudice Martelli ha smontato punto per punto le tesi della difesa dell’appaltatrice. Il tribunale ha chiarito che il recesso del committente fa venire meno il titolo giuridico per occupare l’area e che l’impresa non può vantare alcun ‘diritto di ritenzione’ sul cantiere. In sostanza, l’appaltatore non può tenere in ostaggio il bene per forzare il pagamento dei crediti, poiché la riconsegna del cantiere è una conseguenza automatica della fine del contratto e non una controprestazione del saldo delle fatture.
L’ordinanza sottolinea inoltre la sussistenza di un grave periculum in mora: il prolungato stallo impediva alla proprietà di proseguire la ristrutturazione e di avviare il programma commerciale della struttura, con il rischio concreto di deprezzamento dell’investimento e di deterioramento delle opere già realizzate, lasciate esposte alle intemperie. Per garantire l’efficacia del provvedimento, il tribunale ha introdotto una pesante clausola di coercizione indiretta: l’impresa dovrà versare alla proprietà una penale di 500 euro per ogni giorno di ritardo nella riconsegna, a partire dal sedicesimo giorno dal deposito dell’atto.
Oltre allo sgombero e alle penali quotidiane, la ditta è stata condannata a rifondere integralmente le spese di lite, applicando il principio della soccombenza. Il magistrato ha liquidato i compensi legali in 2627 euro, oltre accessori di legge, calcolando la parcella sui parametri medi per i procedimenti cautelari.
La decisione è arrivata in tempi rapidi, già alla prima udienza, grazie all’esame dei documenti prodotti che hanno reso superflua la fase istruttoria. Con questo provvedimento, Forte dei Marmi vede finalmente sbloccarsi uno dei suoi cantieri più importanti, mentre la proprietà riacquista la piena disponibilità della res per portare a termine l’ambizioso progetto alberghiero.


