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Giulio Del Fiorentino fra pubblico e privato: ecco perché non lo dimenticheremo

Un ricordo personale del direttore scomparso a 56 anni: il primo incontro nel 2002 proprio nei corridoi di NoiTv a Tempagnano

Non sono incline ai ricordi personali, al mettermi in coda nella lista di Io lo conoscevo bene e nemmeno alla ricostruzione del santino, un’immagine che, penso, a Giulio non sarebbe piaciuta per niente.

Perché tante cose si possono dire salvo che Giulio Del Fiorentino, la cui faccia entrava quasi ogni sera nelle case dei tanti lucchesi che assistevano al TgNoi, punto di riferimento per l’informazione video a livello locale, fosse un uomo, un giornalista, amante delle facili etichette o della banalità un tanto al chilo tanto per riempire qualche riga o per far vedere semplicemente di esserci.

E questo anche nel linguaggio, pure in quello sportivo di solito incline a stilemi abusati o a pericolose macchiette. Preciso ma mai scontato, né furbo, né ammiccante, preparato ma non in modo da apparire arrogante o saccente. Determinato ma non protervo, anche perché portatore di una sensibilità, umana e in senso lato politica, non certo comune o incline allo schierarsi dalla parte del più forte o del fenomeno del momento. Una qualità ancora maggiore laddove Giulio ha comunque rappresentato la voce e il volto di una emittente televisiva con una proprietà che per molti avrebbe potuto essere ingombrante.

Ecco allora che, in nome del sovvertimento del consueto, voglio indulgere in un ricordo personale di Giulio. Uno dei primi, nel 2002, ad accogliermi, accoglierci, in questa città, al momento dell’apertura del Corriere di Lucca che ebbe la sua prima sede in via di Tempagnano proprio nei locali di NoiTv. Ci accompagnò (a quell’epoca il caposervizio era Claudio Vannacci, con noi Silvia Pasquini, Francesco Sangermano, Andrea Soriani e Francesco Quilici, l’unico ‘lucchese’ del gruppo) nei primi passi di una nuova avventura editoriale che si rivelò importante nel panorama dell’informazione locale e soprattutto dal punto di vista umano per molti di noi.

E fu un periodo di tanto lavoro e fatica ma in cui ho avuto anche l’opportunità di conoscere Giulio nella sua essenza, fuori dai corridoi della redazione: uomo buono, divertente, sagace, quanto schietto e senza peli sulla lingua. Si parlava di calcio, della sua amata Juventus, della Lucchese che in quell’anno sfiorava la serie B nel mitico doppio confronto con la Triestina, della sua passione per la caccia e di tutto quanto fa una serata in allegria, specialmente quando hai trent’anni o poco più, o poco meno.

Il trasloco di sede ci portò a una frequentazione meno assidua e più professionale, soprattutto negli appuntamenti importanti, le elezioni, le conferenze stampa di nera e di bianca, a volte la procura. Lui, sicuramente più nerista e giudiziarista di me, che ho sempre privilegiato la politica e lo sport, pur dovendo diventare per forza di cose ‘tuttologo’, specialmente dalle colonne di Lucca in Diretta.  Ci siamo più volte, soprattutto nei primi anni, confrontati e ‘annusati’ a distanza, mantenendo comunque quel giusto livello di competizione che c’è fra realtà diverse ma non certo nemiche.

Sapevo della sua malattia, sapevo delle difficoltà che ha dovuto affrontare in questo anno e mezzo. Ci ha lasciato, all’indomani del suo compleanno, e in questi difficili mesi non ho mai trovato il coraggio né di chiamarlo né di mandargli un messaggio. Si pensa di avere tempo per tutto: per salutare, per ricordare, per riparare, per rendere omaggio. Ma quel tempo si può spezzare, anche a 56 anni, anche con una vita ancora tutta da raccontare, la propria come quella degli altri.

Giulio, giacca e cravatta, elegante come sempre davanti alle telecamere o in mimetica fra i boschi e nel Padule o sorridente davanti a una birra resterà una parte della nostra storia, pubblica e privata. Una diretta perenne nelle nostre emozioni.  Non eravamo amici, non ci frequentavamo e sicuramente, in questo senso, ho molto meno diritto di parlare rispetto a tanti che con lui hanno fatto un grande pezzo di strada e, in parte, di storia della tv locale. Ma di sicuro non lo dimenticherò, non lo dimenticheremo.