La mobilitazione
|A Lucca 500 firme contro la riforma degli istituti tecnici: il 7 maggio presidio in piazza San Michele
Le critiche dei docenti investono innanzitutto le modalità e i tempi di attuazione del provvedimento, quindi il merito della scelta
Il Comitato dei docenti degli istituti tecnici della provincia di Lucca ha annunciato un’ampia mobilitazione contro la nuova riforma del settore, culminante nello sciopero nazionale del 7 maggio. Nato spontaneamente come organismo “costruito dal basso e senza riferimenti partitici”, il comitato ha raccolto in meno di una settimana oltre 500 firme tra gli insegnanti del territorio per contestare duramente il decreto legge 45/2025, convertito nella legge 79/2025, che ridisegna l’assetto ordinamentale delle scuole tecniche.
Le critiche dei docenti investono innanzitutto le modalità e i tempi di attuazione del provvedimento, pubblicato il 9 marzo 2026 con applicazione prevista già dall’anno scolastico 2026/2027. Tale “immediata efficacia della norma incide su iscrizioni già completate”, stravolgendo i percorsi che erano stati presentati durante le attività di orientamento. Secondo i firmatari del documento di dissenso, questo scenario “non solo svuota di senso le attività di orientamento in entrata offerte dalle scuole ma compromette, di fatto, l’esercizio di una scelta consapevole da parte di studenti e famiglie“. Molti genitori, si legge nel comunicato, si trovano oggi ad aver iscritto i figli “a scuole che di fatto non sono quelle che hanno visto e scelto”.
Nel merito della riforma, gli insegnanti lucchesi denunciano una deriva che privilegia l’addestramento pratico a scapito della formazione intellettuale. Il comitato vede nel taglio delle ore delle materie di base “un impoverimento culturale volto a favorire un addestramento aziendalista”. La preoccupazione principale riguarda la missione educativa della scuola: “questa impostazione tradisce la finalità primaria dell’istruzione che non è formare lavoratori addestrati a rispondere alle esigenze contingenti di un mercato bensì educare persone autonome, capaci di pensiero critico”. Una scuola che si piega eccessivamente alle richieste del tessuto produttivo locale, avvertono i docenti, “rinuncia alla propria indipendenza culturale e abdica al compito di emancipare le nuove generazioni”.
Il documento tecnico allegato alla protesta dettaglia le decurtazioni orarie, definite come scelte “ispirate solamente da una logica di tagli economici”. Tra le criticità maggiori vengono citate la riduzione delle ore di lingua e letteratura italiana al quinto anno, considerata una “scelta culturalmente regressiva”, e l’accorpamento delle scienze sperimentali nel primo biennio, che comporterebbe un “bilancio negativo di 99 ore” di lezione. Per i firmatari, queste modifiche rischiano di trasformare gli istituti tecnici in percorsi di serie B, poiché “privilegiare l’addestramento su compiti specifici a scapito della formazione del pensiero significa consegnare agli studenti strumenti già in parte desueti al momento del diploma”.
La protesta culminerà con il presidio in piazza San Michele alle 9,30 del 7 maggio, in concomitanza con lo sciopero. I docenti, che si dichiarano “lavoratori che si sentono presi in giro per i modi e i tempi di attuazione della riforma”, chiedono formalmente al Ministro dell’istruzione e del merito la revoca del provvedimento. Il timore finale è che la frammentarietà dei nuovi curricoli e l’eccessiva flessibilità legata alle imprese locali finiscano per “indebolire il valore legale del diploma tecnico”, compromettendo la possibilità per gli studenti di scegliere liberamente tra il mondo del lavoro e la formazione universitaria.


