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Cumula 17 condanne e chiede la continuazione del reato per ottenere lo sconto di pena: la Cassazione gliela nega

La Suprema Corte non ha riconosciuto il collegamento fra una lista eterogenea di reati commessi fra il 2006 e il 2018

La Corte di Cassazione ha confermato il no alla continuazione per un uomo di 59 anni, respingendo il ricorso contro l’ordinanza del tribunale di Firenze che aveva negato il riconoscimento di un unico disegno criminoso per una lunga serie di reati commessi tra il 2006 e il 2018.

Il caso riguardava ben diciassette sentenze di condanna per una lista eterogenea di illeciti, tra cui ricettazione, truffa, minaccia, insolvenza fraudolenta e sostituzione di persona, consumati in varie località italiane tra cui Faenza, Imola, Chieti, Grosseto, Pisa, Lucca ed Empoli. Il giudice dell’esecuzione fiorentino aveva motivato il rigetto evidenziando come i reati fossero frutto di decisioni estemporanee, data la notevole distanza temporale e la varietà dei luoghi in cui erano stati messi a segno.

Nonostante la difesa avesse tentato di dimostrare l’esistenza di un legame almeno per alcuni gruppi di sentenze – in particolare per truffe legate all’uso di assegni rubati e sostituzioni di persona per ottenere forniture energetiche o telefoniche nel biennio 2017-2018 – i giudici di legittimità hanno ritenuto le doglianze inammissibili per genericità. Secondo la Suprema Corte, il ricorso non ha fornito critiche dirette e concrete alla motivazione del tribunale, limitandosi a elenchi di provvedimenti e considerazioni generali che non dimostrano un’unica programmazione originaria dei delitti.

La sentenza sancisce così la definitività del cumulo delle pene. Oltre al rigetto dell’istanza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3mila euro in favore della Cassa delle Ammende.