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Incendio sul Faeta, polemica su procedure e competenze. E nel mirino finisce (anche) la Regione

Cgil contro il risparmio di risorse al Soup, Conapo e Zucconi sull’esclusione dei vigili del fuoco dal coordinamento. Nardella chiede fondi Ue

È polemica, a qualche giorno di distanza, anche a livello sindacale per l’incendio domato sul monte Faeta.

Ad esordire sul team è la Fp Cgil: “Nei giorni scorsi si è consumato l’ennesimo incendio devastante che ha distrutto centinaia di ettari di bosco nel Monte Faeta, abitazioni, infrastrutture e probabilmente anche alcune specie animali. La zona è la stessa che negli ultimi dieci anni ha visto il ripetersi di eventi di tale portata, la zona montana fra le province di Lucca e Pisa. Certo sono stati individuati i presunti responsabili dell’abbruciamento che ha dato il via al rogo. Certo la stagione siccitosa unita al vento di grecale ha aggravato l’entità dell’evento; ma è lecito chiedersi se nell’organizzazione complessiva in risposta all’evento abbia funzionato veramente tutto”.

“Partiamo dalle competenze: la legge nazionale attribuisce alle Regioni il compito della prevenzione e della lotta attiva agli incendi boschivi; il sistema Aia della Toscana da sempre ed a ragion veduta era considerato come uno dei più efficienti d’Italia; il fulcro era la sinergia fra Regione, enti locali, dello Stato e volontariato. Tutte le componenti partecipavano sia alla lotta attiva (quindi lo spegnimento degli incendi) che al sistema delle sale operative che ha come fulcro la Soup (la sala operativa unificata permanente) con sede nei palazzi della Regione Toscana. Abbastanza incomprensibilmente lo scorso anno è iniziata un’opera di smantellamento della Soup, operazione che passo dopo passo ha portato ad una sala operativa con meno personale, con un responsabile che non è più fisicamente presente ma solo reperibile, abbassando di fatto la capacità decisionale ed eliminando la presenza in Soup delle persone con maggior esperienza; il tutto solo a vantaggio di un presunto risparmio economico. In questo quadro non ci pare esente da critiche anche la componente vigili del fuoco, ovvero, la direzione regionale dei vigili del fuoco della Toscana che per il secondo anno di fila ha ritardato la firma per la stipula della convenzione in materia di antincendio tra Regione Toscana e vigili del fuoco, lasciando di fatto i Comandi senza indicazioni operative generando solo incertezze”.

“La cosa che più ci fa rabbia è che noi siamo stati gli unici a denunciare ciò che stava accadendo, rimanendo ancora una volta inascoltati.
Sono andati in fumo centinaia e centinaia di ettari di vegetazione, case, infrastrutture, e tanto altro. Non vogliamo condannare nessuno ma forse sia in Regione Toscana, che in direzione regionale dei vigili del fuoco, che nelle segreterie di qualche Organizzazione Sindacale qualcuno dovrebbe fare una riflessione. È l’ennesima conferma che i risparmi ottenuti con la diminuzione dei servizi ricadono sul territorio e sui cittadini, la sicurezza non si compra al supermercato”. 

Sul tema anche il Conapo: “Riteniamo doveroso evidenziare alcune criticità strutturali già segnalate in passato – dice il vicepresidente regionale, Nicola Todaro – La Regione Toscana dispone di circa 11 milioni di euro destinati alla lotta agli incendi boschivi, ma meno del 3% di tali risorse viene destinato ai vigili del fuoco. Una percentuale del tutto insufficiente, soprattutto alla luce del fatto che lo spegnimento dell’incendio è stato reso possibile grazie al contributo determinante della flotta aerea del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Permane inoltre una evidente anomalia normativa: i direttori delle operazioni di spegnimento (Dos) formati dalla Regione Toscana possono coordinare i mezzi aerei presenti sullo scenario, inclusi quelli del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Al contrario, i Dos dei vigili del fuoco — che svolgono analogo ruolo su tutto il territorio nazionale — in Toscana non possono operare senza un ulteriore corso di formazione erogato dalla Regione Toscana, unica Regione in Italia a prevedere questo ulteriore aggiornamento per i vigili del fuoco”.

“Attualmente risultano presenti in Toscana direttori delle operazioni di spegnimento dei vigili del fuoco pienamente operativi a livello nazionale – prosegue Todaro – ma di fatto inattivi da circa due anni per la mancata erogazione di tale aggiornamento. Una situazione inaccettabile che limita l’efficacia operativa e la tempestività degli interventi – prosegue -In scenari complessi, come quello verificatosi, si è arrivati a impiegare contemporaneamente fino a sei o più aeromobili. In tali condizioni, oltre al coordinamento dei lanci d’acqua, diventa fondamentale la gestione della sicurezza del traffico aereo e delle comunicazioni radio, ambiti in cui il personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco possiede una formazione altamente qualificata. Il Conapo ritiene indispensabile superare al più presto queste criticità, garantendo la piena operatività del personale dei vigili del fuoco anche in ambito regionale. Non si tratta di rivendicare ruoli, ma di assicurare interventi più sicuri, efficienti e tempestivi. Lasciare inutilizzate professionalità già formate, a fronte di carenze operative, rappresenta una scelta incomprensibile e potenzialmente pericolosa”.

“Il Conapo continuerà a vigilare e a denunciare situazioni che possano compromettere l’efficacia e la sicurezza del sistema di soccorso – conclude – Servono più risorse ai vigili del fuoco: più fondi per garantire interventi immediati, sicurezza operativa e un soccorso realmente efficace alla popolazione, come già avviene in Emilia-Romagna”.

Inevitabile che il tema diventi (anche) politico. A parlare è l’onorevole Riccardo Zucconi di Fratelli d’Italia: “Quanto accaduto sul Monte Faeta rappresenta l’ennesima dimostrazione del fallimento nella gestione della prevenzione e del contrasto agli incendi boschivi da parte della Regione Toscana e del suo presidente Giani. Un incendio definito inizialmente ‘piccolo’ si è trasformato in poche ore in un rogo devastante, alimentato sì da condizioni meteo avverse e da vegetazione altamente infiammabile, ma aggravato da evidenti carenze strutturali e organizzative”.

“Desidero innanzitutto esprimere la mia solidarietà alle comunità colpite, alle famiglie che hanno vissuto momenti di paura e ai Vigili del Fuoco impegnati sul campo; a loro va il nostro pieno sostegno per il lavoro straordinario svolto in condizioni estremamente difficili – dice Zucconi – Detto questo, non si può ignorare ciò che emerge con chiarezza: in Toscana esiste un sistema che penalizza proprio chi garantisce gli interventi più efficaci, ovvero il Corpo nazionale dei vigili del fuoco. È inaccettabile che, a fronte di circa 11 milioni di euro destinati alla lotta agli incendi boschivi, meno del 3% venga assegnato ai vigili del fuoco. Basterebbe considerare che lo spegnimento è stato possibile solo grazie alla loro flotta aerea, determinante nelle fasi più critiche”.

“Ci troviamo di fronte a un’anomalia tutta toscana – prosegue Zucconi: i direttori delle Operazioni di Spegnimento formati dalla Regione possono coordinare i mezzi aerei, inclusi quelli dei vigili del fuoco, mentre i Dos dei vigili del fuoco – pienamente operativi su tutto il territorio nazionale – in Toscana vengono di fatto bloccati da un inutile e ulteriore corso regionale mai attivato. Risultato: professionalità già formate restano inutilizzate da anni. Questo non è solo assurdo, è pericoloso. Quando si arriva a gestire contemporaneamente più aeromobili, come accaduto durante l’incendio, servono competenze elevate nella gestione del traffico aereo e delle comunicazioni. Competenze che i vigili del fuoco possiedono e che la Regione Toscana, per scelte burocratiche e ideologiche, decide di non valorizzare. Il presidente Giani deve assumersi la responsabilità politica di questo sistema inefficiente: non basta intervenire in emergenza, servono prevenzione, pianificazione e soprattutto il pieno utilizzo delle risorse umane disponibili. Lasciare inattivi professionisti qualificati mentre il territorio brucia è una scelta grave e incomprensibile. Chiediamo con forza un cambio immediato di rotta: più risorse ai vigili del fuoco, superamento delle barriere burocratiche regionali e un sistema realmente integrato ed efficiente. La sicurezza dei cittadini non può essere sacrificata sull’altare della cattiva gestione”.

Anche il consigliere regionale Fdi, Vittorio Fantozzi, punta il dito contro la Regione: “Ora che le fiamme sono state domate e la pioggia ha impedito ogni pericolo, è tempo di riflettere su quanto è accaduto sul Monte Faeta. Un incendio che ha distrutto 700 ettari di bosco, che rappresentano un danno ambientale di grande portata, un patrimonio verde che si potrà ricostituire, forse, ma in un tempo lunghissimo.  Un plauso e un ringraziamento vadano ai tanti volontari che si sono prodigati per lo spegnimento delle fiamme, confermando il grande cuore dei lucchesi e non solo che sono impegnati per il prossimo nelle varie associazioni di volontariato e del terzo settore presenti sul territorio. Infatti sono arrivate squadre da tutta la Toscana, che hanno collaborato all’impagabile personale dei Vigili del Fuoco e agli operai forestali delle unioni dei comuni, con il  personale della regione e di altri enti locali sempre da tutta la Toscana, Abbiamo visto l’amministrazione comunale di Lucca, con in testa il  sindaco Mario Pardini, essere presente in ogni momento insieme alla struttura di protezione civile, per seguire le operazioni di spegnimento, complicate dalla presenza di un vento molto forte che ha propagato l’incendio anche nella zona di Asciano, dopo essere nato in quella di Santa Maria del Giudice”.

“Ci sarà tempo per verificare responsabilità e inadempienze. Nei prossimi giorni ho intenzione di presentare un atto formale perché si discuta in consiglio regionale in modo sereno ma fermo su un aspetto che emerge in modo particolare: la prevenzione – prosegue -Alcuni segnali di allarme dei cittadini sono stati forse sottovalutati, ma non intendo in questa sede spingermi oltre, di una cosa, però, sono certo:  raccogliendo pareri e testimonianze fra diversi soggetti coinvolti emerge chiaramente che da parte della Regione Toscana, che ha competenza su questi temi, sul fronte della prevenzione c’è ancora molto da fare. Tante infatti sono le aree boschive e montane ancora abbandonate pressoché a loro stesse, con le strade di accesso impraticabili, con una vegetazione che non viene curata e che diventa elemento di propagazione del fuoco, al pari del sottobosco delle colline e delle montagne. Non poco queste inaccessibilità pare abbia giocato a favore delle fiamme. Su questo tema la Regione Toscana  torneremo a chiedere di fare meglio e di più, per evitare che nuove tragedie simili accadano”.

L’europarlamentare Pd-S&D Dario Nardella, invece, annuncia la presentazione di un’interrogazione parlamentare alla Commissione europea in seguito al vasto incendio. Nell’atto si richiama l’attenzione dell’Unione europea sulla necessità di rafforzare le politiche di prevenzione e resilienza contro gli incendi boschivi, chiedendo di valutare l’attivazione del fondo di solidarietà europeo e la possibile riattivazione del regolamento Restore. L’interrogazione evidenzia come eventi di questo tipo siano aggravati da ondate di caldo estremo, siccità e abbandono delle aree rurali, con pesanti conseguenze per biodiversità, comunità locali e attività agricole.

“La tragedia ecologica del Monte Faeta, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza avanzata dal presidente Giani, deve coinvolgere direttamente anche le istituzioni europee – die – Per questo motivo ho presentato un’interrogazione urgente alla Commissione, con l’obiettivo di sollecitare Bruxelles ad attivare il Fondo di solidarietà dell’Unione europea per far fronte agli ingenti danni causati dall’incendio. È fondamentale attivare con rapidità i finanziamenti europei a supporto delle popolazioni locali e del territorio: l’Europa deve fare la sua parte”.