La sentenza
|Anziano fa testamento il giorno prima di morire e il figlio lo impugna: per il giudice l’atto è valido
È mancata in aula la prova dell’incapacità di intendere e di volere dell’uomo al momento della firma sul documento
Il tribunale di Lucca ha respinto la domanda di annullamento del testamento pubblico di un uomo dell’alta Garfagnana, deceduto nell’agosto del 2022 a 80 anni. La sentenza, firmata dal giudice Antonio Mondini, chiude un’aspra contesa ereditaria tra i due figli del defunto, centrata sulla presunta incapacità di intendere e di volere dell’anziano al momento della firma davanti al notaio.
La vicenda trae origine dalle ultime volontà espresse dall’uomo il 9 agosto 2022, appena un giorno prima del decesso. In quel documento, il testatore aveva disposto una ripartizione del patrimonio in quote differenti, assegnando i due terzi dell’eredità – inclusa la piena proprietà della casa di residenza – al figlio che lo aveva assistito e con cui aveva convissuto negli ultimi anni. All’altro figlio era stata destinata la quota restante di un terzo.
Proprio quest’ultimo aveva impugnato l’atto, sostenendo che il padre, già gravemente malato dal 2019, fosse in uno stato di confusione mentale e disorientamento tale da non comprendere il valore delle proprie decisioni. Una tesi supportata da una consulenza grafologica che aveva evidenziato anomalie nel tratto della firma, ritenute indicatori di un profondo deterioramento psicofisico.
Tuttavia, le risultanze della consulenza tecnica d’ufficio medico-legale hanno portato il giudice a conclusioni opposte. Nonostante la gravità della patologia organica, i diari clinici dei precedenti ricoveri e i certificati del medico di famiglia descrivevano il paziente come ‘vigile, collaborante e lucido’. Secondo il tribunale, non è emersa la prova di un’incapacità totale e permanente; al contrario, pochi giorni prima del testamento, l’anziano era stato ritenuto in grado di prestare consapevolmente il consenso informato per le terapie mediche.
Il giudice ha sottolineato che spetta a chi impugna il testamento fornire la prova rigorosa dell’incapacità al momento dell’atto, non essendo sufficiente una generica alterazione delle facoltà dovuta alla malattia. La sentenza ha quindi confermato la validità del lascito, condannando l’attore al pagamento delle spese di lite, di mediazione e delle perizie tecniche, per un totale che supera i 15mila euro.


