Guardia di Finanza
|Prendono il controllo di aziende in crisi e le svuotano di beni e liquidità: maxisequestro da 4,7 milioni di euro
Anche realtà della provincia di Lucca fra quelle depredata dal sodalizio: indagate dalla procura di Treviso 12 persone e una società
C’è anche il territorio della provincia di Lucca al centro della maxi-indagine della Guardia di Finanza di Treviso che ha portato allo smantellamento di un’associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, ai reati tributari e all’autoriciclaggio. I militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria veneti, coordinati dalla procura trevigiana, hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo per ben 4,7 milioni di euro nei confronti di dodici persone e di una società.
L’inchiesta, che rappresenta un nuovo importante filone investigativo legato a un imprenditore padovano già arrestato nel luglio 2025 , ha svelato un collaudato schema criminale applicato su larga scala nel Nord e Centro Italia. Il gruppo direttivo, composto da quattro promotori dell’organizzazione, utilizzava prestanome per gestire un fitto reticolo societario di fatto. Attraverso questo sistema, la banda prendeva il controllo di aziende in crisi e, anziché risanarle, provvedeva sistematicamente a svuotarle dei loro beni e delle loro ultime liquidità. Sono oltre trenta le imprese finite nella rete del sodalizio criminale, dislocate tra le province di Lucca, Treviso, Venezia, Padova, Udine e Milano.
Il modus operandi della banda è emerso con chiarezza durante gli accertamenti. Nel caso di una delle società per azioni rilevate, i sodali hanno distratto circa 817mila euro attraverso bonifici verso altre imprese del gruppo, giustificati da contratti di finanziamento fittizi creati ad arte per nascondere la provenienza illecita del denaro. Di questi fondi, 551mila euro sono stati subito reinvestiti per comprare altre quote societarie. In un secondo filone, il gruppo ha preso il controllo di un’azienda pesantemente indebitata con il fisco e ne ha distratto un intero ramo d’azienda del valore di 2,8 milioni di euro, trasferendolo a una nuova società. Il passaggio è stato pagato con fittizie compensazioni di crediti commerciali ed erariali, permettendo così al gruppo di sottrarsi al pagamento di imposte su redditi e Iva per 757mila euro. La nuova impresa, continuando a sfruttare i macchinari industriali sottratti, ha così ottenuto un profitto indebito di 592mila euro.
Al termine di accertamenti bancari, perquisizioni informatiche e l’analisi di numerose segnalazioni per operazioni sospette, i finanzieri hanno fatto scattare i sigilli. Sotto sequestro sono finiti i 551mila euro di liquidità sui conti correnti, due immobili di proprietà della nuova società per un valore di 1,3 milioni di euro e l’intero ramo d’azienda da 2,8 milioni di euro, composto in gran parte da macchinari industriali ad alta tecnologia per la produzione di cisterne e stampi metallici.



