All’inizio degli anni Sessanta la famiglia prima affittò poi acquistò il terreno in viale Carlo del Prete. Domani (23 maggio) i funerali
Lutto in città per la scomparsa, a 100 anni compiuti da poco (il 27 aprile scorso) di Ultimo Testi.
È stato uno dei soci fondatori della vecchia e assai conosciuta ditta Testi Vivai di viale Carlo Del Prete e se ne è andato serenamente ieri (21 maggio).
Era nato a Capannoli il 27 aprile 1926. Quando aveva 6 anni, nel 1932, la sua famiglia si trasferì a Lucca. Un sensale di Lucca ricercava una famiglia per svolgere lavori con rapporto di mezzadria; fu così che la famiglia si trasferì a Tempagnano dal signor Petri. Qui, insieme a suo padre e ai suoi due fratelli maggiori, Ferdinando e Urbino, iniziò a fare il mezzadro e apprese le prime nozioni sul vivaismo.
La famiglia Testi si stabilì quindi a San Pietro a Vico, dove il padre – con le 7000 lire allora guadagnate dal lavoro svolto per il signor Petri – riuscì a comprare un piccolo terreno, ma le cose non andarono subito bene. La famiglia poi si trasferì nuovamente a Lucca, in una abitazione allora posta nella zona dove successivamente è stato realizzato l’ampliamento del cimitero monumentale di Sant’Anna, svolgendo l’attività di mezzadria per la famiglia Morelli. Ultimo, ormai ragazzo, lavorò duramente insieme ai due fratelli maggiori – soprattutto con Urbino – e nel 1958, con coraggio, fu da loro creata la società Ferdinando Testi e F.lli.
All’inizio degli anni Sessanta la famiglia prese in affitto il famoso terreno posto sul Viale Carlo del Prete, di proprietà del dottor Francesconi, per tremila lire l’anno. Ultimo raccontava sempre che era innamorato di quel terreno, lo voleva ad ogni costo, ma solo dopo 6 anni riuscì a convincere il dottor Francesconi a venderlo a lui e ai suoi due fratelli.
Da lì, complice anche una buona ripresa economica nazionale, i fratelli riuscirono a sviluppare ulteriormente la loro attività, a cui si aggiunsero le più giovani energie dei nipoti Giuliano e Oreste, dando vita alla nuova ditta F.lli Testi Vivai, che riuscì ad ampliare la propria attività anche all’estero.
Ultimo diceva che “il mestiere di contadino/innestino/vivaista richiede tanta esperienza, che è l’unica cosa che può garantire una buona riuscita del lavoro. Inoltre è necessaria anche una particolare dedizione e passione per svolgere questi lavori molto duri e faticosi.”
Sosteneva che oggi gli innesti si fanno quasi esclusivamente a livello automatizzato in vivaio, per produrre barbatelle di viti o piantine di olivo o fruttiferi da impiantare, mentre una volta era invece consuetudine intervenire su interi impianti di vite o d’olivo già realizzati per sostituire alcune varietà o cloni che producevano poco, o non erano più rispondenti alle necessità aziendali, facendo innesti in pieno campo su interi appezzamenti già realizzati.
Uomo rude, ma anche ironico e di profondo valore umano, appassionato di storia e sempre attento al mondo circostante (fino a quando ha potuto farlo ha letto giornalmente ben due quotidiani), ha dedicato la sua vita alla famiglia e al lavoro, che ha sempre svolto con grande passione per oltre 70 anni sino all’anno 2016, quando aveva oramai 90 anni.
Le figlie ROBERTA e DANIELA (e non Daniele), il genero GIORGIO DIANDA, la nipote CATERINA, FILIPPO PARDINI e il piccolo pronipote LEONARDO PARDINI.
Lascia le figlie Roberta e Daniela, oltre al genero Giorgio Dianda, la nipote Caterina, Filippo Pardini e il piccolo pronipote Leonardo Pardini.
I funerali a cura della Croce Verde di Lucca saranno celebrati alle 10 di domani (23 maggio) alla chiesa di Sant’Anna.


