Le indagini
|Scavi a Farneta da due giorni per una indagine di polizia giudiziaria: ancora nessun ritrovamento
Sul posto al lavoro Mobile, scientifica con cani molecolari e vigili del fuoco per il movimento terra. E qualcuno evoca il ‘caso Ragusa’
Da ieri mattina (25 maggio), le colline di Farneta, nella tranquilla zona che circonda la storica Certosa, sono diventate il teatro di una massiccia e misteriosa operazione di polizia. Ruspe in azione, uomini in divisa e cani specializzati stanno setacciando un appezzamento di terreno: si scava senza sosta, e l’obiettivo degli inquirenti è con ogni probabilità quello di ritrovare un corpo sepolto.
Sul posto sono schierati in forze gli uomini della Squadra Mobile della questura di Lucca, supportati dalle unità cinofile con i cani molecolari, specializzati proprio nel fiutare tracce biologiche a distanza di tempo. Insieme a loro lavorano i vigili del fuoco, che hanno messo a disposizione diversi mezzi per il movimento terra, tra cui due escavatori, necessari per smuovere la terra in profondità. Un dispiegamento di uomini e mezzi così imponente che non è certo passato inosservato agli occhi dei residenti della frazione lucchese, comprensibilmente preoccupati e incuriositi da quanto sta accadendo a due passi dalle loro case.
Dagli uffici della questura e della procura, intanto, viene mantenuto il massimo riserbo sul caso: si sa solo che si tratta di un’indagine di polizia giudiziaria estremamente delicata che richiede in questa fase la massima discrezione per non compromettere il lavoro sul campo. L’unica certezza, evidente a chiunque passi nei pressi della Certosa di Farneta, è che si stanno effettuando accertamenti di straordinaria importanza legati alla possibile presenza di un cadavere nascosto sotto il suolo.
Tra le indiscrezioni che filtrano in queste ore, la pista più accreditata porterebbe al cold case di una donna della zona, scomparsa da lunghissimo tempo senza lasciare tracce e di cui non si è saputo più nulla. Gli investigatori starebbero approfondendo una nuova e specifica pista investigativa che conduce proprio a questo appezzamento di terra collinare. Ovviamente, non vi è alcuna certezza che le operazioni portino a una svolta o al ritrovamento dei resti; l’accertamento d’altronde si è reso necessario anche per escludere definitivamente questa ipotesi e chiudere il cerchio su un vecchio giallo rimasto in sospeso.
Dopo quasi due giorni di scavi intensi e continuativi, il bilancio è ancora del tutto negativo: le ruspe dei vigili del fuoco continuano a scavare ma non è stato trovato nulla di rilevante.
Nel frattempo, l’inevitabile tam-tam mediatico e le voci dei curiosi hanno alimentato le ipotesi più disparate. Qualcuno, complice la vicinanza geografica con la provincia di Pisa, ha lanciato l’idea che le ricerche potessero essere collegate al celeberrimo caso di Roberta Ragusa, l’imprenditrice e mamma di Gello di San Giuliano Terme svanita nel nulla nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012. Una vicenda, quella della Ragusa, che ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso per anni e che si è conclusa nelle aule di giustizia con la condanna definitiva a 20 anni di carcere del marito Antonio Logli per omicidio e distruzione di cadavere, nonostante i resti della donna non siano mai stati trovati, malgrado le tantissime battute di ricerca effettuate negli anni anche sul versante lucchese del Monte Serra. Un’ipotesi solo suggestiva, quella del legame con il giallo di Gello, che non ha, però, alcun riscontro nella realtà.


