Cold case
|Ricerche a Farneta, c’è anche il Nucleo Saf per trovare il cadavere di una donna segnalato da alcuni testimoni
Proseguono le ricerche coordinate dalla procura di Lucca, affidate alla Squadra Mobile, con l’ausilio dei vigili del fuoco
Si infittisce il giallo degli scavi nella zona di Farneta alla ricerca di un corpo di cui non si sanno altri dettagli. Si parla di una ‘soffiata’ agli inquirenti, riguardante un caso di scomparsa che risale a 14 anni fa. Sulle cui tracce, da oggi, c’è anche la trasmissione tv Chi l’ha visto, che dedica alla puntata di questa sera un approfondimento con un suo inviato.
Un vecchio giallo irrisolto, dunque, una pista investigativa rimasta sepolta per quasi tre lustri e una nuova determinazione nel cercare la verità. Tutto fa pensare che si tratti del caso di una donna di origini sudamericane svanita nel nulla a Lucca nel 2012 e di cui non si è saputo più niente. Dietro ai massicci scavi e alle ruspe in azione sulle colline di Farneta, prima vicino alla Certosa, poi in una zona più a monte dove è presente una grotta, ci sarebbe una precisa e rigorosa svolta impressa dall’autorità giudiziaria.
A ordinare le ricerche sul campo è stato il sostituto procuratore Enrico Corucci, che ha preso in mano il fascicolo sulla base di nuove e sostanziose risultanze investigative raccolte dagli uomini della Squadra Mobile della questura di Lucca. Gli inquirenti stanno cercando un cadavere, muovendosi sull’impulso di alcune recenti testimonianze che avrebbero indicato con precisione di scavare in quel terreno collinare, a breve distanza dalle prime abitazioni della frazione, non lontano dalla Certosa. Le complesse operazioni di scavo, condotte con il supporto fondamentale di un escavatore dei Vigili del Fuoco, si sono protratte fino alla giornata di ieri e sono al momento terminate in quel preciso quadrante. Ma non si tratta di una resa: secondo quanto appreso in ambienti investigativi, gli scavi si sono fermati a Farneta solo perché l’area è stata del tutto setacciata, e le ricerche si sono spostate utilizzando anche in Nucleo Saf per le ricerche speleo alpino fluviali.
Nelle ultime ore sul posto sono stati impiegati anche i cani molecolari, unità cinofile specializzate nel fiutare e individuare l’eventuale presenza di resti umani a grande profondità e a distanza di anni. Un’attività meticolosa condotta nel più assoluto riserbo protettivo, tipico delle indagini di polizia giudiziaria che toccano i reati più gravi.
La vicenda ha inevitabilmente riaperto la ferita dei grandi misteri al femminile che hanno segnato la cronaca nera della provincia. Il pensiero di molti è andato subito al caso, drammatico ed eclatante, di Claudia Velia Carmazzi, 59 anni, e della madre ottantenne Maddalena Semeraro. Le due donne, che vivevano in condizioni di estrema indigenza all’interno di una roulotte a Torre del Lago, sparirono improvvisamente nell’estate del 2010. I loro corpi non sono mai stati restituiti dalla terra, ma quel vuoto non ha impedito alla giustizia di fare il suo corso: per quel duplice omicidio, unito all’occultamento e alla distruzione dei cadaveri, è stato condannato in via definitiva a 38 anni di reclusione il piccolo imprenditore viareggino Massimo Remorini.
L’eco delle ruspe a Farneta ha poi richiamato alla mente un altro fantasma della cronaca toscana, quello di Roberta Ragusa, la mamma di Gello di San Giuliano Terme svanita nel nulla nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012. Le ricerche del corpo della donna, per il cui omicidio è condannato il marito Antonio Logli, avevano lambito a più riprese anche il territorio lucchese.
All’epoca i soccorritori avevano setacciato sia le aree di pertinenza del Parco di San Rossore, sia la zona di Castelvecchio di Compito, sul versante lucchese del Monte Serra, seguendo le indicazioni fornite da una sensitiva. Una località, quest’ultima, situata dalla parte diametralmente opposta della provincia rispetto alle colline di Farneta, a conferma di come il nuovo filone d’indagine seguito dal sostituto procuratore Corucci appartenga a una storia del tutto autonoma, un cold case lucchese che dopo quattordici anni potrebbe avere una risposta.


