in tribunale
|Travolse con l’auto l’uomo che le aveva rubato la borsa: la Pm ha chiesto l’ergastolo per Cinzia Dal Pino
Secondo l’accusa, l’auto “è stata utilizzata come arma”. Secondo la difesa non c’è dolo: la donna voleva colpirlo alle gambe
La lunga arringa finale della pubblico ministero Sara Polino si è conclusa con la richiesta dell’ergastolo per omicidio pluriaggravato per l’imputata Cinzia Dal Pino.
Prima di giungere alle conclusioni, la pm ha ripercorso tutte le vicende emerse durante il dibattimento del processo. Ha usato parole forti e fin da subito, si è capito che le richieste della pubblica accusa sarebbero state pesanti. Secondo Polino infatti, le dichiarazioni dell’imputata sono risultate “poco credibili, rispetto a quello che si rileva dalle acquisizioni video e da ciò che è emerso in dibattimento dai testimoni e dai periti tecnici”. La donna, a suo avviso, ha agito in preda alla rabbia per il furto della borsa subito. “Il comportamento successivo – dice – è solo una conferma psicologica di un omicidio volontario. Non le interessano le condizione dell’uomo: recupera la borsette e se ne va. Quindi c’è una totale indifferenza tra ledere e uccidere”.
Secondo l’accusa, è da scartare quindi l’omicidio preterintenzionale e stradale: il mezzo in questo caso, “È stato utilizzato come arma, anche con reiterazione dell’impatto, determinabile dalla direzione dell’auto e dal proseguo delle lesioni sulla vittima. Avrebbe potuto chiamare i soccorsi – prosegue la Polino -, avrebbe potuto sincerarsi della condizioni della persona offesa. Invece si preoccupa dei danni al veicolo, di restituire l’ombrello al ristorante ma non si è mai posta minimamente il problema delle condizioni in cui versa l’uomo”.
Stesso comportamento viene rilevato dalla pm anche nel momento in cui la signora apprende la notizia della morte della persona che ha investito: “Il giorno successivo, appresa la notizia della morte dell’uomo, Dal Pino avrebbe potuto chiamare le forze dell’ordine, invece ha abbandona la propria casa”.
Secondo la pm: “La volontarietà è causata dalla rabbia di rientrare in possesso della borsa e punire il ladro. La signora è capace di intendere e di volere. La sua è una condotta punitiva, si è sostituita all’ordinamento giuridico”. La Pm rigetta tutte le deduzioni della difesa, dall’omicidio preterintenzionale, all’omicidio stradale passando anche per la legittima difesa. La sua richiesta è chiara: l’ergastolo.
Non da meno la difesa, portata avanti dall’avvocato Enrico Marzaduri. In una lunga arringa ha ribattuto alla testi del pubblico ministero, puntando il dito verso un’iniziale conoscenza dei fatti da parte dell’opinione pubblica che ha potuto vedere il video che ritraeva la vicenda. A suo parere le persone hanno già condannato la Dal Pino ben prima di sapere i fatti avvenuti, che sono stati sottolineati durante la fase dibattimentale. Secondo Marzaduri la pubblicazione del video ha “condizionato al lettura della vicenda” e “occorre rivedere dei fatti che pensavamo fossero stati compresi, fatti oggettivi”. L’avvocato sottolinea che l’impatto tra l’auto e la persona avviene ad una velocità di 13-14 km/h, nel mentre la signora stava frenando e lo colpisce una volta sola.
“Avendo visto la stessa persona che le ha sottratto la borsa decide di riappropriarsene, tentando di farlo cadere urtandolo con la macchina. E’ stato sfortunato a subire una lesione all’aorta”.
Secondo Marzaduri non si evidenzia nella Dal Pino, l’intenzione di uccidere Mezgoui: “Decide di farlo cadere – dichiara la difesa -, e infatti la Dal Pino devia dal suo percorso scendendo da 37 km/h fino a 18 km/h e anche meno. L’ intento non può essere omicidiario, se avesse voluto ucciderli bastava aspettare. Dieci metri più in la, il signore marocchino avrebbe attraversato la strada e avrebbe potuto investirlo a velocità sostenuta in quel punto. Invece lei sale sul marciapiede, frenando e colpisce questa persona nelle gambe e questo cade”.
Anche i successivi tentativi di colpire l’uomo con l’auto servivano, secondo l’avvocato, a difendersi da un suo ritorno. La signora lo vedeva muoversi e si trovava in uno stato psicofisico particolare, perché aveva subito una rapina. Ma il suo tentativo “non è per farlo fuori o danneggiarlo ulteriormente (la vittima ndr),ma per creare un ostacolo (con l’auto) che permettesse alla signora di avvicinarsi alla sua borsa senza passare davanti all’uomo”.
Altra tesi difensiva su cui l’avvocato Marzaduri insiste particolarmente è tra preterintenzionalità e dolo. A suo avviso la Dal Pino aveva intenzione di riprendersi esclusivamente la borsa, che conteneva effeti personali che secondo lei avrebbero potuto mettere in pericolo anche i suoi familiari. Per questo decide di colpire alle gambe l’uomo, “non le interessa punire Mezgoui, ma il suo interesse è esclusivamente quello di riprendere la propria borsa, per le chiavi di casa, i documenti e per il cellulare. È una spiegazione dei fatti e da coerenza alla narrazione, c’è corrispondenza”.
L’avvocato poi si concentra sullo stato emotivo della Dal Pino dopo aver subito la rapina: “Queste situazioni non hanno rilevanza sul piano della capacità di intendere e di volere – dice -. Ma servono per capire come si può apprezzare o non apprezzare il momento soggettivo, il dolo. Dal punto di vista giuridico il dolo ha altro significato, il dolo va apprezzato. Ricavato da elementi fattuali. Il dolo va individuato, perché va visto rispetto alla singola persona e quindi prendono rilevanza quegli stati emotivi di cui si parlava. Servono per capire che di fronte a certe sollecitazioni, come una rapina, il comportamento della Dal Pino era condizionato da questo stato d’animo. Era incapace di mantere la freddezza in una situazione del genere. E a dimostrazione sono i fatti che la vedono riportare l’ombrello prestatole dal personale del ristorante”.
L’udienza si è conclusa con la richiesta della difesa di derubricare il reato da omicidio volontario a eccesso colposo di legittima difesa o ad omicidio preterintenzionale.


