La decisione
|Tenta di bloccare i beni di una donna contestando il testamento del nonno: no al sequestro conservativo
Non c’è collegamento diretto fra il creditore e l’attuale proprietaria. Si attende la sentenza definitiva sulla validità dell’atto
Un incredibile e sofisticato intrigo familiare a colpi di testamenti e compravendite immobiliari milionarie a Forte dei Marmi incassa un nuovo capitolo giudiziario davanti al tribunale civile di Lucca. Il giudice designato, il dottor Ilario Ottobrino, ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso per sequestro conservativo presentato da una società creditrice che tentava di bloccare i beni della figlia del proprio debitore, rimasta coinvolta in un presunto piano di spogliamento patrimoniale.
La complessa battaglia legale affonda le sue radici in un grosso debito. La società ricorrente è infatti creditrice nei confronti di un uomo di oltre 257mila euro, una somma blindata anche da un decreto ingiuntivo del tribunale di Roma diventato provvisoriamente esecutivo nell’agosto del 2024. Tuttavia, la vicenda ha preso una piega clamorosa appena due settimane dopo la notifica del decreto ingiuntivo, nel settembre del 2023. L’uomo e la sua figlia maggiore hanno infatti fatto pubblicare un testamento olografo apparentemente scritto dal padre del debitore (e nonno della ragazza), deceduto ben otto anni prima. In quel documento, colpo di scena, l’uomo veniva completamente escluso dall’eredità, mentre la figlia veniva nominata erede unica e universale, ereditando così una lussuosa villa a Forte dei Marmi.
I passaggi successivi, secondo l’accusa, si sono mossi con una rapidità sospetta. Neanche due mesi dopo l’apertura del testamento, la ragazza ha firmato un preliminare di vendita della villa versiliese a una terza persona incassando 300mila euro di caparra, per poi arrivare al rogito definitivo nel luglio del 2024 per la cifra complessiva di un milione e 100mila euro. Con i soldi incassati dalla vendita, la giovane ha poi acquistato un fuoristrada da 60mila euro e un altro immobile a Pietrasanta. La società creditrice, subodorando una manovra elusiva per rendere l’uomo totalmente impossidente e sfuggire al pignoramento, ha trascinato tutti in tribunale chiedendo la nullità del testamento. Una tesi che ha trovato una clamorosa conferma lo scorso 10 aprile, quando la consulenza tecnica d’ufficio della grafologa ha sancito che quel testamento era un falso, “un’imitazione pedissequa di forme note” con vistose anomalie grafiche, indicatrici di una palese “insincerità della scrittura”.
Forte della perizia che attestava la falsificazione del testamento, la società creditrice ha chiesto un sequestro conservativo d’urgenza fino alla concorrenza di 257mila euro sui beni della ragazza (la casa di Pietrasanta e il Defender), ritenendola corresponsabile del danno o comunque subentrando nei diritti del padre erede legittimo. Davanti al giudice si sono opposti i legali della ragazza e del padre, i quali hanno eccepito l’inammissibilità del sequestro sottolineando che la giovane è un soggetto terzo, del tutto estraneo al debito originario.
Il giudice Ilario Ottobrino ha dato ragione alla linea della difesa. Nell’ordinanza si spiega che il sequestro conservativo può colpire esclusivamente i beni del debitore diretto e non quelli di terzi. Anche ammettendo l’azione surrogatoria per far rientrare i beni nel patrimonio del padre a causa del testamento falso, questa non crea un diritto di credito diretto in capo alla società verso la figlia. Rilevata dunque la netta ‘dissonanza’ e la mancanza di un rapporto strumentale diretto tra la causa di merito e il sequestro richiesto sui beni della giovane, il tribunale di Lucca ha dichiarato inammissibile il ricorso, rinviando la decisione sulle spese legali alla sentenza definitiva che deciderà la validità del testamento.


