La sentenza
|Invalidità al 3 per cento dopo l’infortunio sul lavoro, il tribunale la aumenta di quasi 3 volte
Il lavoratore, ferito a un piede da un muletto, ha chiesto l’adeguamento tramite tribunale: la perizia ha confermato danni più gravi
L’infortunio sul lavoro che risale all’8 novembre 2022, un muletto che schiaccia il calcagno destro di un operaio e una lunga battaglia legale contro l’Inail per vedersi riconoscere il giusto grado di invalidità.
Si è concluso con una netta vittoria per il lavoratore il contenzioso discusso davanti al tribunale di Lucca, in funzione di hiudice del lavoro. La dottoressa Antonella De Luca, nella sentenza emessa il 18 giugno scorso a seguito di un’udienza telematica, ha accolto il ricorso presentato dall’uomo, assistito dall’avvocato Carla Genovali, e ha condannato l’istituto assicurativo pubblico a erogare la rendita mensile per danno biologico basata su un’invalidità complessiva del 27 per cento.
In prima battuta l’Inail aveva liquidato il danno permanente con una percentuale del 3 per cento. Una valutazione ritenuta del tutto irrisoria dal lavoratore che, assistito dal patronato Inca Cgil di Lucca, aveva proposto un’opposizione amministrativa chiedendo il 12 per cento. Di fronte al rigetto dell’istituto, difeso in udienza dall’avvocato Francesco Banini in sostituzione della collega Silvia Nannizzi, la vicenda è approdata sulle scrivanie del tribunale di via Galli Tassi. Per risolvere la vertenza, il giudice ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio affidata alla dottoressa specialista, che ha eseguito un’approfondita indagine medico-legale sul paziente.
I rilievi peritali hanno evidenziato una grave limitazione funzionale nei movimenti dell’articolazione tibio-tarsica del piede destro, giudicati molto dolorosi, e un deficit di forza. Per questi postumi la consulente ha stimato un danno specifico dell’8 per cento che, applicando i criteri giuridici del cumulo con un precedente grado di invalidità del 20 per cento già posseduto dall’operaio per altre patologie professionali, ha fatto lievitare il punteggio finale al 27 per cento. Nonostante le contestazioni del consulente tecnico dell’Inail, che lamentava un’errata interpretazione dei referti radiografici, il perito d’ufficio ha blindato le proprie conclusioni, chiarendo che la diagnosi è stata formulata sull’esame obiettivo complessivo e non su una singola lastra. Il tribunale ha quindi recepito integralmente la perizia, condannando l’Inail a pagare la rendita arretrata con decorrenza dalla domanda amministrativa, oltre agli interessi e alle spese di lite liquidate in oltre 2400 euro.


