La sentenza
|Bambino travolto e ucciso da un’auto in manovra nel parcheggio di una struttura: nuovo risarcimento per il padre
Al termine del ricalcolo la Corte di Appello ha fissato il danno in poco oltre i 300mila euro, 20mila in più di quanto già versato
La Corte di Appello di Firenze ha ridefinito le somme dovute a titolo di risarcimento per la morte di un minore, avvenuta in un tragico incidente stradale nel settembre del 2014 all’interno di una struttura residenziale protetta quando il conducente di un’auto, nell’uscire da un parcheggio, travolse e uccise il bambino.
Il procedimento, approdato in secondo grado dopo la sentenza del tribunale di Lucca del 2024, ha visto contrapposti il padre della vittima e la compagnia assicuratrice del veicolo coinvolto, oltre alla società proprietaria del mezzo.
La disputa legale si è concentrata principalmente sulla quantificazione del danno non patrimoniale derivante dalla perdita del rapporto parentale. In primo grado, il giudice aveva stabilito un criterio basato su norme relative all’infortunistica stradale, giungendo a una liquidazione che era stata contestata in appello. I giudici fiorentini hanno invece ritenuto necessario applicare le cosiddette ‘tabelle milanesi’, considerate il parametro idoneo per garantire uniformità di giudizio. Questo sistema a ‘punto variabile’ ha permesso di valutare parametri oggettivi come l’età della vittima e dei genitori, ma anche la qualità e l’intensità del legame affettivo.
Un elemento cruciale emerso durante il dibattimento riguarda la convivenza tra padre e figlio: le indagini hanno accertato che il rapporto non era costante nel tempo, con periodi di separazione significativi, circostanza che ha inciso inevitabilmente sul calcolo finale del risarcimento. Il genitore, infatti, non conviveva stabilmente con il figlio all’epoca del tragico evento, fattore che i giudici hanno tenuto in debita considerazione, pur riconoscendo la profonda sofferenza derivante dalla perdita.
Al termine del ricalcolo, la Corte di Appello ha fissato il danno complessivo in poco oltre i 300mila euro. Tenuto conto degli acconti già corrisposti dalla compagnia assicuratrice negli anni precedenti, il tribunale ha condannato i responsabili al pagamento di una somma residua di poco sopra i 20mila euro, oltre agli interessi legali dalla data della sentenza al saldo effettivo. La Corte ha inoltre rigettato la richiesta avanzata dal danneggiato per la condanna dei convenuti per ‘lite temeraria’, ritenendo legittimo l’esercizio del diritto di difesa nonostante l’esito parzialmente sfavorevole per la compagnia assicuratrice.
La sentenza chiude così, per quanto concerne la quantificazione del risarcimento, un lungo iter giudiziario scaturito dall’incidente avvenuto dodici anni fa.


