Il fatto
|Trovato morto in cella, il sindacato Sappe: “Una tragedia che si poteva evitare”
Il segretario regionale Oliviero ricostruisce la vicenda: “Non è possibile delegare la gestione di casi così complessi alla penitenziaria”
È intervenuto anche il sindacato di polizia Sappe sull’episodio dell’uomo trovato morto in una cella del San Giorgio nella mattinata di ieri (15 luglio).
Si tratta di un 23enne di origine del Bangladesh, in attesa di giudizio dopo un arresto per furto del 2 luglio scorso.
A scoprire il corpo esanime sono stati gli agenti della Polizia Penitenziaria, ma ogni tentativo di soccorso e rianimazione è risultato purtroppo inutile. Il dramma si è consumato in una struttura che proprio nei giorni scorsi era stata indicata dall’associazione Antigone e dalla giunta dell’Associazione Nazionale Magistrati della Toscana come una delle più sovraffollate della regione, con un indice di presenze che supera il 200%.
Il Sappe ha espresso il proprio cordoglio, ma anche per denunciare le fortissime criticità nella gestione del caso. Il segretario regionale toscano del sindacato, Francesco Oliviero, ha rilasciato una durissima dichiarazione in merito all’accaduto: “Un dramma che si poteva evitare. La gestione dei soggetti violenti non può ricadere solo sulla polizia penitenziaria”.
Secondo quanto riferito dal sindacato, l’uomo presentava forti manifestazioni di instabilità e grave disagio, emerse sin dall’udienza di convalida e proseguite con ripetuti episodi di aggressività nei confronti di altri ristretti e del personale. “Nonostante un recente ricovero ospedaliero – riferisce Oliviero –, l’uomo era stato dimesso poiché non ritenuto clinicamente da trattare in ambito psichiatricamente attivo, malgrado avesse aggredito un agente durante la degenza, causandogli una prognosi di sette giorni, lasciando così la sua complessa gestione interamente a carico della struttura carceraria“.
La situazione, racconta sempre il Sappe, sarebbe precipitata i a causa dell’ennesima accesa lite con il compagno di camera. Si era reso necessario riunire uno staff straordinario composto da medico, psichiatra, educatrice e sorveglianza che, presa atto della forte aggressività del soggetto e per tutelare l’incolumità degli altri detenuti, aveva disposto la sua collocazione provvisoria in una cella singola. Intorno alle 7,45 di stamani, il tragico epilogo: poco dopo aver ricevuto l’assistenza ordinaria e l’accensione di una sigaretta da parte del personale, l’uomo è stato rinvenuto esanime: si ritiene che si sia tolto la vita impiccandosi con le lenzuola. I tempestivi tentativi di rianimazione da parte degli agenti, del medico di reparto e del 118 hanno solo potuto constatare il decesso.
“Nonostante la grandissima attenzione e la professionalità dei colleghi in servizio, che hanno monitorato l’uomo fino a pochi istanti prima del drammatico gesto – rileva e conclude Oliviero –, non è possibile delegare la gestione di casi così complessi e instabili alla sola vigilanza e responsabilità della polizia penitenziaria“.


