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Due morti in 48 ore al San Giorgio e tribunale di sorveglianza corto di organico: Camera Penale in stato di agitazione

Gli avvocati penalisti di Lucca denunciano “una situazione ormai fuori controllo” ritenuta gravemente lesiva dei diritti dei detenuti

Una drammatica escalation di morti e una paralisi della magistratura di sorveglianza fanno precipitare il carcere di San Giorgio in un momento di forte difficoltà.

A sollevare un durissimo atto d’accusa, proclamando lo stato di agitazione, è il consiglio direttivo della Camera Penale di Lucca Leonardo Lapasin Zorzit. In un documento ufficiale firmato dal presidente, l’avvocato Marco Treggi, e indirizzato al ministro della giustizia Carlo Nordio, ai vertici dell’amministrazione penitenziaria e alle massime autorità cittadine e magistratuali, i penalisti lucchesi denunciano “una situazione ormai fuori controllo”, culminata in due decessi avvenuti all’interno della struttura nell’arco di appena quarantotto ore.

I dettagli emersi dalla nota degli avvocati sono agghiaccianti. “In data 15 luglio all’interno della casa circondariale di Lucca si è suicidato un ragazzo di 24 anni ivi ristretto in stato di custodia cautelare in carcere per reati di furto”. Una tragedia consumatasi in circostanze che lasciano aperti profondi interrogativi: “Nonostante il ricovero in psichiatria dell’ospedale di Lucca questi veniva dimesso e ricondotto in carcere e collocato in isolamento, ma durante la notte si toglieva la vita, impiccandosi con un lenzuolo, all’interno della propria cella nella sezione isolamento”. Nemmeno il tempo di assorbire il colpo che, il giorno successivo, la struttura è stata teatro di un secondo decesso: “In data 16 luglio all’interno della medesima struttura carceraria si è verificato un ulteriore decesso per cause in corso di accertamento»”.

Due morti in due giorni che si abbattono su un istituto già allo stremo. Secondo la Camera Penale, il San Giorgio “è un istituto con una percentuale di sovraffollamento tra le più gravi e allarmanti di tutto il paese, dal momento che sono stati dichiarati inagibili plurimi spazi comuni, tra i quali una intera sezione, l’ex teatro e l’ex palestra, unitamente al fatto che la struttura soffre di mancanza di locali necessari al primo ingresso e alle altre necessità trattamentali“.

A questa miscela esplosiva si aggiunge “il totale cortocircuito dell’ufficio di sorveglianza di Pisa” – competente per Pisa, Lucca e Volterra – che “versa in una situazione di grave problema di carenza di organico, essendo rimasto operativo un solo magistrato di sorveglianza, in quanto altri due sono stati collocati in pensione in data 1 maggio e ancora non ci sono certezze in merito ai tempi di arrivo dei due nuovi magistrati che andranno a ricoprire i ruoli rimasti scoperti”. Una paralisi “ulteriormente esasperata alla luce del periodo estivo e, dunque, dei periodi di ferie di cui il personale in servizio ha diritto di godere”. 

Questa prolungata assenza di risposte finisce per gravare direttamente sulla salute psicologica di chi è recluso. Gli avvocati spiegano infatti che tale situazione “ridonda notevolmente sulla condizione psicologica dei detenuti che restano per mesi in attesa di risposta alle loro legittime istanze, comprese le richieste di colloquio con i magistrati di sorveglianza, di permesso, le istanze di liberazione anticipata e le richieste ex lege 199″. Di conseguenza, “tale stato di attesa comporta una forte frustrazione ed ansia, nonché un elevato stato di agitazione nei detenuti, oltre a un’inevitabile distanza nei rapporti tra gli stessi e le proprie famiglie, figli e partner, quindi un aumento, anziché una diminuzione, della distanza tra l’interno dell’istituto detentivo e il mondo esterno”.

Di fronte a tutto questo, richiamando il principio costituzionale secondo cui “i fondamentali diritti al trattamento penitenziario rieducativo e conforme a umanità, oltre che volto al reinserimento sociale, all’affettività e alla salute, devono necessariamente essere posti alla base di ogni detenzione carceraria“, la Camera Penale ha proclamato lo stato di agitazione, chiedendo con forza “l’adozione di misure urgenti e tempestive di contrasto alle gravi problematiche suesposte sia in merito all’organico della giurisdizione di sorveglianza che all’istituto penitenziario di Lucca“.