La determina
|Assolti anche in appello per lo striscione inneggiante a Mussolini nella corte del sindaco, il Comune paga le spese legali
Dopo la conferma della sentenza di primo grado riconosciuta la procura alle liti da parte dell’allora primo cittadino Alessandro Tambellini
La vicenda giudiziaria legata allo striscione inneggiante a Benito Mussolini, comparso a Lucca davanti all’abitazione dell’ex sindaco Alessandro Tambellini, continua a produrre strascichi burocratici e contabili a Palazzo Orsetti. Il Comune di Lucca ha infatti dovuto formalizzare la copertura economica per le spese legali sostenute nel corso del secondo grado di giudizio, un passaggio tecnico che riporta all’attenzione del pubblico una delle pagine più discusse della cronaca politica locale degli ultimi anni.
La vicenda risale all’epoca in cui tre esponenti politici della galassia della destra radicale vennero trascinati in tribunale con la pesante accusa di apologia di fascismo aggravata da idee razziste. Sotto processo erano finiti Giovanni Damiani di Lucca, all’epoca dei fatti coordinatore provinciale di Forza Nuova, Leonardo Cabras di Livorno, coordinatore regionale del movimento, Michele Ghilarducci di Pietrasanta ed Eugenio Nardi di Altopascio. Tre di loro erano stati assolti dal tribunale penale collegiale di Lucca con formula piena ‘perché il fatto non sussiste’, un quarto era staco condannato in abbreviato con pena sospesa. Una decisione che ha retto anche al secondo grado di giudizio, dato che nel 2025 pure la Corte d’Appello di Firenze ha confermato l’assoluzione per i tre imputati originariamente assolti ed assolto anche il quarto sempre perché “il fatto non sussiste”.
Durante i dibattimenti in aula, la linea difensiva orchestrata dall’avvocato Emanuele Fusi, difensore di Nardi e Damiani, si era basata su argomenti solidi, a partire dall’assenza di prove materiali su chi avesse appeso lo striscione e dal fatto che lo stesso si trovasse in una corte privata e non in un luogo pubblico. La difesa era entrata anche nel merito del messaggio politico contro lo ius soli, dimostrando con video e documenti che le dichiarazioni sulla “sostituzione etnica” facevano parte del dibattito nazionale ed erano state pronunciate all’epoca anche da leader di partiti di massa come Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Inoltre, l’avvocato Fusi aveva evidenziato come secondo la Corte Costituzionale l’apologia di fascismo punita dalla legge Scelba sia reato solo se rappresenta un pericolo concreto di ricostituzione del disciolto partito fascista, elemento del tutto mancante nel caso in questione.
Se sul fronte penale la parola fine è stata scritta, sul piano amministrativo il Comune ha dovuto fare i conti con gli impegni finanziari presi a suo tempo. Una determinazione dirigenziale dell’avvocatura comunale, firmata dal segretario generale dottor Fulvio Spatarella, ha infatti autorizzato la spesa di 3594,52 euro lordi a favore dell’avvocato Francesco Lastrucci. Il legale era stato incaricato da Alessandro Tambellini — in proprio e nella sua veste di sindaco pro tempore — per rappresentare l’amministrazione comunale in ogni fase del giudizio, comprese le impugnazioni in appello.
La delibera dirigenziale mette in luce un curioso dettaglio burocratico: agli atti di Palazzo Orsetti non risultava una specifica determinazione preventiva di conferimento dell’incarico per il secondo grado. Tuttavia, il segretario generale ha chiarito che la firma della procura alle liti da parte del sindaco pro tempore costituisce un titolo difensivo perfettamente valido e vincolante per l’ente, in piena conformità con gli orientamenti della Corte dei Conti e della stessa Suprema Corte di Cassazione.
Per questo motivo si è reso necessario regolarizzare la posizione contabile sul capitolo per l’assistenza in giudizio, chiudendo formalmente una partita finanziaria legata a un processo che ha fatto molto discutere la città.


