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Cade mentre fa benzina alla stazione di servizio e si frattura il perone: risarcita

L’assicurazione aveva negato il pagamento parlando di caduta accitentale: il giudice di primo grado ha riconosciuto responsabilità e danni

Il Ttibunale di Lucca ha condannato una società proprietaria di un impianto di distribuzione di carburante a risarcire con oltre 17mila euro una donna rimasta infortunata a causa di una caduta all’interno della stazione di servizio.

La vicenda risale al 13 novembre 2022, quando la donna si trovava nell’area di rifornimento nel territorio di Capannori. Mentre si avvicinava al terminale del pagamento self-service per saldare il carburante, la cliente è scivolata improvvisamente sulla pavimentazione dell’isola di servizio, resa viscida e pericolosa dalla presenza di sostanze oleose non segnalate, riportando la frattura del perone destro. A fronte del rifiuto opposto dalla compagnia assicurativa della struttura, che aveva liquidato l’episodio come una mera caduta accidentale senza responsabilità della proprietà, la danneggiata ha adito le vie legali assistita dal proprio legale.

Nella sentenza pronunciata ai sensi dell’articolo 281-sexies del codice di procedura civile, il giudice unico della sezione civile Giovanni Piccioli ha accolto integralmente la domanda risarcitoria. Il magistrato ha applicato la disciplina della responsabilità per custodia prevista dall’articolo 2051 del codice civile, rilevando come le testimonianze raccolte abbiano confermato sia la presenza del liquido scivoloso sul piazzale sia il nesso di causa diretto con la rovinosa caduta della donna, escludendo qualsiasi condotta imprudente da parte della cliente.

Sulla base delle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio medico-legale, che ha accertato postumi di natura permanente pari al 7% oltre a un periodo di inabilità temporanea di sei mesi, il tribunale ha quantificato il danno biologico e le spese mediche sostenute. La società proprietaria dell’impianto, rimasta contumace nel corso del giudizio, è stata così condannata a corrispondere a titolo di risarcimento la somma complessiva di 17756 euro, oltre a rivalutazione, interessi legali, spese di perizia e alla rifusione dei costi di lite liquidati in oltre 4400 euro.