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Radioterapia mammaria, cura all'avanguardia al S. Luca

radiol2Uno studio comparativo, portato avanti da tre professioniste dell’ospedale San Luca e già accettato da importanti congressi nazionali ed internazionali, dimostra che una nuova tecnica utilizzata dalla Radioterapia di Lucca per il trattamento delle donne operate di carcinoma mammario sinistro permette di ridurre (rispetto alla tecnica convenzionale) il rischio di tossicità nei confronti di cuore e polmone sinistro, oltre ad essere più facilmente applicabile sulle pazienti.

radiolQuesto a conferma del fatto che nelle strutture ospedaliere dell’Asl Toscana nord ovest, inserite nella rete formativa dell'Università di Pisa, è possibile - grazie agli elevati standard tecnologici ed alle ottime professionalità presenti - fare ricerca e garantire ai pazienti cure sempre più all’avanguardia a livello nazionale e non solo.
Lo studio in questione (Vmat versus 3D-Crt for the irradiation of left breast or chest wall plus supra-clavicular/infraclavicular nodes) è stato condotto dal medico della struttura complessa di radioterapia oncologica di Lucca Rita Bagnoli e dal dirigente fisico sanitario Stefania Linsalata, insieme a Maria Antonietta Gilio specializzanda della scuola di specializzazione in fisica medica dell'Università di Pisa, che esegue tirocinio pratico nella struttura di Lucca.
E’ già stato accettato sia all'Airo 2018 (Congresso nazionale dell'associazione italiana di radioterapia ed oncologia clinica) sia, obiettivo ancora più prestigioso, all'Estro 2019 (European society for radiotherapy & oncology) che si è svolto a Milano dal 26 al 29 aprile scorso.
Le tre professioniste hanno effettuato un confronto tra questa nuova tecnica, la radioterapia volumetrica ad intensità modulata, e lo standard attuale a livello nazionale, la radioterapia tridimensionale, nell'irradiazione della mammella sinistra o della parete toracica in esiti di mastectomia concomitantemente alla radioterapia sulle stazioni di drenaggio linfatico delle regioni sopra e sottoaclavicolari.
Lo studio analizza, infatti, un gruppo iniziale di 26 pazienti affette da carcinoma mammario sinistro con linfonodi positivi e sottoposto a intervento di chirurgia conservativa o mastectomia. In questi casi può esserci indicazione ad un trattamento radioterapico postchirurgico su parete toracica o mammella sinistra e linfonodi di drenaggio sopra e sottoclavicolari al fine di ridurre l'incidenza di ricaduta locale di malattia. Il lato sinistro però è caratterizzato dalla presenza del cuore, posto immediatamente a ridosso della parete toracica e o della mammella. Pertanto vi possono essere degli effetti collaterali a carico del cuore con danni che si possono manifestare anche a distanza di tempo, in particolare se poi è stata anche praticata chemioterapia.
Per ridurre il danno cardiaco a Lucca si è iniziato a trattare la regione mammaria e le aree di drenaggio linfonodale, non con la tecnica standard (3D-Crt, che prevede l'uso di campi di trattamento contigui, con la possibilità di aree di sovradosaggio e o di sottodosaggio) ma con tecnica Vmat, che consente di trattare entrambe le aree a rischio di ricaduta di malattia (il fine della radioterapia in questi casi è di prevenzione della ripresentazione di malattia) con un campo unico. Ciò è infatti consentito dalle moderne tecnologie presenti a Lucca.
L'obiettivo dello studio è quello di verificare e confrontare le due tecniche, al fine di dimostrare che la Vmat riduce il rischio di tossicità, soprattutto cardiaca, ma anche di aree di sovradosaggio o sottodosaggio, consentendo di irradiare tutta la regione a rischio con una distribuzione di dose quanto più omogenea è possibile. Per fare questo, per ogni paziente è stato effettuato uno studio con tecnica di trattamento 3d-Crt (cioè tecnica convenzionale) confrontata con una radioterapia a intensità modulata dinamica e volumetrica (Vmat), quest'ultima caratterizzata da una più rapida e semplice somministrazione della dose ed eseguibile nella struttura complessa di Radioterapia oncologica di Lucca dell'Asl Toscana nord ovest grazie alla presenza in questo reparto di un acceleratore lineare di ultima generazione dotato di tutti gli accessori per eseguire tecniche radioterapiche complesse.
Lo studio comparativo mostra la superiorità della nuova tecnica rispetto allo standard in rapporto a copertura dei volumi bersaglio e rispetto degli organi critici a rischio di complicanze (polmone sinistro e cuore) associata alla facile applicabilità sul paziente: in base a questi risultati la Vmat è attualmente diventato nella radioterapia di Lucca l'opzione di trattamento di scelta nelle pazienti operate di carcinoma mammario sinistro con linfopatie ascellari positive.
Lo studio in corso proseguirà, al fine di aumentare l'affidabilità di questi primi risultati, ed è stato presentato anche come studio nel bando di concorso indetto dall’Ispro e dalla Regione Toscana per ottenerne il riconoscimento ed eventuali finanziamenti.
Il direttore della radioterapia di Lucca Marcello Mignogna ed il direttore della fisica sanitaria Alessandro Tofani si complimentano con le dottoresse Bagnoli, Gilio e Linsalata per l'ottimo lavoro svolto, anche perché questo conferma che anche nelle strutture ospedaliere, inserite nella rete formativa dell'Università di Pisa è possibile, grazie agli elevati standard tecnologici e alle professionalità presenti, eseguire ricerca, ottenendo soddisfazioni che incentivano e motivano il personale che si adopera ogni giorno nel migliore dei modi per offrire ai propri pazienti quanto di meglio è possibile nella cura delle malattie oncologiche.
"Un doveroso riconoscimento, che va al di là dello studio - si spiega in una nota dell'Asl -, viene rivolto anche da parte della direzione aziendale e del dipartimento oncologico dell'Asl Toscana nord ovest al personale medico, tecnico ed infermieristico interessato ed a quello di tutte le strutture di Radioterapia che eseguono trattamenti e prestazioni infermieristiche con grande professionalità e spirito di servizio, ma soprattutto sempre con un sorriso ed una parola gentile per tutti i pazienti. Inoltre non deve passare inosservato che queste opportunità, maturate con l'Università di Pisa, creano i presupposti per sinergie che potrebbero nel futuro incentivare ulteriormente il lavoro comune per fare insieme ricerca e formazione, con risultati rivelanti, non trascurando l'aspetto assistenziale che è ovviamente l'obiettivo principale delle strutture ospedaliere".

Ultima modifica ilMercoledì, 15 Maggio 2019 17:14

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