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Sequestri Conte of Florence, Cassazione annulla

aula tribLa Cassazione ha annullato con rinvio ad altra sezione, per nuove decisioni, in merito alla richiesta di riesame da parte di Valerio Lusini, ex manager della Conte of Florence, per i sequestri effettuati in sede, nel mese di novembre dell’anno scorso, all’interno dell’inchiesta dei giudici lucchesi sul fallimento della società.

L’iter procedimentale del tribunale lucchese del riesame non è stato giudicato corretto dagli ermellini, che hanno quindi chiesto un nuovo esame della vicenda, più approfondito e meno carente, specie in merito alle notifiche degli atti di sequestro e alle date relative alla presunta tardività del ricorso presentato dalla difesa.
Un primo round a favore della difesa, dunque, in questa delicata e complessa inchiesta. Ulteriori sviluppi, quindi, all’interno delle indagini sulla Conte of Florence, la nota società di abbigliamento, con sede legale ad Altopascio, fallita lo scorso anno e attualmente in regime di esercizio provvisorio sotto curatela e nuovo amministratore delegato fino al prossimo 30 giugno per cercare di salvare e rilanciare l’azienda e i quasi 200 posti di lavoro.
La magistratura, sia quella fiorentina sia quella lucchese, sta indagando sul fallimento, ipotizzando reati di bancarotta fraudolenta e distrazione fondi. La società di abbigliamento era stata ceduta a un’altra società bulgara, negli anni passati, la Pentacompany con sede a Sofia, ma tale cessione, anche dagli stessi giudici fallimentari era stata ritenuta fittizia e con l’unico scopo di mettere in sicurezza il marchio da un nuovo fallimento. Da qui l’inchiesta della procura lucchese che aveva sentito e interrogato l’ex amministratore Massimo Tassinari e l’ex manager Valerio Lusini. Nel novembre dello scorso anno la guardia di finanza, su ordine degli inquirenti lucchesi, aveva proceduto a due perquisizioni nella sede fiorentina della ditta sequestrando il primo giorno alcuni pc e telefoni aziendali e il secondo giorno altra merce e documentazione di vario genere e tipo. Nel 2015 il marchio venne ceduto al prezzo di 1,3 milioni alla società bulgara. Una cessione con riserva del diritto esclusivo del marchio per i mercati esteri (quelli maggiormente redditizi) mentre per quello italiano aveva ottenuto l’uso esclusivo e gratuito sino al 2017 e con royalty dell’1 per cento  del fatturato annuale sino al 2018. Per gli inquirenti queste vicende meritavano approfondimenti giudiziari. Specie visto che nel 2017 l’agenzia delle entrate aveva accertato, sempre secondo l’accusa, che la società bulgara era in realtà una scatola vuota, non aveva consistenza e le gestione del marchio sui mercati esteri era in realtà svolta comunque dalla Conte of Florence.
L’inchiesta prosegue ma sul sequestro dovrà pronunciarsi nuovamente il tribunale del riesame di Lucca.

Vincenzo Brunelli

Ultima modifica ilGiovedì, 30 Maggio 2019 15:20

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