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Falco: 'Sarò prefetto a servizio della comunità'

Leopoldo FalcoIl nuovo prefetto di Lucca, Leopoldo Falco, lavorerà gomito a gomito con i sindaci della provincia. Perché “ogni territorio esprime un’Italia diversa” e “il dialogo con le istituzioni locali è fondamentale per risolvere i problemi”. È questo l’impegno che oggi (6 giugno), a una settimana esatta dal suo insediamento, Falco comunica a Lucca, realtà che ha iniziato a conoscere ben 37 anni fa, agli inizi della sua carriera, quando – dal 1982 al 1985 – lavorò nell’ufficio di gabinetto della prefettura di Pistoia. Napoletano, laureato in giurisprudenza, 64 anni, una vita trascorsa a servizio delle istituzioni: tra le esperienze più impegnative, quella come prefetto di Trapani dal 2013 al 2016. Anni in cui è esploso il fenomeno migratorio e che Falco ricorda soprattutto per la capacità della comunità locale di fare rete con il volontariato.

“Rivedo il porto di Trapani, lo sbarco di 700 persone e un esercito di volontari ad accoglierle. Immagini forti, che restituiscono il senso più profondo dello stare insieme senza differenze”. Fu Falco a inaugurare il modello dell’accoglienza diffusa, intesa a livello locale come misura antimafia, e poi divenuta sistema nazionale. Lui a dire alle telecamere del TgUno che “l’Italia si sta comportando con la Sicilia peggio di come l’Europa si comporta con l’Italia”. Un combattivo, il nuovo prefetto di Lucca, che non fa mistero di essere stato bonariamente definito “un ingenuo che ci crede”, e che vuole esserci per il territorio in cui è stato chiamato a rappresentare lo Stato. “Ho già avuto modo di incontrare il sindaco di Lucca, Alessandro Tambellini, e il presidente della provincia e sindaco di Capannori Luca Menesini. Martedì prossimo (11 giugno) incontrerò i sindaci dei 16 comuni della Garfagnana e poi darò appuntamento a quelli della Versilia. In pochi giorni ho incrociato tre appuntamenti importanti: la festa della Repubblica, quella dei carabinieri e quella della polizia municipale. Sono corpi che esprimono presenza dello Stato sul territorio e che garantiscono la libertà di tutti nel rispetto delle regole. Lucca è una delle province più belle d’Italia – ha detto Falco – ed esprime eccellenze nel campo della formazione, come Imt e la Fondazione Promo Pa. Negli incontri avuti in questa settimana, più volte è tornato il tema della cultura. Con me si sfonda una porta aperta: continuerò infatti a occuparmi, ogni venerdì, della scuola di alti studi del ministero dell’interno, di cui sono presidente”. È l’apertura al dialogo il tratto distintivo di Falco: “Ogni questione ha i suoi interlocutori competenti: per me anche le associazioni sono referenti istituzionali a tutti gli effetti. Quando ero prefetto di Trapani – ricorda – ho incontrato più volte don Luigi Ciotti e il rappresentante locale di Libera era una persona che vedevo sistematicamente e che mi è stato di grande aiuto per comprendere la Sicilia”. Falco ha imparato a non abbassare la guardia: “La criminalità segue il denaro. La qualità della vita, in provincia di Lucca, è alta e non dobbiamo sottovalutare niente: spesso è proprio chi si presenta bene e parla con la nostra stessa inflessione che orchestra le reti della malavita. Massima collaborazione con la Procura”. Riguardo allo spaccio di droga tra Torre del Lago e Vecchiano, Falco assicura che proseguiranno gli impegni presi dall’ex prefetto Simonetti per contrastare il fenomeno. “Io vengo dalla provincia più mafiosa d’Italia. C’era una nube nera a Trapani – osserva Falco – una cappa costante che impediva alla speranza e all’ottimismo di farsi spazio. Persino quando i problemi venivano risolti. Il clima qua è diverso: sono sicuro che facendo squadra, lavoreremo bene su questo territorio”. “Il ruolo del prefetto, in fondo, non è definito. Certo, c’è una legge che lo inquadra, ma di fatto quello che i prefetti fanno sui territori in cui operano è diverso. Molto sta al senso, anche individuale, di lealtà – osserva Falco – nei confronti dello Stato. Spesso i prefetti sono associati alle situazioni di emergenza. Credo che anche il peggior prefetto di questo paese – scherza – sia comunque utile perché può convocare un tavolo. È quella la sede in cui tutti i soggetti si confrontano con l’obiettivo di trovare una soluzione al problema che si è presentato. Ogni riunione si deve chiudere almeno con un passo in avanti, con un aggiornamento: occorre concretezza”. E raccontare il proprio metodo è, per Falco, l’occasione di presentarsi ricordando esperienze trascorse. Tra queste, il periodo da commissario prefettizio del Comune di Salemi, sciolto per infiltrazioni mafiose il 23 marzo 2012. Un Comune che Falco definì “sull’orlo del dissesto”, provocando la reazione del sindaco che lo aveva preceduto, Vittorio Sgarbi. Una vicenda della quale Falco ancora oggi parla poco volentieri: “Sgarbi ha parlato di me per un anno, in televisione e sulla stampa, dicendo anche che avrei percepito uno stipendio di 10mila euro al mese. Io non ho mai replicato e non lo farò adesso. Basta leggere gli atti pubblici per verificare che il compenso di un commissario è pari a quello di un sindaco e, quindi, ben inferiore a certe cifre”. Falco si muove avanti e indietro lungo la linea del tempo: “Mi piace scrivere e credo che molti aneddoti vissuti potrebbero divenire un libro se non altro divertente. Come quando – racconta il prefetto di Lucca – sono stato chiamato come commissario nel Comune di Sezze Romano. Erano gli anni 2006-07 e Sezze vantava la più alta percentuale di laureati. Ricordo persone combattive e appassionate di politica. Tuttavia, il loro problema più grande erano le mucche. Sì, proprio le mucche maremmane nere con grandi corna, che negli anni ‘80 erano state abbandonate nelle zone silvestri e da tempo imperversavano selvagge sul territorio di Sezze. Avevano distrutto la caserma dei carabinieri, avevano incornato l’auto di un politico locale. C’era paura a uscire di casa e io mi rimboccai le maniche, feci predisporre delle trappole e la fortuna fu dalla mia parte perché riuscii a catturare la femmina capo branco: richiamate da lei arrivarono altre 30 mucche, che vennero quindi riportate in cattività per la pubblica sicurezza. Ebbene, io a Sezze sono ricordato come quello che ha liberato dalle mucche la città”.

Elisa Tambellini

Ultima modifica ilVenerdì, 07 Giugno 2019 11:28

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