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'Ndrangheta ad Altopascio, pizzo e spaccio di droga: 13 arresti - Video

di Roberto Salotti
ccndranghetaluccaTaglieggiavano gli imprenditori e li tenevano in scacco, minacciandoli a mano armata o con attentati incendiari alle loro attività o case. “Persone prive di scrupoli e ossequiose alle direttive del loro capo”, li definisce il gip nelle tredici ordinanze di custodia cautelare, di cui 10 in carcere e altre tre ai domiciliari, eseguite alle prime luci dell'alba di oggi (9 ottobre) dopo indagini durate due anni, condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Lucca e coordinate dalla Dda di Firenze, sotto il controllo delle procure della Repubblica di Lucca e di Firenze. Una banda che, per il pm Squillace Greco della Dda, agiva con “metodi di stampo mafioso, con l'obiettivo di ricreare in Lucchesia una organizzazione mafiosa”. Tutti agli ordini, secondo gli inquirenti, di Giuseppe Lombardo, esponente del clan dei Facchineri, che viveva ad Altopascio dall'età di 22 anni, quando aveva lasciato la Calabria insieme al padre Antonino, arrestato per mafia nel 1997 e condannato definitivamente nel 2003 dopo essere sfuggito nel 1987 ad un agguato mafioso. Continuando, però - sostiene l'accusa -, a mantenere i contatti con il clan della ’ndrangheta.

VIDEO - La banda in azione e il blitz dei carabinieri

ccsequestriEra Giuseppe Lombardo, secondo gli inquirenti, il collegamento diretto con Vincenzo e Giuseppe Facchineri, ed era sempre lui che si occupava di consegnare i pizzini ai loro familiari a Milano, facendo la spola tra la Calabria, la Lucchesia e la Lombardia. “Vado a portare i soldi ai carcerati”, diceva al telefono intercettato dai carabinieri. Ad Altopascio gestiva, invece, i suoi “affari”, attraverso quella che gli inquirenti ritengono una vera e propria associazione a delinquere, taglieggiando gli imprenditori e minacciandoli anche con attentati incendiari, mentre lui svolgeva una vita negli agi, pur dichiarando al fisco redditi molto modesti.
LE INTERCETTAZIONI: “Farei più danni di Riina”
Ed è lo stesso Giuseppe Lombardo a definirsi membro della cosca Facchineri. Agli altri spiega - sostengono i carabinieri - di avere il controllo di un autosalone di Trezzano sul Naviglio, a Milano, e se ne vanta anche di fronte agli imprenditori vittime delle estorsioni. Non solo, da conversazioni intercettate dagli inquirenti, afferma che “farebbe più danni di Riina”, “se la legge dovesse raggiungerlo” e che la sua famiglia “potrebbe trovare tranquillamente rifugio all'estero”.
La sua villa ad Altopascio (nella foto) è stata sequestrata questa mattina, insieme ad una Bmw serie 5 nuova fiammante, che Lombardo aveva intestato alla moglie attraverso una cooperativa edile di cui era di fatto a capo ma che, stando agli accertamenti del Gico di Firenze, era un “contenitore vuoto” e senza grossi fatturati.
Proprio le indagini della Finanza si sono incrociate con quelle avviate a Lucca dal comando provinciale dei carabinieri, smascherando anche un traffico internazionale di stupefacenti che dalla Calabria passava dalla Lucchesia e aveva la sua centrale ad Altopascio. Un secondo filone d'inchiesta, quest'ultimo, che ha portato a formalizzare l'accusa di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio della droga. Nel blitz scattato stamani e che ha portato all'arresto di 13 persone, compresa anche la sorella del boss, Maria Lombardo, sono stati sequestrati beni e immobili per un valore di un milione e 400mila euro.
LE INDAGINI
foto-2L'inchiesta culminata nell'operazione denominata Runner è partita due anni fa dalle indagini del nucleo investigativo dei carabinieri di Lucca, condotto dal capitano Sebastiano Pennisi e dal colonnello Sergio Zaccariello, su alcuni attentati incendiari ad Altopascio. Nel mirino erano finiti due fratelli, entrambi imprenditori edili. Il primo episodio risale alla notte del 5 maggio del 2011: nel parcheggio della ditta gestita dai due imprenditori viene appiccato un rogo in cui vengono distrutti due autocarri. Un gesto intimidatorio, compiuto, per gli inquirenti, su mandato di Giuseppe Lombardo: una sorta di avvertimento ai due impresari che non gli avevano pagato il “mensile” per la sua protezione e perché si erano aggiudicati un lavoro che avrebbe dovuto eseguire la cooperativa di cui era a capo. Nell'inchiesta, tra l'altro, era finito anche il nome di Fabio Nottoli, di Altopascio, che era stato accusato del lancio di una molotov contro l'abitazione di uno dei due imprenditori edili, ma che è stato poi assolto per insufficienza di prove per l'episodio che risale al 9 giugno del 2011. Un mese dopo, in particolare il 21 luglio, era stata data alle fiamme l'auto di un muratore, sempre, per l'accusa, a scopo intimidatorio. I carabinieri, coordinati dalla Procura di Lucca, in particolare dal procuratore capo, Aldo Cicala e dal suo sostituto Piero Capizzoto, hanno ricostruito una fitta trama di interessi, che hanno condotto al presunto boss mafioso, che agiva, per l'accusa, per conto del clan Facchineri. Le indagini si sono così estese e il fascicolo della delicata inchiesta è passato alla Direzione distrettuale antimafia, finendo sul tavolo del pm Squillace Greco, titolare dell'inchiesta delegata dal procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi. Il primo filone ipotizza una associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni, agli incendi, e al porto abusivo di armi che in breve individua i presunti componenti dell'organizzazione guidata da Lombardo: si tratta di Antonio Scavelli, ritenuto dagli inquirenti uomo di fiducia e tuttofare di Lombardo, che abitava in una casina in legno in un campo del Lombardo. Per l'accusa aveva il compito di vigilare e informare “il capo” di tutto quello che accadeva ad Altopascio, e di piazzare la droga sul mercato al dettaglio. Nei guai è finito anche Salvatore Varsalona, palermitano residente ad Altopascio, con alle spalle una condanna per omicidio: nell'organizzazione, per gli inquirenti, aveva il ruolo di spacciatore e “esattore” del pizzo. Secondo i carabinieri, avrebbe minacciato alcune delle vittime finite nella rete anche con armi da fuoco. Stando ancora all'accusa, sarebbe anche coinvolto nell'incendio del magazzino della ditta Emac di Santa Croce sull'Arno, nel 2012. Un'ordinanza ha colpito anche Alessio Mecca, 24 anni, pesciatino residente ad Altopascio, lo stesso già finito nei guai per l'aggressione ad un ex imprenditore di fronte al bar H24 sulla via Bientinese (Leggi l'articolo).
SMANTELLATO TRAFFICO DI DROGA
Il secondo filone d'inchiesta riguarda invece il traffico di stupefacenti: una indagine che era partita dal Gico della Guardia di Finanza di Firenze, e che si è intrecciata a quella già avviata dai carabinieri di Lucca. In tutto due i chili di droga sequestrata, tra cocaina e marijuana che, per l'accusa, veniva fatta giungere in Toscana dalla Calabria, dall'organizzazione diretta dal presunto boss mafioso. Secondo gli inquirenti che gli contestano anche l'associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, era Salvatore Spataro, colui che si recava in Calabria per rifornirsi di droga da Giuseppe Violi, residente a Cittanova, in provincia di Reggio Calabria, carrozziere, che provvedeva anche ad occultare lo stupefacente all'interno delle auto, celandola all'interno degli sportelli.
NEI GUAI ANCHE LE MOGLI
Nei guai, per il traffico, è finita anche Maria Lombardo, sorella di Giuseppe e moglie dello Spataro. Secondo i carabinieri sia lei che la moglie di Lombardo, erano a conoscenza dell'attività dei mariti. Non solo, per l'accusa, avrebbero preso parte in alcuni casi alle operazioni di spaccio. Del ruolo della moglie di Lombardo, in particolare, c'è traccia anche nelle intercettazioni degli inquirenti. In particolare il boss parla di lei, dicendo che è “donna di ‘ndrangheta” e che ha anche viaggiato armata di pistola. Spataro, sostiene l'accusa, era aiutato poi nel traffico anche da Antonio Barbuto, calabrese residente a Pescia. Nei guai sono finiti anche Gianluca Cecere, napoletano che ha vissuto ad Altopascio e Francesco Benevento, crotonese: entrambi sono accusati di aver acquistato dosi di droga e di averla poi spacciata nella Piana.
MAXI BLITZ
Quasi cento militari in campo per sedici perquisizioni domiciliari, con l'ausilio di 4 unità cinofile e l'intervento dell'elicottero dell'Arma dei carabinieri. Un vastissimo dispiegamento di forze che ha portato ad eseguire in poche ore le 13 ordinanze di custodia cautelare e che ha già ricevuto il plauso del prefetto di Lucca, Giovanna Cagliostro che in mattinata ha telefonato al comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Stefano Fedele, per complimentarsi.
SOTTO SEQUESTRO ARMI E MUNIZIONI
Una organizzazione che non esitava a utilizzare le armi per minacciare coloro che finivano nella loro rete. E’ quanto ipotizzano i carabinieri che nel corso delle indagini hanno sequestrato anche 4 fucili da caccia, tutti risultati rubati e una cartucciera con munizioni. Il blitz risale ad alcuni mesi fa, in un capanno riconducibile a Lombardo. I militari fecero una perquisizione, recuperando le armi e piazzando microtelecamere. Dalle immagini registrate qualche ora dopo, si vedono giungere due uomini incappucciati, uno dei quali armati. Non trovano i fucili e si insospettiscono: per i carabinieri si tratta di Alessio Mecca e Salvatore Varsalona.
SIGILLI A CASE E TERRENI
Il Gico della Guardia di Finanza ha sequestrato alla banda beni per oltre un milione e 400mila euro. I sigilli sono scattati alla villa di Altopascio dove Giuseppe Lombardo viveva insieme alla moglie ed un appezzamento di terreno. Sotto sequestro anche un appartamento di sette vani a Spianate e un'autorimessa. Sigilli anche alla Bmw, alla Renault Clio e ad un motorino intestati alla moglie del boss. Sequestrati anche un'abitazione di 6 vani a Chiesina Uzzanese, con un magazzino ed un'autorimessa, insieme a due terreni sempre a Chiesina. Congelati poi titoli per circa 45mila euro, e i sigilli sono stati apposti anche ad una Golf del 2010.

 

Ultima modifica ilVenerdì, 02 Novembre 2018 10:43

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