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Picchia la moglie incinta e mette ko il cognato

di Roberto Salotti
violenzadonnearCon uno schiaffo l'ha fatta cadere. Poi ha infierito con calci e pugni. A terra c'è sua moglie che aspetta un bambino da lui: è al sesto mese di gravidanza, ma questo non le risparmia la violenza del convivente, davanti agli altri due figli piccoli, di appena due e quattro anni, che assistono alla scena. E’ la sorella, appena diciottenne, a correre in aiuto alla giovane madre di 28 anni: ancora stesa a terra chiede pietà e grida. Con lei accorre anche il cognato, un uomo di 35 anni che cerca di fermare la furia di Michele Stepic, 26 anni, alle spalle una sfilza di pregiudizi di polizia. Ma il suo tentativo di difendere la parente inerme, gli ritorce contro la violenza del suo compagno che si avventa contro di lui e lo colpisce con un violentissimo pugno. Il cognato della giovane madre cade a terra sanguinante, e la mandibola spezzata. Quaranta giorni per la frattura esposta e scomposta della mandibola la prognosi dei medici del pronto soccorso dove sarà condotto poco dopo in ambulanza. Ricoverato, dovrà essere sottoposto ad un delicato intervento chirurgico per ricostruire la mandibola.

A dare l'allarme, sabato pomeriggio (12 aprile) attorno alle 16, è stata la giovane donna gravida che riuscita a sfuggire alle grinfie del compagno, ha preso i bambini ed è andata dritta alla caserma dei carabinieri di San Concordio, confessando di essere stata appena picchiata dal suo convivente. Una pattuglia si è precipitata sul posto e ha trovato ancora sanguinante il cognato della donna e la sorella, anche lei rimasta ferita. Sono subito scattate le manette ai polsi di Michele Stepic: è accusato di lesioni gravissime, maltrattamenti in famiglia aggravati dalla violenza su una donna gravida e in presenza di minori, oltre che di resistenza a pubblico ufficiale. Prima di finire in manette infatti l'uomo ha spintonato i carabinieri che tentavano di bloccarlo.
Un episodio sconcertante, purtroppo il sesto caso di violenze in un anno su donne in stato interessante: tutti abusi denunciati, come nell'ultimo caso. Ma tante, spiegano la dottoressa Piera Banti, referente del Codice Rosa per il pronto soccorso, e la collega Mirella Lenci, del reparto di ostetricia e ginecologia del Campo di Marte, non denunciano i loro compagni violenti, anche perché è il padre del bambino che portano in grembo.
Con grande coraggio e spaventata per l'aggressività del campo, l'ultima di queste donne è riuscita ad andare dai carabinieri facendo il nome del suo aggressore. Tutto è avvenuto attorno alle 16 nel piccolo insediamento rom di via Mammini a San Concordio. Il rapporto tra lei e il compagno era diventato burrascoso da qualche tempo ma sabato pomeriggio, secondo quello che hanno ricostruito i carabinieri, l'ennesima lite è sfociata in una violenza inaudita. Stepic ha infierito contro la giovane donna, colpendola una prima volta e facendola cadere a terra. Nonostante i lamenti della giovane, l'uomo ha continuato a picchiarla. Fortunatamente il bambino è salvo, forse soltanto perché la sorella è subito intervenuta insieme al cognato a difendere la donna, anche lei un volto già noto alle forze dell'ordine e che si trovava agli arresti domiciliari.
Un contesto dove forse è facile che si accenda la violenza, spiegano i medici che hanno seguito il caso, ma sempre più spesso aggressioni simili si verificano anche in situazioni dove la donna è emancipata e indipendente.
I fatti. Poco dopo le 16 del pomeriggio di sabato, si presenta alla caserma di San Concordio una giovane madre. Tiene per la mano due bambini e in lacrime dice di essere stata appena aggredita dal compagno. I militari raggiungono il campo rom in pochi minuti e cercano di bloccare Michele Stepic, che però si accanisce anche contro di loro. Il cognato della vittima, invece, è ferito ma sulle prime non accuserà il suo aggressore. Saranno le indagini dei carabinieri e soprattutto la testimonianza della compagna di Stepic a incastrarlo. Il gip ha convalidato il fermo: ora Stepic ha l'obbligo di firma giornaliero mentre la sua compagna lo avrebbe perdonato, riconciliandosi con lui davanti al giudice.
La giovane madre, invece, condotta in pronto soccorso è stata presa in carico dal personale del Codice Rosa: ha riportato fortunatamente soltanto tre giorni di prognosi, ma ha rischiato molto nel suo stato così particolare. “Le percosse durante lo stato interessante sono la seconda causa della morte delle donne durante il parto”, commenta la dottoressa Mirella Lenci di Ginecologia e Ostetricia. E casi come quello di sabato scorso sono purtroppo sempre più frequenti, spiega la dottoressa Piera Banti del pronto soccorso: “Non esistono casistiche - dice -: vengono aggredite anche donne che sono totalmente emancipate e indipendenti”. Eppure le violenze sono in aumento: nel 70% le vittime che vengono percosse in stato interessante hanno già subito in precedenza violenze da parte del coniuge o del compagno. Nel 30% dei casi invece le botte continuano anche dopo che la donna resta incinta e nel 15% dei casi le violenze si aggravano e aumentano gli episodi di maltrattamento.

 

Ultima modifica ilLunedì, 14 Aprile 2014 19:24
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