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Estorsioni agli imprenditori e spaccio, raffica di arresti

poliziaindaginiluccalL'ombra della camorra estende i suoi tentacoli anche in Lucchesia. In una operazione, coordinata dal servizio centrale operativo della polizia di stato, che ha portato all'esecuzione di 18 misure cautelati emesse dal gip di Napoli Tullio Morello, nei confronti di componenti del clan dei Casalesi, e in particolare delle famiglie Schiavone, Iovine e Russo, sono finiti agli arresti anche un 49enne di San Leonardo in Treponzio, Danilo Argiolas, e Franco Galante, originario del casertano ma residente a Viareggio. A Francesco Di Marco, invece, gli uomini della squadra mobile di Lucca hanno notificato il provvedimento al carcere San Giorgio di Lucca, dove si trova recluso per un altro reato. Ordinanze di custodia cautelare sono state notificate in carcere anche a Salvatore Mundo e a Maria Grazia Lucariello, ex proprietari di un negozio di specialità campane al quartiere Marco Polo di Viareggio e considerati riferimento delle famiglie Schiavone e Russo, vicine al clan dei Casalesi, in Versilia.

Insieme a loro è stato colpito da un'ordinanza anche Maurizio Di Puorto, imprenditore edile di 52 anni, originario di San Cipriano di Aversa e residente a Torre del Lago, considerato dagli inquirenti vicino a Mario Iovine, conosciuto con il soprannome di “o ninno" e arrestato a luglio dalla squadra mobile nell'ambito dell'operazione Gallardo, per riciclaggio di auto di alta gamma all'estero con l'aggravante della transnazionalità. Nei guai anche Arturo Storico, residente a Capannori, Giovanni Sglavo, di Torre del Lago, Gianluca e Francesco De Chiara. Decine invece sono gli indagati, gran parte dei quali residenti tra Lucca e Viareggio.
I provvedimenti sono stati eseguiti stamani, nell'ambito di una indagine coordinata dai pm della Dda di Napoli, Cesare Sirignano, Antonello Ardituro e Alessandro Milita, sotto la supervisione del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli.
L'indagine ad ampio raggio ipotizza un giro di estorsioni e traffico di sostanze stupefacenti che arrivavano in Toscana a cadenza settimanale, per poi essere spacciate da persone vicine al clan o sotto il loro controllo. I reati contestati a vario titolo sono infatti il traffico di stupefacenti e le estorsioni, aggravate dal metodo mafioso. Nella stessa inchiesta, risultano anche coinvolti, due poliziotti in servizio alla presidenza del Consiglio dei ministri e alla Camera dei Deputati, colpiti da ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari e accusati di aver rivelato in tempi diversi informazioni riservate e coperte dal segreto istruttorio. In particolare, ai due poliziotti infedeli viene contestato l'utilizzo a favore del clan dei Casalesi della banca dati delle Camera e di aver riferito notizie riservate apprese a Palazzo Chigi, su intercettazioni telefoniche e ambientali nei confronti di camorristi del clan Schiavone e Russo.
Secondo gli inquirenti, in particolare, ad occuparsi delle estorsioni erano le famiglie Iovine, prima, e Russo, poi: la polizia ha ricostruito numerosi episodi, di cui sarebbero stati vittime soprattutto imprenditori del settore edile, residenti in Versilia. Le richieste variavano dai 3mila ai 10mila euro, mentre in una occasione sono stati raggiunti anche i 40mila euro di pizzo.  Dalle indagini della polizia, svolte in numerose località del territorio nazionale, è emerso infatti che un gruppo di imprenditori provenienti dalla zona di Gricignano d'Aversa, in provincia di Caserta, ma da oltre 30 anni in Toscana, in particolare in Versilia, erano ormai diventati un punto di rifermento per gli affari illeciti del clan dei Casalesi, in particolare delle famiglie camorristiche Schiavone, Iovine e Russo. A svolgere il ruolo di collettore tra il clan e le vittime era, secondo l'accusa, un imprenditore, Stefano Di Ronza, indicato anche da alcuni pentiti, che raccoglieva le tangenti e poi provvedeva a versarle nelle casse del clan. Oltre alle estorsioni, i Casalesi arrestati sono accusati di aver gestito anche un traffico di cocaina dal Casertano alla Toscana. Alcuni di loro, inoltre, sono risultati coinvolti anche in una rapina a Pontedera ai danni di un furgone portavalori della Securpol il 18 giugno 2012 in cui fu gravemente ferito un testimone che tentò l'inseguimento dei malviventi.

 

Ultima modifica ilSabato, 17 Maggio 2014 11:24

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