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Video choc dell'Isis sulla chat della classe, è polemica

carabinieri industrialeIl video dura più di un lunghissimo minuto. Si vede un boia dell'Isis tagliare la testa ad un giovane, con una spada. Un lago di sangue. Poi il corpo viene trascinato in una fossa comune dove ci sono altri cadaveri: un cortometraggio dell'orrore che secondo il consigliere comunale di Gallicano Concreta e Solidale, Daniele Venturini, sarebbe finito sulla chat di Whatsapp di alcuni tredicenni, frequentanti la scuola media del paese. Una adolescente, dopo aver guardato quelle riprese, si è sentita male e ha vomitato, mentre altri hanno accusato malesseri per quello che avevano appena visto. Lo raccontano i genitori al consigliere d'opposizione che sul caso ha protocollato stamani (23 novembre) un'interpellanza al Comune di Gallicano, con la quale mette nel mirino il circolo culturale musulmano Al Baraka, che si trova in paese. Sull'onda dell'emotività per gli attentati di Parigi, a Gallicano è subito montata la polemica. "Il video in cui un giovane viene decapitato con una spada in un lago di sangue in puro stile Isis – sostiene Venturini – è stato postato nella chat da un ragazzo musulmano di 13 anni, che frequenta il centro con il padre. So che il giovane si è scusato con la classe, insieme al genitore ma questo non basta: cose del genere non devono accadere, e il Comune ha il dovere di spiegare se quel centro è o no un luogo di culto e cosa vi accade all'interno: lo frequentano tantissimi giovani per imparare l'arabo e basta mettersi davanti all'ingresso per capire che lì dentro pregano, almeno cinque volte al giorno".

Il caso del video postato dal ragazzino è finito anche all'attenzione dei carabinieri a cui si sono rivolti alcuni genitori degli studenti che lo hanno ricevuto. Ma per gli investigatori si è trattata senza ombra di dubbio della bravata, seppure di cattivo gusto, di un adolescente. Per questo motivo non si è proceduto in alcun modo, anche perché il giovane e i suoi genitori si sono scusati per il gesto sconsiderato. "Ma in quella chat c'erano anche altri ragazzi – insiste Venturini -: quel filmato, infatti, è arrivato anche a mio figlio che frequenta la seconda media. Appena lo sono venuto a sapere, venerdì sera, ho predisposto una interpellanza informando le istituzioni e chiedendo risposte definitive, che sono poi quelle che pretendono i genitori".
Il messaggio choc, tuttavia, non è stato inviato durante l'orario scolastico, ma nel pomeriggio di alcuni giorni fa mentre l'alunno si trovava a casa. Subito dopo il video si è scatenata una reazione a catena da parte degli altri membri del gruppo, che si sono dissociati da quel contenuto tanto macabro, tutti molto impressionati, qualcuno addirittura sentendosi male. "Sì – racconta Venturini -, alcuni ragazzi hanno avuto malesseri e una giovane ha accusato un malore, vomitando". La scuola, ad ogni modo, non c'entra assolutamente niente. Nonostante questo la preside si è interessata a capire come si erano svolti i fatti e ha fatto ciò che le compete come educatrice. Il tredicenne, infatti, accompagnato dal genitore, si è scusato pubblicamente con tutta la classe per le immagini che aveva inviato.
"Questo video – prosegue comunque Venturini - è stato accompagnato da messaggi deliranti che il ragazzo ha rivolto ai compagni di classe. Non so dire se trattasi di fantasie o realtà – afferma preoccupato Venturini - non spetta a me fare le indagini del caso. Vorrei sperare che trattasi di 'scherzi pesanti' adolescenziali. Per quanto mi è dato sapere il ragazzo in questione, insieme al padre, sono assidui frequentatori del centro culturale Al Baraka di Gallicano. Devo far presente che il filmato è stato visto anche da altri bambini che non fanno parte della classe frequentata dal bimbo di origini marocchine. Dopo il cruento attentato alla sede di Charlie Hebdo, sono passati undici mesi ma nulla è cambiato, anzi vi sono stati, a mio parere, dei peggioramenti nella sicurezza locale, nazionale ed europea. I cittadini si sentono abbandonati ed indifesi dalle autorità predisposte a tutelare la loro sicurezza. Dopo quest'ultimo gravissimo attentato multiplo a Parigi, le persone sono ancora più disorientate e spaventate. Vengo fermato per strada da cittadini – specifica Venturini - che mi chiedono chi controlla la moschea di Gallicano. Moschea e non centro culturale perché di fatto è un luogo di culto, in quel sito si prega con regolarità tutti i giorni per più volte al giorno. A questo punto è chiaro che il centro culturale è una moschea "sotto mentite spoglie" e per tanto a mio parere dovrebbe essere chiusa, visto le leggi vigenti in Italia. Se la comunità islamica desidera pregare continua Venturini - è nel loro diritto, come da costituzione, ma le leggi devono essere rispettate. Soprattutto – conclude Venturini - bisognerebbe vigilare di più sui ragazzi in modo che episodi incresciosi come quelli del video estremo non accadano più".

Ultima modifica ilLunedì, 23 Novembre 2015 16:11

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