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Maximulta a pescatori di frodo nel porto di Viareggio

FOTO RETI SEQUESTRATE 1Notte movimentata quella del 10 agosto nel porto di Viareggio dopo una sserie di segnalazioni alla Capitaneria di porto, da parte di operatori portuali e della pesca, di pescatori abusivi che calavano reti all’interno o nei pressi dell’imboccatura del porto di Viareggio, in violazione delle norme in materia di pesca e con potenziale pericolo per la sicurezza della navigazione (le reti, non segnalate, hanno creato non poche criticità ai naviganti soprattutto nelle ore notturne).


Da tempo, quindi, i militari della guardia costiera erano sulle tracce di questi pescatori di frodo, con il controllo dei movimenti sospetti all’interno delle darsene con le telecamere di video sorveglianza ormai installate su tutta l’area a cura dell’Autorità portuale regionale e attraverso mirati appostamenti.
Nella notte tra il 10 e l’11 agosto è scattato un controllo ad un furgone sospetto visto transitare dal varco del Lungo Molo Marinai D’Italia. A bordo del furgone c'erano due uomini, un lucchese residente a Pietrasanta, un uomo di origine marocchina residente a Viareggio, con varie attrezzature pronte per la pesca. In particolare avevano due grosse baie in plastica contenenti pezzi di rete da posta tipo tramaglio di per un totale di circa 800 metri, oltre a pesi e galleggianti.
Uno dei fermati, inizialmente collaborativo, nel corso delle verifiche ha dato in escandescenze, tentando di gettare le reti in mare per evitare il sequestro, senza successo anche per il pronto intervento dei militari operanti e dell’altro pescatore coinvolto. Al proprietario del furgone, oltre al sequestro amministrativo delle reti illecitamente detenute, è stato elevato un verbale da 4mila euro. Nel corso dei successivi accertamenti, la guardia costiera ha individuato il legittimo proprietario delle reti (hanno un valore commerciale di circa 2mila euro), un pescatore professionista della locale marineria che le ha riconosciute (fornendo anche i documenti comprovanti l’acquisto).
Il frutto della pesca di frodo interrotta con questa operazione di polizia marittima sarebbe finito sul mercato senza l’adeguata rintracciabilità ma, soprattutto, senza i previsti controlli a tutela della salute dei consumatori anche in considerazione delle condizioni igienico sanitarie in cui venivano raccolti e conservati. Sono tuttora in corso le indagini per risalire ad eventuali ristoratori e commercianti che acquistavano tali prodotti.

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