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Recensioni false, una App aiuterà a scovarle

Sarà un hotel silenzioso? Si mangerà bene? La visita varrà il prezzo del biglietto? Le foto corrisponderanno alla realtà? Sono alcune delle domande che spesso affiorano nella mente di un visitatore prima di organizzare il proprio viaggio. A mitigare l’ansia allora, intervengono le recensioni di chi ha già sperimentato la stessa esperienza. Studi dimostrano infatti che 8 persone su 10 si fidano delle recensioni online come se provenissero da una persona che conoscono. Altre statistiche dicono che le recensioni possono arrivare a produrre un aumento del 18% sulle vendite. Ma non è tutto oro quello che luccica. Proprio in questi giorni a Lucca alcuni ristoratori hanno indetto un boicottaggio di Tripadvisor, “colpevole” secondo gli esercenti di aver pubblicato recensioni non in linea con le reali caratteristiche dei loro locali.

Il tema delle cosiddette “fake news” e delle false recensioni sta acquisendo un’importanza sempre maggiore e proprio a Lucca un team di ricercatori guidati da Marinella Petrocchi dell’Istituto di informatica e telematica del Cnr di Pisa, in collaborazione con la Scuola di Alti Studi Imt Lucca e con Lucense, sta studiando questo fenomeno.
Il team della dottoressa Petrocchi, composto anche da Michela Fazzolari, Massimiliano La Gala, Alessandro Tommasi e Cesare Zavattari ha presentato i primi risultati di questo lungo lavoro di ricerca e analisi in occasione di Bright la notte dei ricercatori che si è tenuta ieri (29 settembre) nei chiostri del complesso di San Francesco. Lo studio condotto su due dei principali portali di recensioni, Booking e Tripadvisor, ha prodotto risultati molto interessanti: le opinioni analizzate legate a Lucca e provincia sono state più di 500mila ed in maggioranza sono state lasciate da italiani, seguiti da inglesi, statunitensi e cittadini di paesi europei vicini. Si è visto poi, che il numero di recensioni ha un andamento ciclico nel tempo e che c’è una correlazione inversa con il voto: nei periodi di maggior affollamento, la qualità media di hotel e ristoranti scende. La lucchesia e la Versilia sono le zone preferite dai visitatori ed in particolare, oltre al capoluogo, Viareggio, Camaiore, Pietrasanta, Capannori e Forte dei Marmi. Il picco delle visite si registra nei periodi estivi e natalizi. Un altro dato interessante è che la provenienza di un visitatore influenza le sue scelte di viaggio: un cittadino statunitense, ad esempio, tenderà a seguire lo stesso itinerario turistico che hanno seguito i suoi connazionali che lo hanno preceduto.

Dottoressa Petrocchi, fanno bene gli esercenti di Lucca a boicottare Tripadvisor?
“Innanzitutto, voglio precisare che il nostro lavoro si svolge a livello mondiale. Abbiamo voluto fare un focus su Lucca per l’occasione ed abbiamo trovato informazioni molto interessanti. Detto questo, è indubbio che l’attendibilità di questi portali sia molto discutibile”.

Ci spiega in breve in cosa consiste il vostro lavoro?
“Con il mio team abbiamo messo a punto dei sistemi di ‘mappatura’ delle recensioni. I nostri computer le scansionano e, grazie alla sentiment analysis, riescono a capire se c’è una correlazione tra il voto assegnato e la relativa descrizione. Siamo anche in grado di capire se, in un determinato periodo di tempo, una struttura registra delle variazioni anomale ingiustificate. Questo fa scattare dei campanelli dall’arme. Inoltre, in un certo senso, cerchiamo di tracciare uno storico degli utenti e cerchiamo di capire se le loro recensioni sono attendibili o meno. Stiamo anche mettendo a punto un sistema che produca recensioni in automatico per cercare di capire se questi portali sono in grado di discriminare o meno recensioni fatte da persone piuttosto che da dei robot”.

Ma se così fosse, questi portali perderebbero quasi completamente di senso.
“Non c’è dubbio che la fake detection, sia che si tratti di bufale che di false recensioni, sia un tema cruciale per l’immediato futuro”.

Non ha paura che questi giganti del web, come appunto Booking o Tripadvisor, possano cercare di ostacolare questo tipo di ricerche?
“Beh, non sono solo ricerche come queste che possono mettere in dubbio la loro attendibilità: basta fare una ricerca su Google per trovare offerte di ‘pacchetti’ di followers piuttosto che di recensioni. Inoltre, chiunque può pagare qualcuno per recensire una o più strutture e a questo non c’è rimedio”.

Quali sono gli sviluppi futuri che prevedete per queste ricerche?
“Come Cnr ovviamente il nostro scopo non è quello di vendere la licenza di quello che produrremo: metteremo a disposizione delle aziende le nostre conoscenze. Penso ad un plug in o ad una app che sia in grado di individuare le recensioni poco attendibili e di raggrupparle in determinate categorie suggerite dagli utenti”.

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