Ljd 2017, emozioni in S.Francesco con Amii Stewart – Ft foto

È stata una serata dai contenuti umani e musicali di altissimo livello quella andata in scena ieri sera (22 ottobre) in un San Francesco gremito in ogni ordine di posti. Protagonista assoluta della serata, organizzata all’interno di Lucca Jazz Donna e delle Conversazioni in San Francesco, la grande Amii Stewart. La cantante, statunitense di nascita ma trapiantata in Italia da anni, ha incantato il pubblico presente prima rispondendo in maniera molto intima alle domande della giornalista Ilaria Lonigro e poi con la sua bellissima voce, accompagnata da tre jazzisti d’eccezione come Rita Marcotulli, Giovanni Tommaso e Alessandro Paternesi.

“Lucca è stupenda – ha esordito una Amii Stewart più in forma che mai – Siete molto fortunati a vivere qui perché questa è una città a misura d’uomo. Oggi ho avuto la possibilità di fare una passeggiata in centro ed è veramente bellissima, con tanto spazio per poter camminare”.
L’artista ricorda divertita, a quasi 40 anni distanza, i suoi esordi di carriera e quel Knock on Wood che la rese celebre in tutto il mondo. E pensare che la prima volta che ascoltò l’arrangiamento proposto dal produttore Barry Lang, Amii pensò che avesse assunto qualche sostanza: “Era un suono così innovativo per l’epoca, era davvero strano. Ma in quegli anni c’era la possibilità di osare, in cui gli artisti si impegnavano per distinguersi e non per essere tutti uguali”.

Le foto di Riccardo Vannelli – www.riccardovannelli.it

La cantante nativa di Washington parla poi dell’incontro con Ennio Morricone come uno dei momenti culminanti della sua carriera e ricorda come svenne dall’emozione la prima volta che si incontrarono: “Lavorare con Ennio Morricone è stato uno dei momenti più importanti della mia vita. Durante la registrazione del Segreto del Sahara – ricorda – il maestro dovette uscire perché io non riuscivo a cantare mentre lui mi guardava”.
Sul come riesca a passare con tanta disinvoltura dalla dance, al cinema, al jazz la cantante non ha dubbi: “Studiando e perfezionandosi continuamente. Frequentando scuole di musica si ha la possibilità di acquisire quella fiducia in se stessi che permette di spingersi oltre. Certo, serve anche un po’ di fortuna, il talento da solo non basta”.
La Stewart, che ha scelto l’Italia per amore, cita tra le figure che l’hanno colpita maggiormente, Padre Pio e Vasco Rossi: due personaggi che non hanno niente in comune ma che descrive come portatori di una incredibile dolcezza.
Quando poi arriva l’immancabile domanda su Donald Trump la Stewart si fa scura: “Quando Obama venne eletto presidente, pensando a tutti gli sforzi per i diritti civili fatti dai miei genitori, pensai che in paradiso stessero ballando. Adesso, probabilmente, si staranno strappando i capelli. Credo che molti negli Stati Uniti si stiano rendendo conto di aver commesso un errore. Non si può governare uno stato con l’arroganza – commenta – Serve invece grande intelligenza e sensibilità”.
Prima di lasciare spazio alla musica, Amii Stewart concede una battuta anche su Lady D, lo spettacolo dedicato alla regina del jazz Billie Holyday, di cui è anche produttrice: “Se fai un concerto dedicato a Billie Holyday, non può non esserci Strange fruit. Una canzone che parla di diritti civili e di questo frutto strano che penzola da un albero: un uomo impiccato. Erano anni difficili quelli, in cui Billie Holyday non poteva esibirsi in molti stati del sud. Se penso a quegli anni, mi dico che abbiamo fatto tanta strada, poi accendi la tv e sembra che stiamo tornando indietro. Ancora oggi, quando la canto mi fa male. Ma io voglio essere fiduciosa e speranzosa verso il futuro”.
Le parole lasciano poi il posto alla musica e qui la serata decolla. Ad aprire le danze, sale sul palco il trio composto da musicisti di fama internazionale: Rita Marcotulli al pianoforte, Giovanni Tommaso al contrabbasso e Alessandro Paternesi alla batteria. I tre presentano alcuni estratti dal loro primo disco Around Gershwin che propone una rivisitazione di brani del celebre compositore americano. I brani rappresentano il preludio ideale per il ritorno in scena di Amii Stewart che interpreta i grandi classici di Billie Holyday. I 4 danno prova di un’abilità tecnica di livello assoluto e sembrano suonare insieme da sempre. In particolare, Amii Stewart da sfoggio delle sue abilità canore in brani come What a Little Moonlight Can Do, Fine and mellow, nella struggente God bless the child, nell’attesissima Strange Fruit e nel gran finale con la celeberrima It don’t mean a thing. La voce calda e potente della cantante si inserisce perfettamente nei fraseggi e nei virtuosismi dei musicisti, in un connubio unico e irripetibile.
Il concerto si conclude con una standing ovation per il quartetto che ha regalato alla platea una performance dal livello altissimo.

Luca Dal Poggetto

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