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Genio del barocco ma dimenticato, Lucca ‘scopre’ Martinelli

E’ un Lucchese nel mondo ante litteram, un precursore dell’emigrazione di maestranze locali che sarebbe seguita nei secoli successivi verso l’Europa e poi le Americhe. Ed allo stesso tempo è un eminente architetto dimenticato dalla città che gli dette i natali e dove, dopo aver realizzato maestosi progetti, in particolare su commissione degli imperatori austro ungarici, morì 300 anni fa. Per restituire memoria dell’illustre concittadino don Domenico Martinelli – sacerdote architetto e maestro del barocco internazionale – nel giorno della ricorrenza, il prossimo 11 settembre, si apriranno due giornate di convegno internazionale per riscoprire questa figura bistrattata dagli storiografi locali e “dimenticata” nei documenti oggi ‘riscoperti’ alla biblioteca statale e all’Archivio di stato di Lucca, grazie all’interessamento di uno storico per passione.

Il progetto si deve infatti a Oriano Landucci, presidente della Fondazione Bml (ente promotore capofila) e alla sua passione di storiche. E’ stato lui ad approfondire la conoscenza sulla vita e le opere di don Domenico Martinelli, nato a Lucca nel 1650 e morto in città nel 1718 dopo una vita di studio e realizzazioni tali da essere annoverato tra uno dei maestri del barocco internazionale. Apprezzato ancora e conosciutissimo nei luoghi dove operò all’estero, la sua “patria” lo ha per lo più dimenticato. Nato, invece, da una famiglia di modeste condizioni, studiò all’accademia di San Luca a Roma che arrivò anche a dirigere, ideando centinaia di progetti per strutture civili e religiose, molti dei quali realizzati, come il castello di Austerlitz nella Repubblica Ceca, lo stesso luogo dove fu firmata la pace fra Napoleone e l’impero austroungarico.
“Don Martinelli era un genio dell’architettura – commenta Landucci – che la città vuole riscoprire e valorizzare a 300 anni dalla morte. Al progetto abbiamo iniziato a lavorare alla fine del 2016, ottenendo una entusiastica risposta da eminenti studiosi europei”, tra i quali spicca Helmut  Lorenz, professore dell’Università di Vienna che è il principale studioso di Martinelli, sia dal punto di vista biografico che architettonico e artistico. Il percorso di ‘recupero’ della memoria è riuscito a conquistare la città, almeno le sue istituzioni. Perché sono tanti gli attori coinvolti, dal Comune di Lucca, all’Archivio di Stato e alla Biblioteca Statale dove sono custoditi importanti documenti di don Martinelli molti dei quali raccolti dallo stesso architetto che amava conservare in doppia copia bozzetti e progetti delle sue opere e dove saranno allestite mostre aperte al pubblico, con un percorso in cui saranno coinvolti, nell’ottica dell’alternanza scuola lavoro, anche gli studenti del liceo artistico e musicale, del liceo classico, degli istituti Pertini e Nottolini.
La Fondazione Bml, con la collaborazione dell’Istituto storico lucchese, è riuscita a coinvolgere anche  l’associazione Lucchesi nel Mondo, l’ufficio scolastico provinciale, l’arcidiocesi e l’Opera del Duomo, stabilendo anche un ponte di collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, ottenendo il patrocinio della Soprintendenza di Lucca.
A settembre non ci sarà, infatti, soltanto un convegno internazionale che pure dal punto di vista scientifico porterà ad integrare e ampliare la conoscenza e la ricostruzione del patrimonio, della vita e delle opere di Martinelli, ma ci saranno anche mostre, concerti e la presentazione del libro monografico su Domenico Martinelli a Lucca, scritto da Francesca Pisani e edito, con il sostegno della Fondazione Bml, da Maria Pacini Fazzi editore che ha realizzato anche il logo per il ricco calendario di eventi.
“A Lucca – ha spiegato il sindaco Alessandro Tambellini – Martinelli è conosciuto veramente a pochi. Questo convegno internazionale e le iniziative collegate riusciranno finalmente a colmare un vuoto. Contiamo con la pubblicazione degli atti del convegno di riprendere un percorso e proseguirlo con future altre iniziative”.
Eppure Lucca può fregiarsi di opere di Martinelli. Ad esempio tra esse possono essere annoverate la cappella di Sant’Ignazio nella chiesa dei Santi Giovanni e Reparata, l’altare del transetto di sinistra di San Michele in Foto, il cui altare gemello si trova nella chiesa di Sant’Angelo in Campo. Ma c’è anche l’altare della chiesa di S. Andrea , di San Nicolao e l’altare della cappella della neve di S. Maria Corteorlandini, solo per citarne alcuni.
Ma tantissime tracce sono presenti nei documenti custoditi negli archivi statali e in quelli di molti privati. “Abbiamo aderito all’iniziativa – ha spiegato la dirigente dell’ufficio scolastico provinciale di Lucca, Donatella Buonriposi -, perché crediamo che sia molto utile accompagnare gli studenti in un percorso di ricostruzione, con le fonti, della storia e della vita di un concittadino illustre. Al di là della alternanza scuola lavoro, questo progetto consente di fornire uno sguardo che dal locale spazia con significativi legami con l’estero”.
Memorie di Lucca è il progetto in cui le iniziative si collocano, ed è frutto di una collaborazione fra Fondazione Bml e Istituto storico lucchese. Il presidente Antonio Romiti ha subito abbracciato la proposta di Landucci: “Pensavo io stesso di conoscere don Martinelli, la sua vita e le sue opere ma mi sono reso conto di quanto materiale c’è e della straordinaria riposta che c’è stata da studiosi all’estero”. “Don Martinelli era un Lucchese nel mondo ante litteram – ha osservato Bruno Micheletti, dell’associazione -, possiamo dire che fu un antesignano delle emigrazioni di gessisti che sarebbero seguite poi in massa dall’intera provincia di Lucca. Per noi è l’occasione, anche dal punto di vista storico, per riscoprire questa parte dell’emigrazione lucchese”.
“Un’occasione importantissima anche per la biblioteca statale – ha sottolineato la dottoressa Angeli – perché ci consente di mostrare, ancora una volta, il prezioso contenuto documentale che gli archivi custodiscono”. Sarà in tal senso coinvolto anche l’Archivio di Stato dove si svolgeranno iniziative alla sede ai Macelli: “Sarà l’occasione – ha spiegato il direttore Simone Sartini – di valorizzare e aprire al pubblico con una iniziativa davvero internazionale gli spazi recuperati in questa zona della città”.
Convegno e iniziative. Le iniziative per i 300 anni dalla morte inizieranno l’11 e il 12 settembre con un convegno internazionale di studi, in 4 location del centro storico e con visita guidata. L’11 settembre si terrà anche l’inaugurazione della mostra dei documenti di Martinelli in biblioteca statale e il concerto con brani di musica barocca dedicati a Martinelli, a chiusura della giornata del convegno, eseguiti dagli allievi dell’istituto musicale Boccherini.
Il 12, invece, aprirà la mostra all’Archivio di Stato. Le iniziative proseguono il 21 settembre con la presentazione del libro monografico su Domenico Martinelli a Lucca, scritto da Francesca Pisani. Il 21, il 29 settembre e il 12 ottobre invece si svolgeranno visite guidate alla mostra su Martinelli all’Archivio di Stato, dove i disegni originali di Martinelli saranno ammirabili anche in due aperture straordinarie di domenica il 23 settembre e il 14 ottobre. Chiude il ciclo l’incontro con gli studenti delle scuole coinvolte per il lancio del percorso formativo dedicato proprio al sacerdote architetto lucchese, il prossimo 28 settembre.
Chi era don Domenico Martinelli. Domenico Martinelli nacque a Lucca il 30 novembre 1650 da una famiglia di modeste condizioni. Iniziò gli studi nel campo del disegno e della matematica, sotto la guida dal padre Paolino (geometra). Divenuto sacerdote nel 1673, nel dicembre del 1678 partì per Roma dove studiò alla prestigiosa Accademia di San Luca e dove dal 1683 ricoprì il ruolo di professore di Architettura e Prospettiva. Tramite l’accademia entrò in contatto con importanti committenti stranieri e nel 1690 lasciò Roma alla volta di Vienna. Da subito molto apprezzato dalla nobiltà mitteleuropea, svolse incarichi fino alla morte del suo principale mecenate, il conte Dominik Andreas Kaunitz. Nel 1705, rientrato a Roma, proseguì la sua carriera. Alcuni contrasti con alcuni membri dell’Accademia e il suo stato di salute lo indussero a ritornare definitivamente a Lucca nel 1716, dove morì nel settembre del 1718, amareggiato e in povertà.
Martinelli, in diversi momenti della sua vita, ebbe modo di svolgere incarichi anche a Lucca. Non lasciò in eredità alla sua città natale solamente il suo linguaggio, visibile nelle sue opere e soprattutto attraverso le interpretazioni degli artisti successivi quali Francesco Pini, ma anche un patrimonio composto da lettere, schizzi, appunti e disegni tra i più ricchi del periodo barocco. Dallo studio di questo materiale venne alla luce una biografia dell’architetto lucchese, scritta nel 1772 da Giovan Battista Franceschini (suo parente). Quest’opera, alla base delle conoscenze possedute su Martinelli, venne da subito utilizzata da studiosi per esaltare o criticare la figura di Domenico, che nel tempo rimase nelle memorie sempre più circoscritte di un gruppo di suoi eruditi concittadini. Una parte importante dei progetti appartenenti ai beni di Martinelli fu acquistata direttamente dai familiari e dal collezionista lucchese Giacomo Sardini. Una volta immessa sul mercato, fu acquistata dal Comune di Milano, che la conserva tutt’oggi nella Collezione Sardini-Martinelli del Castello Sforzesco. Altri disegni furono salvati dalla distruzione e acquistati da un concittadino negli anni 30 del XX secolo ed ancora oggi conservati in collezione privata. Altri, ancora, sono presenti alla Biblioteca statale di Lucca.
Domenico Martinelli si inserì in quella corrente di artisti, interpreti del linguaggio tardo-barocco romano, tanto apprezzato dalla nobiltà mitteleuropea di fine XVII secolo. La sua formazione all’Accademia di San Luca a Roma e l’impeccabile carriera ne avevano fatto un esempio. Il suo arrivo a Vienna, nel 1690, decretò immediatamente il suo successo. Per quindici anni l’architetto lucchese fu al servizio delle più importanti famiglie aristocratiche del Nord Europa, adattandosi perfettamente alle loro aspettative, alle tipologie costruttive e alle tradizioni locali, tanto da farlo preferire a grandi artisti quali Fischer von Erlach. I suoi primi studi di agrimensura furono fondamentali per la realizzazione di edifici nelle remote zone di campagna e contribuirono allo sviluppo di un maggiore livello esecutivo dell’architettura rurale. Martinelli, con il suo stile, concorse in maniera significativa a diffondere e codificare il linguaggio architettonico barocco mitteleuropeo.

Roberto Salotti

Scarica in allegato il programma del convegno

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