Anaïs Drago ad Artè: “Devo il successo a Lucca Jazz Donna” foto

Pioggia, jazz e la magia dell’autunno per una serata quasi da film in bianco e nero. In tanti ieri sera (6 ottobre) ad Artè per un altro grande evento di Lucca Jazz Donna che ha visto esibirsi sul palco artiste che, seppur giovanissime, hanno già conquistato il mondo con le loro note graffiate e il loro straordinario carisma. Prosegue con successo la 14esima edizione del festival dedicato ai talenti jazz al femminile organizzato dal Circolo Lucca Jazz insieme al Comune di Lucca, al Comune di Capannori, alla Provincia di Lucca, con il sostegno dalla Regione Toscana, della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Banca del Monte di Lucca che ieri ha visto anche la partecipazione dell’associazione Don Franco Baroni impegnata nella campagna per la prevenzione del tumore al seno.

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Per primi sul palco la piccola ma grintosissima violinista Anaïs Drago e la sua band The Jellyfish formata da Giulio Gianì al sassofono contralto, da Riccardo Sala al sassofono tenore, da Gianpiero Malfatto al trombone, da Gabriele Ferro alla chitarra elettrica, da Viden Spassov al contrabbasso e da Andrea Beccaro alla batteria.
Anaïs Drago, già protagonista dell’immagine del festival 2015 immortala in uno scatto straordinario con la sua cresta e il suo violino, vanta collaborazioni prestigiose quali Giovanni Tommaso, Pier Michelatti, Ellade Bandini, Cesareo, Gilson Silveira e molti altri, oltre ad una notevole quantità di esibizioni in festival e rassegne che le hanno permesso di far conoscere il suo talento in ogni angolo del mondo. “Ho partecipato all’edizione del Lucca Jazz Donna già nel 2014 dopo che Giovanni Tommaso mi notò ad un concerto – ha detto la violinista di Biella –. Fu emozionante perché in realtà quello fu forse il primo concerto jazz della mia vita: ho sempre fatto studi classici e solo recentemente mi sono avvicinata a questo mondo. E’ bello tornare qui oggi a presentare il mio nuovo album, è un cerchio che si chiude. Ho fatto studi classici – ha raccontato – ma in realtà adesso mi dedico a tutt’altro: musica popolare, pop, folk e rock, mi ritengo un’esploratrice di diversi mondi musicali. Questa estate ho trascorso un mese e mezzo in una residenza d’artista a Bangkok, in Thailandia, in qualità di ambasciatrice italiana del jazz, dove ho continuato a suonare, a insegnare e dove abbiamo girato il videoclip di un pezzo del nuovo album. Il gruppo delle ‘meduse’ è nato nel 2017 e imposta il lavoro sulla ricerca, la trascrizione e la rielaborazione dei pezzi di Frank Zappa. Il nuovo album non vuole essere assolutamente un tributo a Zappa, ne abbiamo solo preso spunto. Quando ho cominciato non sapevo assolutamente dove saremmo andati a finire”.
Una serata, però, che non ha visto protagonisti solo artiste femminili. All’ingresso di Artè, infatti, anche I segni della musica, la straordinaria mostra d’arte firmata da uno dei pilastri della manifestazione: Bruno Pollacci. Speaker radiofonico, insegnante di anatomia all’Accademia delle belle arti di Pisa, critico d’arte e, ovviamente, anche jazzista e pittore. Una mostra, quella di Polacci, che in varie tecniche di pittura come l’acquerello e il carboncino vede rappresentati i mostri della musica internazionale. Un’idea, quell’artista, nata dal suo grande amore per la musica che negli anni gli ha fatto conoscere grandi musicisti quando ancora non erano nessuno.
“Dopo aver fatto diverse mostre dedicate agli ‘ultimi’ – ha detto il pittore – mi sono dedicato a raffigurare i grandi maestri del jazz, ma anche del blues e del rock. Io amo ogni genere musicale ma credo che il jazz abbia molto da insegnare: il jazz – racconta – ha saputo da sempre unire ed abbracciare tutte le diversità creando un sound tutto suo. E’ questo ciò che tutti dovrebbero imparare: la diversità fa solo bene. Ho dedicato una vita alla computer art ma poi, nel 2014, ho sentito il bisogno di tornare alle origini, di disegnare nuovamente a mano: disegnare a mano è senza dubbio più sensuale, più diretto a livello emotivo, e io avevo bisogno di tornare ad esprimermi in quel modo”.
Ma torniamo ‘sul palco’: nel secondo set, Chiara Padellaro con Acqua per Filibusta Records: Chiara Padellaro alla voce, Danilo Blaiotta alle tastiere, Giuseppe Salvaggio al basso elettrico, Marco Tardioli alla batteria. Chiara Padellaro esce con Acquaquest’anno, dopo l’uscita a giugno 2016 dell’Ep Chiedimi chi sono. Questo nuovo lavoro discografico vede dieci brani originali scritti prevalentemente dalla cantautrice. Acqua è un disco vario nel genere e negli stili: predomina la canzone d’autore impregnata di jazz, ma in grado si spaziare anche tra funk, soul e pop.
A chiudere la serata i Pure Joy Quintet (Joy Grifoni) con Spirit of the Wood, Abeat Records: Joy Grifoni al contrabbasso e alla voce, Guido Bombardieri al sax alto soprano CL. Basso, Francesco Baiguera alla chitarra, Mattia Manzoni al pianoforte e synth, Davide Bussoleni alla batteria. Joy Grifoni ha ricevuto premi come musicista e compositrice quali 2008 Injazz, 2009 Note Scordate, 2010 Note di donna, 2011 Berklee Awards, 2016 European jazz award. Pure Joy è un progetto jazzistico di carattere strumentale teso alla ricerca di nuove sonorità strutturali che rappresentino una sinergia creativa fra spunti mutuati dalla tradizione jazzistica e dalla Third Stream europea. Il progetto ha giovato della partecipazione di importanti nomi del panorama jazzistico nazionale ed internazionale quali Fausto Beccalossi (side-man di Al Di Meola), Stefano D’Anna (side-man di Enrico Pieranunzi), Guido Bombardieri (collaborazioni con Enrico Rava, Paolo Fresu), Avishai Cohen. Il repertorio è interamente costituito da composizioni originali inedite. Ricordiamo che il festival prosegue il 12 e 13 ottobre al Real Collegio di Lucca e domenica 21 ottobre con Irene Grandi nella chiesa di San Francesco.

Giulia Prete

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