Allegretto (perbene… ma non troppo): spettacolo al teatro Nieri

Domani (22 novembre) si terrà al teatro comunale Idelfonso Nieri di Ponte a Moriano il secondo appuntamento della finalissima del Festival Regionale Grand Prix Toscana 2019, inserito nel circuito del Gran Premio del Teatro Italiano, organizzato dai comitati Fita di Lucca e regionale della Toscana.

La compagnia vincitrice rappresenterà la Toscana al Festival nazionale che quest’anno sarà ospitato dalla Calabria e nel quale concorreranno le vintrici degli omologhi concorsi regionali.
Alle 21,15 la compagnia Gad di Pistoia mette in scena Allegretto (perbene… ma non troppo), due atti di Ugo Chiti. Allegretto (perbene ma non troppo), testo scritto da Ugo Chiti alla fine degli anni ’80, ci racconta una storia di dolore e pregiudizio. In una Toscana alla fine degli anni ’30, in pieno periodo fascista, un piccolo paese si trova ad accogliere sua Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini per l’inaugurazione di una casa dell’OMNI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia), ma il ritrovamento di un presunto feto umano in un campo mette scompiglio in ogni animo. Le autorità intoccabili di ogni piccola comunità di allora (prete, gerarca, maresciallo, podestà) si affannano a trovare subito un colpevole per risolvere il grosso problema, morale e civile. Naturalmente chi ne fa le spese è sempre il più debole e il più indifeso… Ma quando tutto sembra risolversi in una soluzione efficace, un colpo di scena porta l’azione verso altri orizzonti. Si narra una storia di ingiustizia, di prevaricazione, di pregiudizio, di sofferenza, dove chi conta può dir la sua, chi non conta invece “deve sempre mettere nero su bianco con sotto una firma che conta” per essere creduto.
“Ugo Chiti ha sempre rappresentato, con la sua drammaturgia – commenta il regista Enrico Melosi – un sentiero percorribile per me e per come intendo il teatro. In Chiti ho trovato crudezza nell’esposizione dei fatti e delle emozioni, un vissuto senza inutili fronzoli, dove i personaggi, in un susseguirsi di intense scene madri, esplorano e dilaniano l’animo umano in un racconto schietto ed efficacissimo. Lo spettatore ne rimane coinvolto in maniera completa, appoggia le sue difese e si fa prendere dalle innumerevoli sfaccettature dei personaggi che si susseguono sulla scena progressivamente fino ad una risoluzione aspra e senza possibile speranza. Il lavoro che Ugo Chiti ha fatto sul linguaggio è interessantissimo; la lingua toscana della quale si serve, e della quale i suoi personaggi devono fare tesoro, offre un intenso e arricchito narrato drammaturgico con i colori e le sfumature, i toni, che in ogni ascoltatore vibrano in una gamma di colori conosciuti. I modi di dire, i paragoni, le assonanze con un mondo arcaico e contadino, la saggezza amara dei personaggi chiave, le parentesi buffe e sarcastiche di un pensare ed un agire toscano, compongono un quadro antico e attualissimo insieme”.

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