Puccini a caccia a Bolgheri e Capalbio, ecco le lettere al marchese Antinori

Grande attesa per la presentazione in anteprima assoluta del volume di Maurizio Sessa, Andrò nelle Maremme. Giacomo Puccini a caccia a Bolgheri e Capalbio: lettere al conte Giuseppe della Gherardesca e al marchese Piero Antinori, che raccoglie 161 lettere inedite, scritte da Puccini nell’arco di tempo che spazia dal 1903 al 1924, anno della sua morte sopraggiunta in una clinica di Bruxelles e conservate nell’Archivio Antinori.

Una scoperta resa possibile dal marchese Piero Antinori, omonimo del nonno paterno (colui che suggerì a Puccini di assistere, a New York, a un lavoro teatrale di David Belasco da cui fu tratto il libretto de La Fanciulla del West), che ha promosso la pubblicazione delle lettere custodite a Firenze nel rinascimentale Palazzo Antinori.

Il volume, pubblicato con un ricco corredo fotografico dalla Maria Pacini Fazzi editore di Lucca, sarà presentato a Lucca il prossimo 5 dicembre, alle 18, a Palazzo Bernardini, sede di Confindustria Toscana Nord, presentazione inserita all’interno della manifestazione I giorni di Puccini e realizzata in collaborazione con il Rotary Club di Lucca. Dopo il saluto del presidente del Rotary Domenico Fortunato e del Direttore della Fondazione Puccini Massimo Marsili, sarà la professoressa Gabriella Biagi Ravenni, presidente del Centro Studi Giacomo Puccini a presentare il volume addentrandosi nel lavoro affrontato da Sessa; è inoltre in programma l’intervento di Agnese Pini, direttrice del quotidiano La Nazione.

Giacomo Puccini, Giuseppe “Beppino” della Gherardesca, Piero Antinori dunque al centro di una lunga storia di amicizia, che partendo dalle due Maremme toscane, tra una battuta al cignale e una tela alle folaghe, conduce poi per mano il lettore in giro per il mondo. Un viaggio tra le grandi capitali della Vecchia Europa con lunghi soggiorni artistici in America del Sud e Stati Uniti, sulle tracce di un compositore di genio assoluto, a lungo svilito dalla critica coeva, e che tante e troppe biografie hanno sbrigativamente cristallizzato in una rassicurante e stereotipa immagine oleografica, aneddotica. Una personalità, quella di Puccini, invece molto più complessa di quanto si è comunemente portati a credere.

Il libro di Sessa si muove alla riscoperta non del “vero Puccini”, ma del Puccini più vicino al vero. Un’occasione per rivivere “in presa diretta”, con la calligrafia nervosa, con la prosa sintetica e ricca di espressioni colorite e motti di spirito che contraddistinguono queste lettere inedite, i trionfi e i “fiaschi” (su tutti il clamoroso insuccesso della premiere di Madama Butterfly il 17 febbraio 1904 al Teatro alla Scala di Milano), le gioie e i dolori, gli amori e i dissapori familiari di un artista che con le sue opere impregnate di lirico sentimentalismo colpiva dritto al cuore il pubblico osannante.

Lettere che raccontano delle sue ascese e delle sue cadute artistiche e umane. Un “romanzo” epistolare, che ha per protagonista il “guitto organista di Mutigliano” divenuto con infiniti, spossanti tormenti creativi il compositore più acclamato al mondo, che ha ben poco di romanzesco.

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