Memoria, in San Micheletto la storia delle donne del campo di Ravensbrück

L'incontro dedicato agli studenti è organizzato dall’Associazione Toscana volontari della libertà

L’Associazione Toscana volontari della libertà organizza venerdì 31 gennaio in San Micheletto alle 10,30 un incontro sulla storia del campo di concentramento di Ravensbrück, che accolse solamente donne.  Durante l’evento aperto alle scuole cittadine della Provincia di Lucca, sarà proiettato un documentario al termine del quale la docente Gemma Giannini (vicepresidente Atvl) commenterà con i ragazzi la terribile storia del campo. Introduce Simonetta Simonetti, presidente Atvl.

Il campo di concentramento di Ravensbrück, era il più grande campo di concentramento femminile creato dai nazisti. Si trovava nella regione del Brandeburgo a circa 90 chilometri a nord di Berlino e venne aperto il 15 maggio del 1939.

Inizialmente vi vennero rinchiuse 2000 donne provenienti dalla fortezza di Lichtenburg, ormai non più adatta a contenere un numero così alto di prigioniere.

Le prime deportate ad esservi internate erano accusate di aver violato le Leggi di Norimberga in merito alla purezza della razza ariana avendo avuto rapporti con uomini considerati di “razze inferiori”. Con loro anche antinaziste, comuniste, socialdemocratiche e molte considerate “asociali”.

Le donne furono costrette a lavorare nei laboratori dove venivano cucite le uniformi dell’esercito tedesco e dal 1941 a prestare il proprio lavoro coatto nella fabbrica che la Siemens aveva appositamente costruito per sfruttare la manodopera. A Ravensbrück transitarono anche numerose donne ebree che però vennero poi deportate ad Auschwitz per lo sterminio finale.

Il campo accolse 130mila prigionieri (20mila furono uomini) dei quali 92mila morirono per inedia, malattia, fame, o uccisioni o esecuzioni da parte dei carcerieri nazisti.

“L’Associazione Toscana volontari della libertà intende con questo incontro – anno spiegato Gemma Giannini e Simonetta Simonetti – portare all’attenzione delle giovani generazioni una pagina poco conosciuta dello sterminio nazi-fascista, che vide le donne vittime in un luogo oggi museo: il campo di Ravensbrück”.

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