‘Storie del Novecento in Toscana’, fino al 31 maggio la nuova mostra al Lu.C.C.A. fotogallery video

Da Soffici a Venturi un viaggio sul "ritorno all'ordine" dopo le avanguardie dell'inizio del secolo scorso

Ottantuno opere per affittare una camera con vista su un pezzo della nostra memoria collettiva: si intitola Storie del Novecento in Toscana la nuova grande mostra allestita al Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art, dal 25 gennaio al 31 maggio.

Uno sguardo sui lavori di Soffici, Viani, Rosai, Maccari, Marcucci e Venturi, che si sposta lungo una sorta di linea immaginifica che va “dal ritorno all’ordine alla conquista del disordine”.

La mostra, a cura di Maurizio Vanni e Piero Pananti, si snoda attraverso un percorso espositivo composto da sculture, grandi dipinti e disegni. Sarà suddivisa in sei piccole esposizioni personali, pronte a raccontarsi ai visitatori all’interno delle otto sale del museo. Per parlarne, stamani (24 gennaio) accanto ai curatori sono intervenuti l’assessore alla cultura Stefano Ragghianti ed il presidente del museo, il dottor Angelo Parpinelli.

“Certe volte – commenta Vanni – per poter fare un passo avanti bisogna farne due indietro. Il 2020 del museo si apre con una mostra dedicata alla Toscana della prima metà del Novecento: si rivolge a sei personaggi che, in modo personale, hanno fatto scelte che avrebbero condizionato le generazioni successive nel mondo delle arti visive figurative”.

Artisti, quelli protagonisti della mostra, che “con le loro opere rappresentano dei veri e propri sismografi di un’epoca. Questi artisti si muovono in Europa per aprirsi al nuovo, si scambiano idee e metodi, ma non smarriscono mai la loro toscanità. Si tratta dell’incontro del mondo con i toscani, che conduce ad un cambiamento profondo: si capisce che la materia può essere superata, concepita in chiave intimista. Che si può andare oltre quello che si vede con gli occhi”, conclude Vanni.

Quello che unisce tutti questi artisti è l’attenzione verso la società: una narrazione che rispecchia un momento storico non facile e che li porta ad avere un occhio di riguardo verso i personaggi meno fortunati.

Per Parpinelli “questa è una mostra voluta e cercata da tanto tempo, perché ci aiuta a ricreare una memoria storica. Dovrebbe fare orgogliosi i toscani, perché racconta la nostra terra. Lucca ha bisogno di grandi eventi – prosegue – ma anche di momenti artistici culturali che diano un messaggio di qualità ai turisti. Noi siamo tra i pochi a fare questo tipo di lavoro e, per questo, speriamo di ottenere la risposta che vorremmo”.

Un territorio, la sua identità e le sue tradizioni – per decenni punto di riferimento per la cultura mondiale – che non mettono mai in discussione la dirompente forza del passato, anzi: lo confermano. Quella raccontata dall’esposizione è una Toscana che sa coniugare tradizione e avanguardia, classicità e modernismo, accademismo e evoluzione, finito e infinito, “ritorno all’ordine” e “conquista del disordine”. Un periodo fertile, il Novecento, che vede il superamento dell’esperienza futurista e porta artisti ed intellettuali a rivedere i propri pensieri circa le avanguardie: si cercano, piuttosto, risposte rassicuranti ancorandosi al passato. Si guarda indietro per ritrovare nella cultura quell’identità nazionale che avrebbe dovuto fare da collante tra gli italiani di fronte al resto del mondo.

“Lucca – commenta l’assessore Ragghianti – non è solo un luogo che ospita grandi eventi, ma anche un posto che riesce ad elaborare occasioni di grande cultura: il museo Lu.C.C.A. ne è un esempio. La città vede un gran numero di eventi, che costituiscono una ricchezza incredibile: dobbiamo saper coniugare importanti flussi turistici con la nostra memoria e le nostre tradizioni. Non possiamo essere una città carosello, questo è sicuro. Vorremmo che anche i lucchesi rispondessero, per riscoprire una porzione della nostra vita”. Sotto questo punto di vista, il museo ha già pensato ad alcune visite ad ingresso gratuito proprio per i residenti.

L’altro curatore della mostra, Pananti, memoria storica vivente, ricorda che “la Toscana è come un seme, si mette sotto terra e prima o poi qualcosa esce. Ho voluto collaborare specialmente perché vorrei che fosse rivalutata la qualità del tessuto pittorico locale. Probabilmente – aggiunge – la vera avanguardia oggi è la retroguardia, interiore, spiritualizzata da questi sei grandi artisti. Qui in mostra ci sono esempi unici, inimitabili nel resto d’Italia”.

Si trattò dunque, a tutti gli effetti, di un vero e proprio Ritorno all’ordine che si diffuse come un inarrestabile balsamo in tutto il vecchio continente: un trend che troverà supporto in quell’eccezionale rivista che fu Valori plastici, che coinvolgeva personaggi del calibro di Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio e Ardengo Soffici. All’inizio del Novecento la Toscana era caratterizzata da un’intensa vita artistica.

Tra gli esponenti più influenti del momento spiccavano Mino Maccari e Mario Marcucci, che risentivano dell’influenza del post macchiaiolismo. Altri, invece, traevano spunto dal Futurismo, seppur fornendone una chiave di lettura personalizzata. Soffici – fondatore della rivista fiorentina Lacerba insieme a Giovanni Papini – non cercava il dinamismo nei suoi soggetti, mentre Ottone Rosai si apriva ad un senso soggettivo di forza drammatica. Entrambi non negheranno un’attenzione particolare per il Quattrocento toscano e, del resto, nel 1917 sulla rivista La Voce inizia a parlare del recupero dei valori plastici e delle forme artistiche primitive, come punto di partenza mediante il quale codificare il nuovo secolo.

Tra le molte importanti opere esposte spicca, per dimensioni e vicinanza alla città, l’incredibile quadro di Viani che racconta La peste a Lucca.  Un pezzo di storia che ci riguarda da vicino e che, anche per questo, merita di essere approfondito e riletto.

La mostra sarà visitabile dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 19 (Biglietto intero 10 euro, ridotto 8 euro; sono disponibili visite guidate su prenotazione). Per maggiori info e prenotazione biglietti è possibile consultare il sito https://www.luccamuseum.org/.

Domani (25 gennaio) l’inaugurazione della mostra alle 18,30.

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