Lu.C.C.A, ultimi giorni per la mostra del lucchese Roberto Baronti

A cura di Maurizio Vanni, l'esposizione riflette sul tempo e rivisita il celebre monumento di Ilaria Del Carretto

Le riflessioni sul tempo e la rivisitazione del celebre monumento funebre a Ilaria Del Carretto realizzato da Jacopo della Quercia. Sono questi i temi affrontati dall’artista lucchese Roberto Baronti nella sua personale dal titolo Modern Ilaria. Il presente del passato, a cura di Maurizio Vanni, esposta nel Lu.C.C.A Lounge & Underground (ingresso libero) dal 25 gennaio e prorogata fino al 31 maggio 2020.

Quella di Baronti, da testimone del proprio tempo, è non solo narrazione, ma anche lucida provocazione. La serie di opere che propone, che sono immagini di sintesi, non sono citazioni, rivisitazioni, omaggi, rappresentazioni o decontestualizzazioni della figura di Ilaria, bensì una proposta originale che Sant’Agostino definirebbe: “Il presente del passato”.

Baronti fa riemergere dal suo archivio memoriale esperienze emotive, intellettive, sensoriali e a tutto questo aggiunge la sua visionarietà: “Connota la Modern Ilaria – spiega il curatore Maurizio Vanni – in contesti implausibilmente possibili, improbabili, credibili, fantastici e, al tempo stesso, così prossimi all’interpretazione di un mondo digitale che cerca di non sopprimere la nostra identità”.

È come se l’artista ponesse un filtro sui ricordi e da lì partisse per riprogettare l’esistenza. “Baronti – prosegue Vanni – non vuole mettere in discussione il presente, anzi cerca di esaltarlo proprio partendo da un’immagine nota del passato. Le sue immagini ci propongono, in un tempo zero assolutamente originale, un impianto compositivo solo in apparenza classico violato da un elemento che, proprio nel passato, ha connotato la priorità percettiva dei più grandi capolavori della storia dell’arte: la luce. Lo spazio è quasi sempre determinante quanto le figure, non è mai ‘occupato’ casualmente e ritma le energie sprigionate dall’abbinamento delle forme”.

In tutto questo racconto Ilaria risulta essere un pretesto, una suggestione o un elemento iconografico comparativo che: “Ci sollecita a immaginare – continua – a fidarci del non visibile provando a trasformare la ‘bellezza delle forme’ in strumento per deflagrare il velo di Maya che cripta tutte le cose del mondo. Baronti ci ricorda che tutti noi abbiamo in dotazione naturale una speciale macchina per viaggiare nel tempo: i ricordi per andare nel passato, i sogni per muoversi verso il futuro“, conclude Vanni.

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