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Premi e menzioni per i progetti a Firenze e Riccione dell’architetto lucchese Pietro Carlo Pellegrini

Assegnati i riconoscimenti nazionali Inarch: apprezzati il recupero di un ex Fornace e il nuovo museo degli Innocenti

Un premio (e… mezzo) e una menzione all’architetto lucchese Pietro Carlo Pellegrini per il progetto di recupero dell’ex fornace di Riccione per la realizzazione di una nuova scuola media intitolata a Geo Cenci. L’opera ha vinto il premio Inarch per la regione Emilia Romagna e ha riceviuto la menzione speciale nel premio Inarch nazionale.

Un’altra opera, il nuovo museo degli Innocenti a Firenze, di cui Pellegrini è coprogettista insieme allo studio fiorentino Ipostudio, ha vinto il premio nazionale Inarch.

I premi nazionali sono stati annunciati oggi (18 dicembre) durante una cerimonia in streaming cui hanno partecipato il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli, i premiati e alcuni membri della giuria, presieduta dal filosofo e allievo di Gillo Dorfles Aldo Colonetti, e composta dal presidente dell’In/Arch Andrea Margaritelli, dal direttore generale dell’Ance Massimiliano Musmeci, dall’imprenditore e già presidente dell’In/Arch Adolfo Guzzini, dal presidente di Edilportale Ferdinando Napoli, dal critico di architettura Stefano Casciani, dall’architetto spagnolo Carme Pinòs e dall’architetto Monica Alejandra Mellace.

Giunge così al termine un lungo percorso che ha visto, nei mesi scorsi, la presentazione, grazie alla piattaforma di Archilovers, di oltre 1260 candidature, l’assegnazione di opremi in tutte le 20 regioni italiane e l’organizzazione di 9 eventi regionali.

Commenti

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  1. Contrada S.Concordio
    Scritto da Contrada S.Concordio

    abbiamo un archistar di questa levatura, e gli lasciamo progettare opere improbabili, superflue e fortemente osteggiate dalla popolazione come la Piazza Coperta e la Galleria Coperta? Ha fatto miracoli con una ex fornace, non poteva il Comune affidargli il restauro del Chiesone, invece che quella cosa assurda che è la Piazza Coperta? Dai, forza, tanto quella non la faranno mai, siamo ancora in tempo.