Morto Roberto Brivio dei Gufi, il ricordo di Gildo dei Fantardi

Il cantastorie lucchese: ”È stato un grande e preziosissimo amico, tornerò a cantare le sue canzoni"

Nuovo lutto nel mondo del cabaret per la morte di Roberto Brivio, ex dei Gufi.

Così lo ricorda Luciano Filippi alias Gildo Dei Fantardi, cantastorie lucchese. “Uno dopo l’altro – dice – i miei amici artisti dell’arco di tempo immemorabile, piano piano se ne vanno. E cosa devo dire se non confermare la moltitudine di personaggi dello spettacolo e dintorni, con cui esiste una reciproca amicizia consolidata nel tempo di cui sono, come diceva Roberto Brivio, un componente della grande famiglia? Ci ha lasciato per sempre Roberto Brivio, ideatore e fondatore assieme a Nanni Svampa, dei Gufi, storico quartetto noir che ha portato negli anni Sessanta un modo assai inusuale per quei tempi, di fare spettacolo, cabaret e teatro”.

Roberto Brivio lutto I Gufi

“In questo momento e in questo spazio – dice Gildo – voglio rimarcare che dai Gufi è nata e radicata la mia passione per il cabaret e poi per il canto popolare, e per l’occasione voglio esprimere il mio intenso cordoglio per la perdita del mio caro amico Roberto, ricordando in questo spazio alcuni dei momenti importanti che ci hanno accompagnato per lunghi anni. Come già ho avuto modo di raccontare, Roberto Brivio, come Nanni Svampa, è stato un amico prezioso, un maestro e un mio estimatore, spronandomi e dandomi fiducia per le avventure cabarettistiche future. Dopo lo scioglimento dei Gufi, Brivio, ha continuato imperterrito a portare in scena, ovunque si esibiva, il ricordo e la continuazione della “gufeide” ed io ero spesso a seguirlo, anche quando si fece affiancare da Augusto Mazzotti, un creatore di battute di vario spessore. Non posso dimenticare tanti anni fa quando mi invitò a Genova al teatro Instabile dove aveva una serata con Augusto Mazzotti e in quella occasione mi presentò un progetto di un film in cui aveva previsto anche la mia partecipazione. Faccia di Gomma il titolo e grazie a questa occasione, al teatro Instabile, feci la conoscenza di Tullio Solenghi che allora da principiante attore, giovanissimo, effettuava le sue performance in quel teatro di via Trebisonda”.

“Ecco, avere amici come Roberto Brivio e tanti altri – prosegue Gildo – mi hanno portato ad una serie di ulteriori amicizie consolidate e radicate nel tempo. Brivio è stato certamente un instancabile operatore dello spettacolo. È stato direttore artistico e gestore di vari teatri della Lombardia, si è dilettato con le operette, nella scrittura di libri, inerenti le sue caratteristiche. Uno in particolare che è stato una critica feroce sul cabaret dagli anni Ottanta in poi, ed ha continuato imperterrito a portare in alto il valore dei Gufi. Di Roberto ho anche il ricordo di quando nel 1982, ricomposti i Gufi, temporaneamente per una partecipazione come ospiti al festival di Sanremo di quell’anno, lo ritrovai a Lucca al Teatro del Giglio con il ricostituito gruppo, però senza il Magni che si era ridefilato, per partecipare allo spettacolo Bimbo Day in due giornate, organizzato e ripreso dalla Rai”.

“Sono troppi gli argomenti e le situazioni da ricordare – dice ancora Gildo – Però da quando siamo entrati nel periodo pandemico, con lui ci sono stati momenti di interpretazione di canzoni e argomenti del virus in atto. In questo contesto mi inviò due testi, uno appena sfornato dalla sua fervida mente, specializzata nel tetro e macabro, e l’altra la rivisitazione di una canzone composta da lui, ironica, sarcastica e macabra, sul tema della peste (1600 peste ti colga) e che aveva riadattato al coronavirus in corso e ambientato in Cina e che mi aveva invitato ad eseguire nella nuova versione adattata al periodo. Mi aveva chiesto anche di partecipare a dirette web tv con collegamenti dal suo studio. Poich non sono pratico, purtroppo, di questi sistemi di comunicazione, allora lo feci entrare in contatto con Massimo Silva, mio amico di Lucca che di queste innovazioni è pratico, e così fu instaurato anche il contatto tra Roberto e Massimo Silva. Questo era Roberto Brivio per me, grandissimo e preziosissimo amico e io sono stato per lui uno da coltivare…”.

“Ora – spiega – è andato a raggiungere gli altri due che già se ne erano andati: Gianni Magni, tanti anni orsono e Nanni Svampa più recentemente. Rimane ancora attivo Lino Patruno, anche lui logicamente caro amico che spero rimanga ancora a lungo insieme a noi. Ciao Roberto Brivio, Ora sei nel mondo lugubre che hai sempre raccontato e in cui ti sei contraddistinto. Ciao Cantamacabro. Stai tranquillo che da parte mia fino a quando potrò, continuerò a portare avanti il tuo intento. Riprenderò in ricordo di Gianni, Nanni e te, e in onore di Lino, il vecchio progetto di Gildo canta i Gufi. Al termine di questi ricordi, non posso tralasciare quello che rimane scritto da Brivio sul mio conto con un suo pensiero sincero e spassionato e che è la dimostrazione del rapporto intercorso tra noi nel tempo”.

Così scriveva Brivio di Gildo nel libretto Popolarcantando pubblicato nel 1993: “Caro Gildo quanti anni di conoscenza reciproca? Dal lontano 1965. Ventinove anni. Accidenti, siamo invecchiati. E dal 1970, poi dopo lo scioglimento dei Gufi, speranze, progetti e idee. Io, in giro per la Toscana, tra un festival e una serata in discoteca, tu sempre presente, discreto, con la voglia di fare, di lavorare, senza mai chiedere, con l’atteggiamento di dare. Poi una punta di gelosia nel vederti lavorare con altri protagonisti magari emergenti, ricordandomi che ti avevo coinvolto in un mio progetto, poi non andato in porto. Avevo provato a “buttarti” io sul palcoscenico e avviarti al successo che meriti da tempo. Gildo dei Fantardi, coraggio. Il tuo straordinario nome porterà alla tua passione quella fortuna che con la simpatia e la bravura consoliderà il tuo personaggio nella nostra grande famiglia”.

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