Brutti voti? Al Vallisneri c’è ‘One to one’, per migliorare con l’aiuto degli studenti più grandi

Il progetto di tutoring volontario coinvolge ad oggi 38 coppie di studenti

Se per aggiudicarsi buoni voti ed essere promossi è sufficiente studiare, meglio se con metodo e costanza, non è altrettanto scontato che per farlo bastino impegno e volontà. Soprattutto quando ci si ritrova in una scuola nuova, con materie mai affrontate prima e approcci didattici diversi da quelli conosciuti alle medie. A questo quadro, già complesso di per sé, si aggiungano quest’anno le difficoltà generate dalla didattica a distanza o didattica digitale integrata che dir si voglia. Tra il confronto sfilacciato via social e videocall con i compagni e i docenti e la relazione a intermittenza con i nuovi ambienti, ci sono buone le ragioni per sentirsi spaesati e un po’ più fragili. Tanto più se si hanno appena 14 anni.

Un aspetto per niente sottovalutato dal liceo Vallisneri, che già da due anni si è fatto promotore di un percorso interno di educazione tra pari con la supervisione della dottoressa Chiara Ferroni, psicologa e psicoterapeuta della cooperativa Odissea. Un’opportunità in più per i ragazzi e le ragazze, ad accesso libero e volontario, nella quale ha da subito creduto la professoressa Maria Rosaria Mencacci, dirigente dell’istituto.

Il progetto di tutoring si chiama One to one e permette agli studenti del primo anno di avere accanto un altro studente, di due anni più grande, in grado di aiutarli a superare le difficoltà in al massimo due materie – quelle che gli stessi ‘primini’ segnaleranno come maggiormente ostiche. Ma la forza di questa esperienza è in quelle che Massimo Cellai, docente responsabile per la peer education al liceo Vallisneri, ha definito ‘condizioni precognitive‘. I ragazzi che si affidano ad altri ragazzi migliorano, e molto, e non perché studenti del triennio siano più bravi degli insegnanti a farsi capire. Il quid in più sta tutto nella capacità di regolare gli strumenti di percezione, di sé stessi e del nuovo intorno, che solo un altro studente riesce a trasmettere.

“L’obiettivo è imparare a stare bene a scuola – spiega Massimo Cellai – e a vivere il tempo dello studio e dell’apprendimento con serenità, senza ansie. Una valutazione insufficiente è molto spesso il risultato di un malessere profondo verso il nuovo contesto: ecco perché una solida relazione tra pari, che diventa fiducia, autostima, comprensione di quei codici non scritti che identificano le comunità scolastiche, può generare una positiva evoluzione del rendimento più di tanti ‘spiegoni’. L’impegno dei ragazzi del triennio verso quelli del biennio permette anche ai docenti di sentirsi supportati e meno soli”.

Dopo un anno di sperimentazione, lo scorso febbraio si sono formate le prime 33 coppie di studenti. Il Covid-19, a marzo, ha interrotto questa esperienza di studio condiviso, un pomeriggio a settimana, nelle sale della biblioteca del liceo: dopo più di un mese di lockdown, infatti, solo 18 coppie hanno scelto di riprendere le attività da remoto. A quel punto dell’anno scolastico era diventato chiaro che le lezioni in presenza non sarebbero riprese e che tutti, indipendentemente dalle valutazioni, sarebbero stati promossi.

Una condizione eccezionale che ha subito convinto il liceo Vallisneri a riproporre il progetto One to one, per quest’anno scolastico, anche alle classi seconde. Ad oggi sono attivi 38 percorsi: 28 vedono uno studente di prima affiancato da uno di terza, 10 sono invece quelli che coinvolgono studenti di seconda seguiti da quelli di quarta. Anche attraverso il computer la relazione tra studenti funziona e, in un certo senso, la possibilità di connettersi da casa facilita i contatti, confermando la capacità di reazione positiva di fronte allo scenario delinato dalla pandemia dimostrata dalla scuola e dai più giovani.

La supervisione del progetto, a cura della cooperativa Odissea, punta a non superare i due anni di distanza tra gli studenti coinvolti, per favorire uno scambio più efficace. Una volta al mese i giovani tutor fanno il punto con i responsabili dei percorsi, condividono eventuali difficoltà e problemi. Nessuno, insomma, è lasciato solo, in questa esperienza evolutiva.

“Non c’è corrispondenza tra bei voti e capacità di svolgere al meglio il ruolo di tutor. Anzi – osserva Cellai – capita che i ‘più bravi’ abbiano qualche difficoltà in più nell’entrare in empatia con chi è a rischio bocciatura. Va aggiunto inoltre che non tutti quelli che vivono questa condizione di fragilità accettano di farsi aiutare: la metà dei ragazzi più piccoli che hanno aderito al progetto hanno bisogno solo di rafforzare il proprio metodo di studio”.

La scuola ha il compito di informare dell’opportunità offerta ma non può forzare l’adesione. Si sappia, comunque, che i tutor ‘in panchina’ sono al momento 16. Ma le prime pagelle sono appena arrivate ed è molto probabile che il numero di studenti interessati cresca.

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