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Tante iniziative di Fondazione Bml per il centenario della morte di Alfredo Caselli foto

Ci sono speranze anche per un recupero del Caffè di Simo, Angelini: "Auspico che siano maturate le condizioni per un nuovo contratto d'affitto"

Fondazione banca del Monte di Lucca è pronta con un ricco calendario a celebrare il centenario della morte di Alfredo Caselli – figura di spicco negli ambienti culturali lucchesi dei primi del ‘900 – scomparso il 15 agosto 1921 a san Martino in Alpe, comune di Castiglione di Garfagnana.
Alfredo Caselli è stato il proprietario dell’antico caffè in via Fillungo chiamato popolarmente “Caffè Carluccio”, oggi “Caffè Di Simo”, ereditato dal padre Carlo Caselli è diventato tempio culturale e centro di ritrovo di molti artisti di spicco degli inizi del secolo scorso. Caselli, da vero mecenate, si avvicina agli ambienti culturali e instaura numerose amicizie con gli autori più importanti di tutta Italia, come Giovanni Pascoli e Giacomo Puccini.

A presentare iniziative di Fondazione banca del Monte di Lucca sono Andrea Palestini, presidente di Fondazione banca del Monte di Lucca, Ilaria Vietina, assessore del Comune di Lucca con delega alle politiche formative e alla continuità della memoria storica, Teresa Leone, consigliera della provincia di Lucca con delega alla rete scolastica provinciale, Alessandro Dami, presidente della Fondazione Giovanni Pascoli, Pietro Paolo Angelini, ideatore e promotore dell’iniziativa e presidente del consiglio di indirizzo di Fondazione banca del Monte di Lucca, Giovanni Battisti Santini in rappresentanza del Comune di Castiglione di Garfagnana e Sara Moscardini, direttrice dell’Istituto storico lucchese sezione di Barga e coautrice insieme ad Angelini del volume su Alfredo Caselli.

“In occasione della Sagra pascoliana del passo delle Forbici, verrà organizzata una celebrazione omaggio al Cippo del Caselli in località Pradaccio – dice Andrea Palestini presidente della Fondazione banca del Monte di Lucca -. L’iniziativa verrà accompagnata dalla presentazione di un volume, curato da Sara Moscardini e Pier Paolo Angelini, in ricordo per il centenario della morte di Alfredo Caselli. La figura di Alfredo Caselli è quella di un grande mecenate, che è riuscito a far incontrare due mondi, il mondo economico e quello culturale, all’interno del proprio locale diventato cuore pulsante della vita e della cultura lucchese”.

Domenica 1 agosto si tiene il primo degli eventi commemorativi. Ricorre infatti la Sagra del passo delle Forbici, festa storica della poesia di Giovanni Pascoli, il passo delle Forbici, ancora oggi è luogo di ritrovo tra gli studiosi e appassionati di Pascoli. Alle 15.30 è in programma la celebrazione della messa, il saluto delle autorità, la lettura e il commento di poesie di Pascoli a cura di Ave Marchi, presidente della Fondazione Paolo Cresci.
Alle 17 il trasferimento al Pradaccio per la ricorrenza della memoria pascoliana sull’Appennino: alle 18 si tiene l’omaggio al “Cippo del Caselli”, il monumento eretto dagli amici lucchesi nel 1924. Dopo il saluto delle autorità e delle associazioni culturali, ci sarà la presentazione del volume di Sara Moscardini e Pietro Paolo Angelini “Caro alle muse e caro al mio cuore. Alfredo Caselli nel centenario della morte”, a cura di Maria Elisa Caproni, bibliotecaria della biblioteca comunale di Barga. Il volume è edito dalla Fondazione banca del Monte di Lucca e dalla Fondazione Giovanni Pascoli.

“Caselli è un personaggio significativo per la nostra città – spiega l’assessora Ilaria Vietina -, ed è una figura che può illuminare il nostro presente perché in grado di unire due mondi diversi. Oggi è necessario riuscire a recepire il dono che ci ha indicato Alfredo Caselli seguire la sua strada sul recupero e il sostegno della cultura”.

“Oggi celebriamo il centenario di Caselli , come rappresentante della Provincia di Lucca ritengo che sia necessario avere uno sguardo ampio su tutto il nostro territorio – dichiara la consigliera della Provincia di Lucca, Teresa Leone -. Alfredo Caselli è stato un importante figlio di Lucca, la comunità riconosce il suo caffè come luogo al centro del mondo culturale lucchese e la sua memoria non deve essere mai abbandonata”.

Alessandro Dami, presidente della Fondazione Giovanni Pascoli ha contribuito alla realizzazione del volume dedicato ai cento anni dalla morte di Caselli: “Alfredo è stato un mecenate di grande rilievo per la città di Lucca, ha appena la quinta elementare come titolo di studio, ma è riuscito a far diventare il proprio bar in via Fillungo uno dei centri culturali più importanti d’Italia. In quegli anni è importante più che mai la partecipazione e la condivisione tra i vari artisti e Caselli è il loro collante. Sono numerose le personalità di spicco che gli erano amiche, con Giovanni Pascoli lo scambio epistolare conta più di 500 tra lettere, cartoline, telegrammi e molto altro”.

“Per il Comune di Castiglione è un vanto avere nel proprio territorio due luoghi molto significativi, il passo delle Forbici e il Ceppo di Caselli – aggiunge il consigliere Giovanni Battista Santini rappresentante del Comune di Castiglione di Garfagnana -. La comunità vive queste iniziative nel pieno rispetto delle tradizioni, sperando di coinvolgere i giovani, per fargli scoprire il mondo della poesia e dell’arte, per poter superare il vuoto culturale che stanno vivendo in questo momento”.

“Caffè Caselli luogo privilegiato della cultura lucchese di fine ‘800 inizi ‘900 – Pietro Paolo Angelini presidente del consiglio di indirizzo della Fondazione banca del Monte di Lucca – Oggi il locali del caffè Di Simo sono chiusi e abbandonati da molto tempo, ma ci sono buone notizie all’orizzonte e auspico che ben presto siano maturate le condizioni per un nuovo contratto d’affitto per poterlo riaprire. Caffè Caselli, oggi caffè di Simo, è stato un luogo di cultura libera, vivace, democratica e autonomo dagli schemi classici. Nell’800 la cultura passa dalle corti reali ai salotti aristocratici, alla fine del secolo, la cultura diventa popolare e passa tra le vie delle città, pensiamo ai boulevard francesi o ai locali spagnoli. Anche a Lucca la cultura diventa popolare e questi incontri tra artisti, fino agli anni ’20 del ‘900, avvengono al caffè di Alfredo Caselli”.

“Il titolo del libro Caro alle muse e caro al mio cuore. Alfredo Caselli nel centenario della morte, un’espressione che non è casuale, ma sono le parole che Giovanni Pascoli dedica al Caselli e indica il rapporto stretto che si era instaurato tra di loro – precisa Sara Moscardini, direttrice dell’istituto storico lucchese -.Caselli è un personaggio atipico e straordinario, nelle pagine di questo volume abbiamo cercato di ricostruire chi fosse l’uomo dietro il mecenate. Abbiamo inserito molte immagini, alcune scattate da Caselli stesso che, come Giovanni Pascoli, era appassionato di fotografia”.

La presentazione del volume è in programma anche sabato 11 settembre 2021 alla Fondazione Ricci di Barga e giovedì 28 ottobre 2021 alla biblioteca statale di Lucca.

Le iniziative sono sostenute da Fondazione banca del Monte di Luca in collaborazione Giovanni Pascoli – Barga, Comune di Castiglione di Garfagnana, Fondazione Ricci – Barga, biblioteca statale di Lucca e con il patrocinio della Provincia di Lucca, Comune di Lucca, Comune di Barga, Comune di Castelnuovo Garfagnana, Unione dei Comuni della Garfagnana, Comune di Frassinoro, Comune di Villa Minozzo, Ufficio scolastico territoriale di Lucca e Massa Carrara, Miur, Fondazione Paolo Cresci, Pro Loco di Castiglione di Garfagnana, Pro Loco di Castelnuovo, associazione “Amici del Liceo” e dell’Isi Garfagnana, Istituto storico lucchese – sezione di Barga, associazione culturale Amici del Machiavelli, Accademia del Frignano “Lo Scoltenna”; la pubblicazione del libro vede il contributo anche della Fondazione Giovanni Pascoli.

Chi era Alfredo Caselli – scheda biografica e commento a cura di Pietro Paolo Angelini
Nato a Lucca l’8 dicembre 1865, dieci anni dopo il Pascoli, la famiglia paterna era di origine contadina e proveniva da Pieve Santo Stefano, paese sulle colline a nord della città di Lucca. Il padre, droghiere, era divenuto proprietario di un antico caffè, situato nel centro di Lucca, in via Fillungo, chiamato popolarmente dal suo nome “Caffè Carluccio”, oggi “Caffè Di Simo”.

Le buone condizioni economiche familiari gli permisero di dedicarsi alla cultura, di stringere amicizia con scrittori e artisti e di essere un grande mecenate nella realtà culturale lucchese di fine Ottocento e inizio Novecento. Nel suo caffè si incontrarono gli artisti più importanti del tempo (Alfredo Catalani, Libero Andreotti, Giacomo Puccini…). Nell’ accogliente casa, posta sopra il caffè, ospitò più volte oltre a Pascoli perfino Zita di Borbone-Parma con la madre e il fidanzato, il futuro imperatore Carlo I d’Asburgo. Fu amico intimo di Giacomo Puccini oltre che di Giovanni Pascoli, nonché dei maggiori artisti, scrittori, compositori e giornalisti del tempo. Fu un simpatizzante del movimento socialista.

Alcide Rossi scriveva: “Mezzo artista e mezzo mercante… Per avidità di apprendere, aveva viaggiato in Russia, Inghilterra ed in Oriente… Caratteristica inconfondibile era la sua figura fisica: eretto nella persona, barbetta bionda da giovane, vestiva con elegante proprietà, amava le belle cravatte sul cui nodo spiccava una vistosa spilla d’oro… D’estate portava una fine e leggera paglietta…”. Persona intelligente, fine, colta, signorile, ‘un gentiluomo di città’, come lo definiva il Pascoli; aprì una fabbrica di caramelle, i famosi ‘chicchi’ e, successivamente, acquistò, sia pure con scarso profitto, delle cave di marmo sulle Alpi Apuane. Ritiratosi dal commercio prima dell’inizio della guerra mondiale, cercò con le limitate disponibilità economiche di condurre una vita signorile fino alla morte giunta in condizioni tragiche il 15 agosto 1921 in località Al Prataccio, a due chilometri da San Pellegrino in Alpe, in alta Garfagnana, dove, a partire dal luglio 1901, si recava ogni anno in estate sotto una tenda militare e dove incontrava gli amici lucchesi e gli amici di Giovanni Pascoli.

Racconta Alcide Rossi che in quella località “… sul crinale montuoso tra la Garfagnana ed il Modenese, davanti alle Panie che si stagliano nell’azzurro, soleva trascorrere solo, sotto la sua tenda, divenuta famosa, a tu per tu con la natura, alcuni mesi dell’estate. Si cibava soprattutto di latte, di ricotta e di buon pane casalingo che ogni mattina scendeva a prendere in una baita non distante dalla sua tenda. La sua vita somigliava a quella di un antico anacoreta e di un poeta primitivo di albe e di tramonti, in cerca di pace e d’oblio… Durante la notte, in camicia da notte, con un lume in mano, in compagnia del suo cane, passeggiava per il bosco… Sembrava, dicevano, un fantasma, tanto che alcune donnette, superstiziose, le prime volte lo scambiarono per l’anima di San Pellegrino in cerca del compagno San Bianco…”. Lo scolopio Ermenegildo Pistelli così annunciò la morte del Caselli nella rivista ‘Marzocco’: “Era un’anima candida, innamorata della bellezza in ogni forma… devoto amico di cento artisti per i quali la sua casa era sempre aperta … Sentimmo … quanto bene può fare un’anima semplice ed ardente pur senza studi, senza titoli, senza uffici, senza pubblicazioni…”.

In questa ricorrenza facciamo nostre le parole di Guglielmo Lippi scritte nel necrologio “perché è un dovere che chi non sa e chi non ha mai voluto sapere, sappia infine chi era Alfredo Caselli”, il grande mecenate della cultura lucchese. È un dovere quindi recarci il 1 agosto al Pradaccio di San Pellegrino per rendere omaggio al Cippo che gli amici vollero eretto nel 1924 nel luogo dove Caselli poneva la sua tenda e dove aveva perso la sua vita, cippo adornato con un fregio bronzeo di Leonardo Bistolfi raffigurante il mecenate e con i famosi versi del Pascoli a lui dedicati nell’Ode ad Alfredo Caselli.

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