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Restaurata una rara meridiana babilonese a Badia di Cantignano grazie alla Fondazione Bml

In cantiere la prossima apertura del sito al pubblico. Il sindaco Menesini: "Un traguardo di alto livello culturale in favore del progresso dell'intera società"

Un raro esemplare di orologio babilonico, conservato insieme ad altri sette quadranti solari, nel chiostro della Badia di Cantignano, a Capannori. E’ il sorprendente tesoro del Giardino delle meridiane, il sito scoperto dal ricercatore Tullio Della Togna, a cui si deve, insieme alla Banca del Monte di Lucca, il restauro di uno dei due quadranti babilonici presenti.

restauro meridiana Badia di Cantignano

A presentarlo alla stampa, oggi (7 settembre 2021) sono intervenuti il sindaco di Capannori, Luca Menesini che ringrazia Tullio Della TognaPer aver avviato questo percorso di restauro con passione – afferma il sindaco – Il nostro territorio ci regala gioielli frutto del lavoro di secoli dei nostri predecessori. Quello di oggi è un piccolo traguardo di grande significato e di alto livello culturale e di conoscenza, che ci riporta nel passato, ai tempi della passione per la cura degli immobili cittadini. Siamo in un cortile che esprime dopo tantissimi anni la stessa serenità e grazia con cui è stato concepito. Il sapere è per tutti e per il progredire della società, per questo ringrazio in particolare chi ha permesso la condivisione di ciò con tutta la cittadinanza, fra cui la Fondazione Banca del Monte di Lucca che ha sostenuto questo progetto”.

Partecipare a questo evento con un piccolo intervento di dimensioni economiche, in un luogo dalla sedimentazione millenaria è un onore per noi, e rappresenta il coronamento della nostra missione – spiega il presidente della Fondazione Banca del Monte Andrea Palestini, presente insieme a Oriano Landucci (già presidente della Fondazione Banca del Monte di Lucca, aveva avviato il progetto di recupero) – Ringrazio chi ha avuto la curiosità di riscoprire e portare alla luce questo sogno, l’associazione la Sorgente e Tullio Della Togna”.

“Ricordo la prima volta che Tullio mi ha descritto questo progetto, un vero e proprio libro di arte e storia di cui mi innamorai subito, anche per la sua collocazione a Badia di Cantignano – dice Landucci – Siamo molto contenti di aver promosso la conoscenza, la conservazione e la valorizzazione del bello e del bene. Ma il merito principale della sua riuscita è di Tullio”

Principale promotore del restauro del quadrante solare babilonico, il ricercatore racconta la “Sfida che ha rappresentato l’intervento. Si sono intrecciate diverse competenze sia in campo artistico che scientifico, in un vero e proprio scambio di conoscenze dai risultati ottimi”.

Considerazioni condivise da Ilaria Boncompagni, funzionario della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca e Massa, che ha diretto il restauro. “Ho seguito in prima linea i lavori, iniziati con l’approfondimento della conoscenza sugli oggetti, per poi passare in un secondo momento all’attività di restauro. C’è stato un forte interesse preliminare alla storia, alla materia e al vissuto del contesto culturale”.

Quello di Badia di Cantignano a Capannori, la cui bellezza “Rivela le grandiose capacità dell’essere umano – prosegue il parroco Don Emanuele Andreuccetti –  Ringrazio tutte le istituzioni, la comunità di Badia e gli abitanti del chiostro, che offrono la loro proprietà per valorizzare le otto meridiane che ci circondano, fra cui quella appena restaurata. Speriamo in futuro di poter aprire questo luogo al pubblico”.

Direzione in cui si muove la stessa soprintendenza archeologica di Lucca, come spiega Ilaria Boncompagni: “Il chiostro di Badia di Cantignano diventerà un percorso di studio e culturale”. Uno spazio per turisti e studenti, quindi, dal grande valore scientifico convalidato dallo stesso museo Galileo Galilei di Firenze, che lo inserirà a breve nella lista dei suoi siti di interesse. Ad annunciarlo Tullio Della Togna, che aggiunge inoltre l’intenzione di lavorare a un nuovo progetto, Il Borgo delle Meridiane, “Data la presenza di molte altre meridiane nella zona, fra cui una in marmo a Coselli e un’altra a metà fra Badia e Guamo”.

Presente alla presentazione del quadrante solare babilonese anche Carlo Paoletti, presidente dell’associazione La Sorgente beneficiaria del contributo, Filippo Bedini, proprietario dell’immobile si cui è allocato l’orologio, il restauratore Lorenzo Lanciani e Mimma Paradisi, in rappresentanza dei Custodi della città, che ha ricordato il fondatore e presidente Francesco Petrini. “Uno degli ultimi interessi di Lorenzo – dice la Paradisi – era proprio rivolto a queste meridiane. Vi porto il saluto di tutta la sua famiglia”.

Conclusi i saluti istituzionali, il ricercatore e promotore del restauro, Tullio Della Togna, ha spiegato i dettagli dell’opera e il percorso di restauro.

L’opera restaurata è molto particolare proprio perché usa il sistema orario babilonico, un metodo di misurazione oraria usato prevalentemente in Oriente. In Italia è molto raro vedere meridiane babiloniche (questo il nome più comunemente utilizzato per gli orologi solari, anche se per meridiana si intende solo lo strumento che indica il mezzogiorno).  Presumibilmente del XVIII secolo, questi orologi si trovano tutti sulle pareti del chiostro del palazzo detto delle cento finestre, ex villa Buonvisi.

Come mai così tante meridiane in un solo chiostro? “È possibile – sostiene Della Togna – che il motivo sia legato al la vite precedenti del fabbricato che si trova alle pendici delle colline tra Lucca e Pisa ed è stato abbazia benedettina, poi camaldolese, infine residenza nobiliare. Sono chiaramente visibili otto quadranti: quattro sulla parete del chiostro rivolta a Sud e quattro sulla parete rivolta a ovest. Due conservano lo gnomone, lo stilo che proietta la sua ombra sul quadrante, un terzo ne ha una parte. I quadranti sono quadrati con lato approssimativamente di 1,7 metri per tutti ad eccezione del numero quattro, che misura due metri circa; sono allineati tra loro, hanno tutti uno sfondo bianco”.

“L’orologio solare babilonico – aggiunge Della Togna – ha la caratteristica di indicare quante ore sono passate dal sorgere del sole, quindi se segna le tre, significa che il sole è sorto tre ore prima. Si chiama a ore babiloniche perché sembra che fosse in uso a Babilonia e comunque in Oriente. Questo sistema era adoperato nei secoli XIV-XVIII e in Italia ha avuto una scarsa diffusione, per questo è raro vederne uno. In questo orologio, il giorno è diviso in 24 ore uguali e si comincia il conteggio dal sorgere del sole. La cosa interessante è si adegua ‘automaticamente’ al sorgere del sole, anche se questo varia col variare delle stagioni. È chiaro che il mezzogiorno locale cade a ore diverse dopo l’alba, secondo le stagioni. Per esempio, in inverno avviene dopo un numero inferiore di ore che in estate. Quest’orologio solare presenta una linea verticale a destra dello gnomone, quando l’ombra della punta dello gnomone stesso è su questa, significa che il sole è sul mezzogiorno locale”.

Il quadrante 8 babilonico, oggetto del restauro, dopo quasi tre secoli “funziona” ancora perfettamente, con una piccola differenza di qualche minuto che potrebbe derivare dalla consunzione dello stilo dovuta alla ruggine: “Un errore di questa proporzione rientra ampiamente nelle tolleranze – commenta Della Togna -. Bisogna pensare che questi quadranti siano stati disegnati basandosi solo su misurazioni di tipo astronomico e con elaborazioni di trigonometria”.

Il Palazzo delle cento finestre

“Le prime notizie di questo palazzo risalgono al 600-700 d.C., e di quest’antico edificio si trovano tracce nei muri delle cantine attuali – spiega Della Togna facendo riferimento al testo “Mille Pietre di Storia” di don Pasquale Picchi – Era un’abbazia benedettina, i monaci furono molto attivi nel bonificare il territorio oltre che preservare e diffondere la cultura classica con la conservazione dei testi antichi. Nei primi anni del 1100 subentrano i monaci Camaldolesi che ricostruirono e ampliarono la Badia; la seconda ricostruzione fu portata a termine nel 1277. Le guerre continue tra pisani, genovesi, lucchesi e Fforentini nei secoli XIII, XIV, XV investirono anche questo territorio danneggiando l’edificio camaldolese. Nel 1434 il priore, in una visita sul posto, si rese conto dello stato di degrado in cui versava il fabbricato e ne decise la rinascita. Fu abbandonata la pianta benedettina con chiostri chiusi e ne fu progettata una molto più ariosa a forma di Elle, come noi la vediamo oggi. Nella seconda metà del XV secolo anche i camaldolesi lasciarono l’abbazia. Il 9 giugno 1544, l’imponente struttura cessò la sua funzione religiosa e divenne il ‘palazzo delle cento finestre’. I nuovi usufruttuari erano i Gigli, una ricca famiglia di mercanti Lucchesi, che la trasformarono nella loro villa di campagna. La villa passò poi nelle mani di diversi proprietari, fino ai Buonvisi, che la utilizzarono fino all’incamerazione da parte del governo napoleonico. La signora Bianca Buonvisi (da non confondere con Bianca Teresa Massei) ricomprò poi il palazzo per donarlo all’ospedale civile (la Quarquonia). Il fabbricato era piuttosto degradato, tanto che il demanio ne decise la vendita in lotti. Fu sede di una scuola elementare fino al 1966, e vi sono state anche una trattoria, un cinema e diverse botteghe di artigiani.

Gli orologi solari della villa Buonvisi

Intorno al 1700 i Buonvisi dettero un’impronta decisamente nobiliare alla villa di Badia di Cantignano, con i lavori menzionati nel libro di Pasquale Picchi – richiama Della Togna – Nel 1745 non c’è nessuna descrizione di orologi solari da parte del pittor sassone. Possiamo ipotizzare, quindi, che i quadranti solari siano stati realizzati intorno al 1760, infatti, notiamo che in quel di Lucca e dintorni, furono realizzati molti orologi solari e meridiane, di cui conosciamo con certezza la data di costruzione. Esplose una vera e propria moda che può aver contagiato i proprietari della villa di Badia di Cantignano. Infatti, questi orologi solari arricchivano il giardino, perché aggiungevano una nota di eleganza, inoltre, denotavano la cultura raffinata dei proprietari”.

 

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