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No al maltrattamento genetico: grido di allarme per i cani brachicefali nella tesi di Rebecca Fanucchi

La studentessa lucchese ha condotto un’indagine tra i proprietari di bouledogue francesi sulla consapevolezza della sindrome di ostruzione delle vie respiratorie

Dalla conoscenza alla consapevolezza del problema. È questo il salto di sensibilità che con la sua tesi Rebecca Fanucchi auspica nei confronti di chi, scegliendo il proprio amico a quattro zampe, ha prediletto una razza brachicefala. Sì, perché questi cani dal musetto schiacciato, gli occhi grandi e le espressioni buffe che ricordano quelle di un neonato, sono solo un’invenzione dell’uomo, il risultato di un ripetuto maltrattamento genetico verso animali predisposti alla sindrome ostruttiva delle vie aeree superiori che, per tutta la vita, faticano a respirare.

Ma i sessantuno proprietari di bouledogue francesi che hanno partecipato all’indagine condotta dalla dottoressa Fanucchi, purtroppo, pur conoscendo queste sofferenze, a precisa domanda confermano nell’83,6 per cento dei casi che sceglierebbero di nuovo quella razza di cane, legittimando di fatto gli allevatori a perpetrare questa manipolazione. Una fotografia inquietante del rapporto uomo-animale che venerdì scorso (28 gennaio) alla studentessa e attrice lucchese è valsa un 110 con lode in tecniche di allevamento animale ed educazione cinofila.

laurea rebecca fanucchi caneLa laurea di Rebecca Fanucchi

Con un filo d’aria: la sindrome brachicefalica e la consapevolezza dei proprietari dei cani brachicefali, questo il titolo della tesi, è stata condotta con la supervisione interna del professor Angelo Gazzano e quella esterna della professoressa Luciana Camarda dell’ateneo pisano, dipartimento di scienze veterinarie.

La selezione delle razze canine che insegue canoni estetici anziché funzionali genera animali non in salute e problematici: di fatto viene trascurato il benessere biologico del cane, le sue attitudini, la sua indole, l’integrità riproduttiva, la capacità fisica, allo scopo di raggiungere obiettivi esteriori fittizi e non utili alla buona conservazione della specie. Un fenomeno che, come mette in luce Rebecca Fanucchi, si origina dall’incultura degli allevatori improvvisati, che redigono standard di razza senza competenze scientifiche di genetisti e medici veterinari, favorendo così il riprodursi di specifiche e dannose patologie.

laurea rebecca fanucchi cane

Il problema, come sempre in questi casi, è il mercato: la richiesta di razze brachicefale, per i tratti somatici che cani come i bouledogue francesi presentano in comune con quelli di un neonato, è aumentata in modo esponenziale negli ultimi anni. La tesi di Fanucchi evidenzia la propensione degli umani all’accudimento dei cuccioli: d’altronde è noto che quella umana è una specie che genera una prole in tutto dipendente dal genitore per i primi anni di vita. In sintesi, se il cane ‘somiglia’ a un pacioccoso bambino, il proprietario proverà una maggiore soddisfazione sociale e psicologica.

Tra le razze canine con queste caratteristiche esteriori ci sono i molossoidi di piccola taglia, brachicefali, come il carlino, lo shih tzu, il bulldog inglese, il bouledogue francese, ma anche il boxer. E sono proprio questi i cani soggetti alla Baos, acronimo con il quale è identificata la sindrome ostruttiva delle vie respiratorie. Si verifica infatti un accrescimento delle ossa della testa in larghezza, ma non in lunghezza: i tessuti molli non sono ridotti in modo proporzionale, con il risultato che palato, lingua e faringe sono enormi rispetto alle ossa che li devono contenere. Una condizione che provoca una serie di anomalie che ostacolano il passaggio dell’aria, con tutti i sintomi che ne conseguono e gravi episodi di dispnea.

No, non è buffo che il bouledogue francese russi o abbia il fiatone fatti pochi metri. È una condizione di sofferenza, di naso chiuso e laringe collassata, che fa letteralmente passare un solo filo d’aria – quello che dà il titolo alla tesi di Rebecca Fanucchi. Ogni respiro, per questi cani, è dolore: il maltrattamento genetico può essere interrotto: occorrono, però, consapevolezza e il coraggio di compiere scelte etiche.