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‘La signorina Else’ chiude la stagione di prosa del teatro Jenco di Viareggio

Appuntamento sabato (21 maggio) alle 21

Sarà La signorina Else, spettacolo teatrale tratto dall’omonima novella di Arthur Schnitzler a chiudere la stagione di prosa del Teatro Jenco di Viareggio sabato (21 maggio) alle 21.

A interpretare la ragazza di buona famiglia vittima di una società gretta e perbenista sarà l’attrice Martina Benedetti, per la regia di Andrea Buscemi. Attraverso il monologo interiore di Else – messa di fronte alla necessità di prostituirsi per salvare il padre dal suicidio e la famiglia dallo scandalo della bancarotta – Schnitzler critica impietosamente la società viennese dell’epoca, in un testo che tuttavia si mostra sorprendentemente attuale evocando le pressioni e la violenza dei benpensanti di ogni tempo.

“Nei singoli uomini non si è verificata la benché minima trasformazione, non è accaduto altro se non che diverse inibizioni sono state spazzate via e che ogni specie di mascalzonate e furfanterie possono essere commesse oggi con un rischio relativamente minore, in ogni senso sia morale che materiale, di quanto non accadeva in passato. Inoltre si parla un po’ più di cibo e di denaro.” Così Arthur Schnitzler descriveva, nel 1924, la sua epoca, difendendo La signorina Else dalle critiche di coloro che la consideravano un’opera appartenente a un mondo “finito e sorpassato”. In realtà, la vicenda della giovane donna, ospite della zia nel Grand Hotel di San Martino di Castrozza, che per salvare il padre dalla rovina economica deve mostrarsi nuda a un vecchio conoscente, è quanto mai sintomatica della lotta della dignità umana contro il potere del denaro.

Else è una giovane borghese; il padre ha il vizio del gioco e rischia spesso l’arresto. Il laido signor von Dorsday, amico del padre di Else, accetta di salvarlo dai debiti e di spedire il denaro a condizione che Else gli si mostri totalmente nuda. Le tematiche si dischiudono come scatole cinesi: la famiglia, che con la ragazza si rapporta in modo opportunistico e meschino; la condizione femminile; la frivolezza e la superficialità della borghesia viennese che, nel momento in cui Else non riuscendo più a sopportare la pressione si presenta nuda nella hall dell’albergo dopodiché delira e sviene, non si preoccupa minimamente della sua salute e delle sue motivazioni ma soltanto dello scandalo: la stessa società incapace di autocritica che radiò Schnitzler dall’esercito, turbata dai suoi racconti invece di ammettere e affrontare i problemi della società del tempo.

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