L'approfondimento
|Il colore che influenza l’anima, in San Cristoforo la mostra di Alberto Silvestri e Nicola Luporini
A colloquio con i due artisti impegnati fino a sabato (10 maggio) in una esposizione nello spazio espositivo gestito dall’Ucai
Si può pensare che il colore abbia la forza di essere un linguaggio che quando si lega a paesaggi o persone ed elementi figurativi sulla tela riesce a dare libertà e espressione alle emozioni più intime.
Anche per questo diventa un’occasione unica per vedere insieme alcuni dipinti di due validi artisti lucchesi che si cimentano in un’imperdibile mostra dove come ci ricorda il titolo dell’esposizione ripresa da una celebre frase del noto pittore precursore dell’astrattismo Wassily Kandisky Il colore è un potere che influenza direttamente l’anima.
C’è ancora tempo per visitare fino a sabato (10 maggio) all’Ucai nella chiesa di San Cristoforo (via Fillungo 6, sede Ucai Lucca) la mostra a ingresso libero di Alberto Silvestri e Nicola Luporini che è aperta i giorni feriali dalle ore 16,30 alle 19,30 mentre i festivi dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 16,30 alle 19,30.
Silvestri, classe 1955, sin da fine anni Settanta inizia a mostrare interesse e ad impegnarsi come autodidatta verso il mondo della fotografia. Negli ultimi anni sente la necessità di dedicarsi anche alla pittura, prediligendo la tecnica del colore a olio su tela. I primi soggetti dei suoi quadri sono le nature morte e poi vira verso la rappresentazione del paesaggio.
“Da qualche tempo – mette in luce Silvestri – mi sto dedicando alla pittura. Non ho abbandonato però la fotografia che fra l’altro utilizzo ancora spesso anche per prendere appunti visivi per i miei dipinti. Fra i miei soggetti preferiti la campagna lucchese, le sue colline, i boschi, le radure, le aree coltivate e le zone limitrofe come le Pizzorne o Vecchiano sulla foce del Serchio. Ma anche particolari che ho vicino casa e che mi emozionano di Pozzuolo, Meati o Gattaiola o una casermetta delle Mura. Per questo sono esposti qua dipinti a me anche cari avanti soggetti come il laghetto di villa Rossi a Vicopelago, l’Ozzeri o un terreno coltivato in prossimità del lago della Gherardesca”.
L’ultima mostra di Silvestri, sempre sullo stesso tema, l’ha svolta tre anni fa al chiostro di Santa Caterina. “La mia – dice l’artista – è una pittura semplice dove importante in ogni stagione è il ruolo della luce. Le cose le vedo, cerco di ricordarmi la luce ma anche le ombre. Con talvolta il contrasto o i giochi fra luci e ombre. Mi diverto molto ad andare all’aperto, en plein air”. Ammirando anche le opere di Nicola Luporini, possiamo vedere anche come un altro protagonista fondamentale di questa mostra sia il realismo che entrambi hanno messo in esposizione. Luporini ricordiamo riscopre il disegno durante gli anni del Covid prima di riprendere tre anni fa a fare pittura a cui si era avvicinato a circa 20 anni. Importante anche la sua esperienza al Conservatorio musicale Luigi Boccherini di Lucca dove si diploma in pianoforte. Nel suo percorso di studio, frequenta il liceo artistico, sezione tecnica di Architettura. Decisivi i cinque anni di storia dell’arte dove pratica anche disegno dal vero.
“Per l’occhio – rivela Luporini – questa è stata un’esperienza fondamentale come lo sono stati gli anni dove sono vissuto. Aver frequentato Lucca aiuta l’occhio al bello. Un concetto che amo e ritengo importante un po’ come lo era per il grande Franco Zeffirelli. Lucca è una città con un richiamo forte a quello che è un’iconografia. Senza andare nel metafisico, si può rileggere una visione reale del colore da vedere per esempio in una tensione di un gioco d’ombre e luci in un particolare dell’arco del Nottolini lucchese”.
A questo punto interviene anche Silvestri per una valutazione importante sull’esperienza fatta nell’atelier di Antonio Vignocchi. “Per entrambi – mettono in luce – l’esperienza e i corsi di perfezionamento a contatto con un maestro come Vignocchi sono stati fondamentali. Anche nel realizzare soggetti come nature morte osservando da vicino i soggetti prima di rappresentarli sulla tela. Certe nostre opere per capirle ed ammirarle al meglio vanno viste dal vero. Il mazzo di fiori o il cesto di cachi, di uva o melograni li ho fatti nell’atelier di Vignocchi – aggiunge ancora Luporini – che è stato fondante per la mia esperienza artistica riscoperta circa due anni fa”.
C’è un’armonia, un bilanciamento unico dei colori nella pittura di Luporini. “Certe sfumature con miriadi di variazioni dei colori del soggetto le ho realizzate anche grazie allo studio della scultura romanica. Ritengo – conclude Luporini – che la pittura non debba riprodurre il vero per ciò che è ma debba ricercare degli effetti per avere così il massimo del realismo”.
Gregorio Andreini






