Geopolitica e arte aprono il Festival della Sintesi. Premiati i giornalisti Marianna Aprile e Peter Gomez
La manifestazione si tiene nella chiesa di Sant’Alessandro
Lo splendida architettura romanica della chiesa di Sant’Alessandro ha fatto da scenario agli incontri del Festival della Sintesi, la prima manifestazione italiana dedicata alle brevità intelligenti, ideata da Alessandro Sesti e giunta alla sua decima edizione. Nella giornata di apertura, che si è tenuta ieri (18 giugno) sono stati consegnati i premi Dillo in sintesi riconoscimenti assegnati ogni anno ai migliori esempi di comunicazione rapida e incisiva nel giornalismo e nella televisione. Il premio giornalistico Marcello Petrozziello è andato alla giornalista di La 7 Marianna Aprile, conduttrice del programma In Onda. Vincitore del premio per la televisione è stato il giornalista Peter Gomez, per le inchieste del programma Confessioni, in onda su Rai3.

“Dieci anni è un risultato che ci riempie di grandissima gioia – ha detto Alessandro Sesti -, perché significa che l’idea che avevamo avuto all’inizio era buona e ci sostiene nell’andare avanti. D’altronde in questi dieci anni sono passati tanti personaggi, tanti argomenti, essendo un festival multidisciplinare, perché questo festival ha caratteristiche diverse da altri. Si occupa si, di un argomento specifico, che è la sintesi, però sulla sintesi convergono tutte le attività umane, tutti fanno sintesi, e noi raccogliamo le testimonianze di tutti quelli che hanno questo rapporto con la sintesi. Vogliamo sapere come viene trattato, sviluppato. Ormai sempre di più la comunicazione ha bisogno di asciugarsi nella sua quantità, ma soprattutto in funzione della qualità. Essere brevi è anche facile, ma esserlo in maniera intelligente è molto più difficile e da qui il sottotitolo del festival: le brevità intelligenti”.
In questi dieci anni sono stati tantissimi gli ospiti e i premiati al Festival della Sintesi, Vincenzo Mollica, Sigfrido Ranucci, Fiorello, solo per citarne alcuni.
“Tra gli ospiti il primo che mi viene in mente è, Vincenzo Mollica – ha proseguito Sesti -. Vincenzo Mollica è stato nostro ospite, è stato premiato ed è una persona straordinaria. Mi ricordo eravamo alla chiesa di San Cristoforo, in questi anni abbiamo girato molte location lucchesi. Quell’anno lì c’era lui insieme a Domenico Iannacone, fu una edizione bellissima. Ricordo anche ma l’altro Renzo Arbore, che venne a raccontare la sua storia, perché lui ama raccontare le sue esperienze, e quell’anno lo eravamo all’Orto botanico”.
Oggi il Festival della Sintesi ha trovato alloggio alla chiesa di Sant’Alessandro e negli spazi esterni adiacenti. Una chiesa dall’architettura romanica appena riqualificata.
“Si, noi inauguriamo un nuovo percorso che è quello scelto da Don Lucio Malanca, che intende destinare questa chiesa ad ospitare eventi di rilievo –ha precisato l’ideatore del Festival -. Il fatto di essere stati noi ad essere i primi invitati in questo luogo, ci riempie di orgoglio. Noi praticamente apriamo un percorso che, sono sicuro, sarà molto interessante per tutta la città”.
Il primo incontro della giornata di ieri (19 giugno) dal titolo Il mondo in sintesi. Geopolitica del (dis)ordine post-americano, ha visto l’intervento di Fabrizio Maronta responsabile delle relazioni internazionali della rivista Limes, con un’analisi molto attuale sulle evoluzioni geopolitiche che porteranno ad un nuovo ordine mondiale.

“Stiamo andando verso un mondo che potremmo definire post americano – ha spiegato Maronta -, perché non può e non vuole essere più un soggetto, diciamo così, ordinatore del mondo, nel bene e nel male. Di conseguenza si aprono dei vuoti di potere, in Medio Oriente, nell’est Europa, quindi in Ucraina e a Taiwan. Vuoti di potere che vengono riempiti da altri soggetti, la Cina, la Russia, la Turchia, l’Arabia Saudita, lo stesso Israele. Ognuno a modo suo, o secondo i propri interessi, in molti casi in modo violento attraverso la guerra che purtroppo è tornata anche ai nostri tempi. Perché l’America in questo momento è meno propensa a mettersi al servizio del mondo, ma molto più propensa a conservare e usare selettivamente questo potere per se stessa”.
Ampio spazio alla crisi in Medio Oriente, con la guerra scoppiata tra Israele e l’Iran, con la presenza americana ancora indecisa sull’intervento o meno.

“In Medio Oriente siamo alla resa dei conti tra i due grandi nemici storici, lo stato ebraico e la repubblica islamica dell’Iran – ha specificato Maronta -. Israele, sull’onda dell’ultimo rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica che certificava un livello di arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran a una soglia del 60%, che è molto vicina a quel 90% necessario a fabbricare ordigni nucleari, ha pensato che si fosse aperta una sorta di finestra di opportunità. Israele ha quindi deciso di prendere di petto per la questione iraniana, il che vuol dire riportare indietro il più possibile o idealmente azzerare ed estirpare il programma nucleare e produrre niente meno che un cambio di regime, sfruttando il malcontento per le sanzioni e tutto quanto. E la finestra di opportunità si è aperta perché in questo momento Hamas e Hezbollah, due grandi alleati dell’Iran, sono particolarmente deboli, dal 7 ottobre 2023 dallo scoppio della guerra di Gaza. Gli Stati Uniti in questo momento sono particolarmente ondivaghi nel loro approccio al Medi Oriente e quindi relativamente facili da portarsi dietro in una guerra contro l’Iran, che è quello che sta avvenendo. L’amministrazione Trump prima ha detto di essere contraria a questa guerra, adesso addirittura Trump lancia l’ultimatum all’Iran. Dall’altro lato l’amministrazione Netanyahu ha un interesse politico e personale alla guerra perché ne cimenta la maggioranza che ha al suo interno una destra religiosa avversa all’Iran e lo tiene lontano dai problemi giudiziari”.

Il secondo incontro dal titolo Quando l’arte è sintesie quando la sintesi è arte, ha visto impegnati il critico d’arte Alessandro Romanini in dialogo con lo scultore, noto a livello internazionale, Filippo Tincolini.

“L’arte è sintesi tra vari componenti – ha spiegato Romanini -. C’è una sintesi che deve mettere insieme la creatività, ma anche una capacità realizzativa che spesso, sempre più spesso, passa dalla collaborazione con esperti di vari settori, vetri, marmi, bronzi, chimica, fisica e soprattutto la tecnologia. L’arte diventa sintesi perché spesso riprende quella componente umana che è tipologica a prescindere da confini, politica, cultura, etnologia, etnografia. In realtà l’arte risponde ad un bisogno, che è sempre quello dell’uomo a prescindere dall’etnia, dalla lingua e della cultura. Quindi sintetizza, bisogni, desideri, aspettative e sogni”.
L’artista Filippo Tincolini, ricerca la sintesi tra mondi lontani, come alto artigianato e hi-tech, tradizione e spirito visionario, canoni della scultura classica e ispirazioni pop.

“Significa mettere insieme due concetti estetici, fonderli per creare un glitch, come l’informatica – spiegato Tincolini -. La sintesi del mondo classico, perché noi percepiamo la scultura anche come ricordo, di un frammento, di una rovina, un simbolo, un segno, un graffio, un qualcosa di semiotico che invece ti riporta al contemporaneo. Ecco, queste due sintesi compongono la serie di sculture che sto facendo ultimamente e adesso sto evolvendo questa tecnica su nuovi lidi”

Ultimo appuntamento della serata è stata la consegna dei premi Dillo in Sintesi. Il premio giornalistico Marcello Petrozziello, alla giornalista Marianna Aprile e il premio per la televisione al giornalista Peter Gomez, quest’ultimo presente in collegamento video.

“Grazie per avermi premiata, per avermi portata a Lucca – ha detto Marianna Aprile -. E’ sempre un posto meraviglioso dove passare anche le solo qualche ora in ottima compagnia. Poi sono innamorata dall’idea dietro il Festival, perché la sintesi ogni tanto difetta, quindi celebrarla mi sembra un buon messaggio”.
Lei si sente sintetica?

“Rispondo con una sillaba, ni. In realtà no, lo sono molto poco, sono logorroica e grafomane, però quando serve si fa”.
Ed oggi (19 giugno) il Festival della Sintesi si dedicherà alla poesia e al racconto al femminile. Alle 18 si terrà Pareri editoriali di Pontiggia, a cura della critica letteraria Daniela Marcheschi. Alle 19 assieme al poeta e critico letterario Elio Pecora, che nel suo intervento esplorerà il legame profondo tra l’essenzialità del linguaggio poetico e la capacità di dire molto con poche parole. Alle 21,15 ci saranno I monologhi di Marie Claire, ideati e scritti da Erika Brenna.

Il Festival della sintesi è promosso dall’associazione Dillo in sintesi ed è sostenuto da Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Comune di Lucca, Fondazione Banca del Monte di Lucca e da alcune realtà private come Gruppo Giannecchini, Guidi Gino e Vebex.

