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Grande successo a Camporgiano con i Solisti dell’Orquestra Classica do Centro

In piazza San Giacomo un sodalizio nel nome della lirica che ha bissato la serata in Rocca Ariostesca per il ‘Serchio delle Muse’

Due su due. Il Serchio delle Muse ha bissato ieri sera (9 agosto) il grande successo con i Solisti dell’Orquestra Classica do Centro, stavolta cambiando paese e spostandosi a Camporgiano, in piazza San Giacomo, sotto la vigile presenza della rocca estense, sulla quale sono state proiettate, per l’occasione, le bandiere di Portogallo e Italia in segno di un sodalizio nel nome della lirica.

L’orchestra, fondata nel 2001, ha guadagnato in poco più di 20 anni un importante posto del mondo della musica statale che l’ha resa una realtà professionale di riferimento nel Portogallo centrale. Ma il suo ruolo non si ferma alla semplice esecuzione di concerti; prevede anche conferenze, festival, collaborazioni con istituzioni e accademie ed eventi educativi. Un impegno profondo nella diffusione della musica e della cultura che è valso all’Orchestra la medaglia al merito culturale dal consiglio comunale di Coimbra.

Lo scambio culturale tra la nostra realtà e i musicisti dell’orchestra è stato reso ancor più vivo da una visita guidata che si è tenuta durante la mattina alla Rocca Ariostesca di Castelnuovo di Garfagnana, durante la quale è stato possibile per gli ospiti scoprire un pezzo di storia molto importante per il territorio.

La serata è cominciata con la riproduzione dell’inno nazionale portoghese seguito dall’inno di Mameli, un momento che ha concesso prestigio all’evento, nonché simbolo di benvenuto. 

A portare il proprio saluto Fosco Bertoli, presidente dell’associazione musicale Il Serchio delle Muse, che ha ringraziato il Comune per l’accoglienza, passando quindi la parola al sindaco Francesco Pifferi Guasparini: “Grazie a questi splendidi artisti che ci fanno l’onore di essere qua stasera. Vorrei anche ringraziare il msaestro Luigi Roni, l’ideatore di questo festival, di cui Fosco ha brillantemente preso il testimone – ha dichiarato il primo cittadino –. Il nome è già azzeccato, Serchio delle Muse, che ricorda il nostro fiume, simbolo della nostra valle, cantato da molti poeti come Ariosto nella IV Satira, Ungaretti nei Fiumi e perfino Dante Alighieri lo ha menzionato nel XXI Canto dell’Inferno”.

L’ultimo intervento, prima di lasciare spazio alla musica, è stato quello di Emilia Martins, sovrintendente dell’Orquestra do Centro: “Vi ringrazio per questa accoglienza commovente, con la bandiera, l’inno e questo calore eccezionale”.

Il maestro Massimo Salotti, oltre ad esibirsi brillantemente al pianoforte, ha presentato i brani, uno per uno, guidando il pubblico attraverso alcune delle arie liriche, e non solo, che hanno fatto la storia. Dalle celebri melodie di Giacomo Puccini, autore a noi vicinissimo, a Pietro Mascagni, in ricordo degli 80 anni dalla scomparsa, anch’esso un’eccellenza toscana, passando per Giordano, Cilea, Leoncavallo. Tutti eccellenti rappresentati del verismo musicale, diffuso nell’800, con l’intento di illustrare la realtà e le vicende umane, strettamente legato al movimento letterario, a tal punto che una delle opere più celebri di Pietro Mascagni, La cavalleria rusticana, si basa proprio su una novella di Verga.

Il maestro Salotti è stato in grado di ricreare un itinerario tra tutte queste composizioni, narrandone le storie tra amori finiti, epiloghi tragici e sentimenti profondi permettendo di comprendere che anche opere scritte un secolo fa sanno ancora parlare ai nostri cuori. Tutti noi abbiamo provato il dolore di Santuzza, interpretata in maniera impeccabile dalla soprano Alessandra Meozzi, che vede l’uomo amato scegliere un’altra donna; la medesima sofferenza di Canio, a cui il tenore Alessandro Fantoni ha abilmente prestato la voce, costretto a sorridere di fronte ad una tremenda delusione d’amore che lo porterà a compiere un omicidio.

Tutte storie in grado di suscitare in noi tenerezza, come quella che è inevitabile provare per Suor Angelica che, dopo aver appreso della morte del figlio, si toglie la vita, un atto disperato, ma così materno che viene perdonato dalla Madonna stessa. Una giovane donna costretta al convento e turbata dal pensiero di non aver mai potuto amare il figlio illegittimo che le è stato impedito di crescere “tu sei morto senza sapere quanto t’amava questa tua mamma”.

Tutte storie che, grazie a musicisti straordinari, hanno raggiunto i cuori dei presenti, in una splendida serata d’estate scandita da melodie immortali.

Il programma ha anche esplorato un compositore portoghese poco conosciuto in Italia. Massimo Salotti ha spiegato il motivo di questa scelta: “C’è stato uno scambio tra Italia e Portogallo, noi abbiamo trasmesso la bellezza dei nostri autori e così abbiamo anche voluto omaggiare un grande nome portoghese: Fragoso”. Il maestro ha così eseguito al pianoforte due Preludi, numero 4 e 5, del compositore scomparso prematuramente a soli 21 anni, che è riuscito a conquistarsi l’amore del pubblico grazie alle sue melodie dolci e malinconiche.

I musicisti dell’Orquestra do Centro hanno voluto anche omaggiare un grande maestro di musica cinematografica, Ennio Morricone, con un arrangiamento scritto da loro di una delle colonne sonore più celebri nella storia del cinema: Nuovo Cinema Paradiso, eseguita con grande talento e passione.

Il concerto si è concluso con due capolavori di Ernesto De Curtis eseguiti dai due cantanti Meozzi e Fantoni: il primo Torna a Surrientoche narra dell’amore per le proprie radici, per quel posto nel mondo che, nonostante la distanza, rimane casa e, il secondo, Non ti scordar di me in cui viene espressa la nostalgia per un amore lontano e la volontà di non essere dimenticati.

Gli spettatori si sono alzati in piedi per applaudire i musicisti d’eccellenza che hanno regalato a Camporgiano una serata magica all’insegna di musica meravigliosa e hanno chiesto a gran voce un bis, accontentati in questa richiesta dall’esecuzione della celebre canzone O sole mio molto apprezzata da tutti.

Alla fine è avvenuto l’usuale scambio di omaggi, un gesto semplice ma carico di significato, a degna conclusione di una serata che ha permesso l’incontro fra due paesi distanti, ma resi più vicini dal linguaggio universale e intenso offerto dalla musica, colei che parla dove le parole non servono più.